Sale senza freni, di nuovo toccando cifre da record, la disoccupazione in Spagna. Il fenomeno ormai colpisce 5 milioni e 300mila persone, pari ad un tasso del 22, 85 per cento.

I dati forniti dall’ultima indagine sulla popolazione attiva si basa sul quarto trimestre del 2011. Secondo la ricerca, tra ottobre e dicembre 348mila persone hanno perso il posto di lavoro e il sussidio di disoccupazione è stato esteso a 295mila lavoratori in più rispetto al terzo trimestre dell’anno.

Il crollo dei posti di lavoro ha superato il semestre nero tra il 2008 e il 2009, quando il settore dell’edilizia ha provocato progressivamente il 55 per cento di disoccupati.

Gli ultimi dati segnalano che la scure ha toccato in particolare l’Andalusia (con un tasso di disoccupazione del 30 per cento), la comunità di Madrid e le Baleari con rispettivamente 50 mila e 71 mila lavoratori in meno.

La gravità della situazione cresce anche per l’assenza di prospettive. “La Spagna – secondo la Fondazione di Studi di Economia applicata (Fedea) – potrebbe superare il numero di 5,5 milioni di disoccupati nel 2012 e che ancora per i prossimi due anni il mercato provocherà nuove vittime”.

Sotto accusa da parte della maggior parte degli esperti ci sono i programmi di aggiustamento scelti dai governi in carica per contrastare il deficit pubblico.

Commentando i dati, la confederazione sindacale iberica Ugt ha sottolineato che la soluzione “non può arrivare da nuovi tagli e tanto meno da nuove modifiche delle leggi che regolamentano il mercato del lavoro”. Per i sindacati l’uscita dalla crisi può avvenire solo sostenendo le attività economiche che conducano all’occupazione.

“Il crollo del numero di lavoratori in tutti i settori economici, tranne l’agricoltura, dimostra – sottolinea l’Ugt – che è stato distrutto il tessuto produttivo della nostra economia”.

Per Ignacio Fernandez Toxo, presidente della confederazione sindacale di Comisiones Obrera la politica condotta fino ad ora può soltanto incrementare il crollo dei posti di lavoro: “Tutto dipenderà dalle decisioni che il governo deciderà di adottare nel settore economico. Continuare a limitare le spese pubbliche, riducendo le risorse destinate allo sviluppo e ai servizi pubblici di qualità per la popolazione, provocherà soltanto un aumento della disoccupazione. Se non si assumono decisioni di lunga durata per stimolare l’iniziativa pubblica e privata, di modo che ripartano gli investimenti, vedo solo un aumento drammatico della disoccupazione, fino ai 6 milioni di lavoratori per la fine del 2012”.

Lo scorso dicembre il nuovo governo guidato dal PP di Mariano Rajoy aveva annunciato un taglio del deficit pubblico di ulteriori 16,5 miliardi di euro e l’adeguamento delle pensioni per contrastare la crisi e “frenare l’emorragia della disoccupazione”.

Fra le misure previste inoltre lo stop del turn over dei dipendenti pubblici, salvo nel caso dei servizi di sicurezza, l’avvio di “un processo di semplificazione del settore pubblico” e tagli nelle “spese correnti della pubblica amministrazione”.

Un piano che ha scatenato negli ultimi mesi vaste proteste nel settore pubblico e che ora a fronte dei nuovi dati aumentano la pressione su Madrid.

Da molte realtà auto-organizzate anche a livello locale cresce la richiesta di una legge sulle 35 ore settimanali senza riduzione dello stipendio, nella logica di “lavorare meno ma lavorare tutti” e il pensionamento a 60 anni.

Un’ultima chance per evitare il rischio della nascita di un’intera generazione “perdida”.