Davide Boni, presidente del consiglio regionale lombardo

Il presidente del Consiglio Regionale della Lombardia, Davide Boni, della Lega Nord, è indagato dalla procura di Milano per corruzione. Ma i soldi, per un totale di circa un milione di euro, potrebbero essere finiti nelle casse del partito di Umberto Bossi. L’indagine per presunte tangenti in campo urbanistico è condotta dai pm Alfredo Robledo e Paolo Filippini che hanno fatto notificare all’esponente del Carroccio un avviso di garanzia.  Inquisiti anche un suo stretto collaboratore, Dario Ghezzi, per concorso in corruzione, e l’immobiliarista Luigi Zunino. A quanto emerge, l’inchiesta riguarda una serie di irregolarità nelle concessioni per aree edificabili, aree commerciali e immobili.

E’ l’ennesimo caso di presunto malaffare che colpisce l’amministrazione regionale di centrodestra retta da Roberto Formigoni. “Se fossero dimostrati degli atti dannosi nei confronti di Regione Lombardia, ci costituiremmo parte civile, come parte lesa”, ha detto il governatore. Che comunque ha aggiunto: “Mi auguro che Boni riesca presto a dimostrare la sua totale estraneità. E’ chiaro che seguiamo e seguiremo con attenzione l’evolversi delle vicende, ma vale il principio della presunzione di innocenza fino a giudizio emesso”. Quanto a eventuali dimissioni di Boni dalla presidenza del consiglio, Formigoni afferma: “Lascio a lui la valutazione”.

“Boni e Ghezzi utilizzavano gli uffici pubblici della Regione come luogo di incontro per concludere accordi nonché per la consegna dei soldi”, scrivono i pm Robledo e Filippini nel decreto di perquisizione. E stimano un giro di tangenti per circa un milione di euro, tra date e promesse, “girate” tra il 2008 e il 2010, anche se si sarebbero verificati episodi più recenti. Una parte delle mazzette, secondo gli inquirenti, potrebbe essere andata a  finanziare la Lega. I pm prefigurano una sorta di sistema finalizzato non all’arricchimento personale di chi intascava le tangenti, ma a foraggiare il partito.

Il grosso del denaro sarebbe stato utilizzato per “esigenze del partito”, mentre alcune mazzette di importo minore, secondo l’accusa, sarebbero state dirottate da Boni e Ghezzi ad altri esponenti della Lega per essere utilizzate nell’attività politica. Le tangenti sarebbero state pagate sempre in contanti e di conseguenza dei soldi “non è rimasta traccia”. Ma i pm giudicano “pienamente provato” il coinvolgimento di Boni e Ghezzi perché certificato da cinque verbali d’interrogatori resi da indagati e dalle intercettazioni. Tra questi, a quanto trapela, un compagno di partito di Boni, il consigliere provinciale Marco Paoletti.

Gli imprenditori Francesco Monastero, attivo nel settore della costruzione dei centri commerciali, e Luigi Zunino, sempre secondo l’accusa, avrebbero versato o promesso tangenti per ottenere agevolazioni nella realizzazione di opere. A intermediare, in una prima fase, sarebbe stato l’architetto Michele Ugliola. Quando quest’ultimo è finito sotto inchiesta, quindi “bruciato”, i passaggi di denaro sarrebbero avvenuti direttamente, nella segreteria di Dario Ghezzi. Nell’ambito di questa indagine una tranche, relativa a episodi che coinvolgono il comune di Sesto San Giovanni, è stata trasmessa a Monza.

Gli indagati sono otto: Davide Boni, Dario Ghezzi, Luigi Zunino, Francesco Monastero, l’architetto Ugliola, il cognato di quest’ultimo Gilberto Leuci, l’ex assessore al Comune di Cassano d’Adda e attuale consigliere provinciale della Lega Marco Paoletti e l’ex sindaco di Cassano d’Adda Edoardo Sala.

Il coinvolgimento di Boni, infatti, deriva da una precedente  inchiesta su presunte tangenti che ha toccato i vecchi amministratori del Comune di Cassano D’Adda, in provincia di Milano. Inchiesta che aveva portato all’arresto dell’allora sindaco Sala. A dare impulso al nuovo filone investigativo sarebbero state una serie di dichiarazioni rese agli inquirenti dall’architetto Ugliola, coinvolto anche nel caso Montecity-Santa Giulia.  Le accuse al presidente del Consiglio regionale lombardo fanno riferimento al periodo in cui rivestiva l’incarico di assessore all’Urbanistica e Territorio della Regione Lombardia, tra il 2005 e il 2010.

Oltre a Ugliola, anche il leghista Paoletti avrebbe tirato in ballo Boni. Sia il presidente del Consiglio regionale lombardo che il suo collaboratore Ghezzi hanno subito perquisizioni operate dai militari della Guardia di Finanza. Quanto all’immobiliarista Zunino, sarebbe stato beneficiario di alcuni interventi urbanistici.

Boni, mantovano, leghista della prima ora,  ha immediatamente dichiarato la sua “totale estraneità” ai fatti contestati, offrendo “piena disponibilità a chiarire la mia posizione”.

Ancora una volta un’indagine per corruzione colpisce la Regione governata da Roberto Formigoni. Nei mesi scorsi sono finiti in carcere i pidiellini Massimo Ponzoni, segretario del Consiglio regionale ed ex assessore, e Franco Nicoli Cristiani, quest’ultimo vicepresidente del consiglio. E vicepresidente del consiglio era anche Filippo Penati, dirigente del Pd anche lui accusato di corruzione dalla Procura di Monza. A Milano è sotto processo per corruzione un altro assessore delle passate giunte Formigoni, Piergianni Prosperini, ex leghista passato ad An, che ha già patteggiato una condanna per lo stesso reato.

Ora tocca alla Lega fronteggiare politicamente un’inchiesta per corruzione. ”Sono aperte tutte le possibilità, ma al momento non c’è alcuna richiesta formale”, afferma il vicepresidente leghista della Regione Lombardia, Andrea Gibelli, a proposito di un’eventuale richiesta di “passo indietro” a Davide Boni. “Spero – ha spiegato Gibelli – che Boni darà informazioni coerenti con quello che ci attendiamo: dopo, come partito, faremo tutte le valutazioni del caso”. Per il resto, mentre  i ‘big’ tacevano (Roberto Calderoli e Roberto Maroni non hanno parlato), la notizia è stata commentata da pochi e in ordine sparso. Oltre a Gibelli, il capogruppo alla Camera, Giampaolo Dozzo, che ha ricordato come una settimana dopo la presentazione dell’emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati sia arrivato un avviso di garanzia al primo firmatario, il deputato leghista, Gianluca Pini. Matteo Salvini ha parlato di “strane coincidenze contro l’unica opposizione”. Ma c’è anche chi, come il segretario della Liga veneta, Gianpaolo Gobbo, ha suggerito a Boni di dimettersi, per difendersi meglio (“Io lo farei”, ha detto).