Il Procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli

L’attacco alla giustizia prosegue anche dopo le dimissioni per Silvio Berlusconi, perché servirà tempo “per eliminare gli effetti nefasti” ed eliminare “le tossine portate in questi ultimi vent’anni nel Paese”. Il procuratore di Torino Gian Carlo Caselli, alla Feltrinelli di Palermo per presentare il suo libro ‘Assalto alla giustizia‘, ha spiegato che “la fine della stagione politica del Cavaliere, se ci sarà, non è detto che produca un’inversione di tendenza”. E nel corso dell’intervento un corteo di giovani No Tav ha tentato di avvicinarsi alla libreria, presidiata però dalle forze dell’ordine.

“Il problema – ha proseguito – è che l’intervento giudiziario viene commentato e criticato non in base ai parametri della correttezza, ma in base all’utilità. Se compromette gli interessi di qualcuno allora si che il magistrato è al servizio del suo avversario”. E si è espresso anche sulla responsabilità civile dei magistrati che valuta come “un modo di risolvere questioni complicate con un colpo di teatro”, perché “non è con un gioco di prestigio che si risolvono i problemi”. Il procuratore ritiene infatti che, “se la legge diventa un modo per regolare i conti con la magistratura, l’assalto alla giustizia continua”.

Nel corso del suo intervento Caselli si è soffermato anche sul provvedimento con cui il Csm ha bacchettato alcune dichiarazioni pubbliche del pm Antonio Ingroia che al congresso del Pdci si era definito un “partigiano della Costituzione“. Una frase che “forse poteva essere elaborata meglio” anche se il problema non è il pm che esprime le proprie posizioni, “ma quello che dà vita ad appartenenze occulte”. Il procuratore di Torino ritiene infatti il magistrato di Palermo sia “professionalmente capacissimo e coraggioso perché espone pubblicamente le sue idee”.

Caselli ha infine ricordato anche le polemiche sugli attivisti contro la Torino-Lione. ”Sul movimento No Tav non mi esprimo – ha detto-, è fuori dalle mie competenze professionali. Però, se vengono commessi dei reati, un magistrato non può voltarsi dall’altra parte. E’ il tribunale della libertà che si è espresso per tre volte in un certo senso”. E ha proseguito: “Io sono stato chiamato in tanti modi nella mia vita, anche mafioso. Quindi non mi stupisco – ha proseguito – ma non c’entra nulla la magistratura. So che a Palermo ci sono delle scritte contro di me. Io pretendo di essere rispettato, criticato ma rispettato”.