Prendiamo Giovanna Melandri, deputata di lungo corso (prima elezione 1994 ) del Pd, che dice testualmente: “Quel che mi dispiace è che in futuro non ci potrà essere un’altra Giovanna Melandri, una ragazza come me che a 35 anni (33 per l’esattezza, ndr) lascia il lavoro in Montedison come economista e decide di servire il suo paese”.

L’onorevole Melandri esplicita questo ragionamento in merito al fatto che il vitalizio che per lei doveva maturare a 50 anni (questo anno) slitterà di 10 anni. Insomma, non avrà la pensione oggi, ma si allineerà con i comuni mortali che la pensione a 50 anni non riescono nemmeno a sognarla. Deduce, di seguito, che con un sistema così solamente i ricchi e i ricchissimi potranno/ vorranno fare politica.

Un andare controcorrente, rispetto alla vulgata popolare che vuole ridimensionamenti dei vitalizi e degli stipendi, che di coraggioso non ha nulla, ma di irreale ha moltissimo. C’è da domandarsi dove viva la parlamentare e soprattutto cosa ha capito dei cambiamenti in corso in questi ultimi vent’anni a livello globale.

Siccome la signora si sente di servire il paese pretende che il paese se ne ricordi, in netto anticipo su tutti gli altri lavoratori, permettendole, evidentemente, di smettere di lavorare a 50 anni. Che nel frattempo ci siano a spasso 50enni licenziati, in cassa integrazione, o ancora precari che a differenza sua non potranno nemmeno sperare in una pensione tra qualche anno, e che lei non lo abbia realizzato, mi lascia sbalordito.

E la retorica del servire il paese a 12 mila euro al mese rappresenta la peggior affermazione di questi ultimi tempi, che pur non sono stati avari di retorica e di manierismo politico. Né si capisce perché un domani un impiegato (e forse anche un operaio, verrebbe da dire ) della nettezza urbana, con capacità e voglia, non si possa candidare a deputato oppure perché solo un avvocatone con reddito milionario possa decidersi a svolgere questa nobile attività.

L’incongruenza stizzosa del ragionamento della deputata viene esaltata al massimo successivamente, quando afferma che “c’è il rischio che mentre si sta in Parlamento si pensi solo alla rielezione o a come ricollocarsi dopo”. In realtà la Melandri vive questo rischio perché, evidentemente, non ha molta fiducia nelle proprie capacità. In fin dei conti, nel caso di non rielezione, potrebbe tornare a fare l’economista oppure aprire, con la lauta liquidazione, un bar tabaccheria. E verrebbe da dire che il servizio al paese in questi vent’anni le ha reso di più di un impiego alla Montedison.

Insomma, di questi servitori senza passione ne faccio volentieri a meno.