Roma, quartiere San Lorenzo nel centro storico della Capitale. In un rinomato locale jazz sta per svolgersi un concerto. È tutto pronto, l’atmosfera si riscalda e al momento opportuno entra in sala lei facendosi spazio fra tavolini tondi e le candele accese, dirigendosi diritta verso il palco illuminato da poche luci di scena. I ragazzi che l’accompagnano la seguono, salgono sul palco, ognuno prende il suo strumento e lo accorda per esser tutti sulla giusta frequenza. Lei si siede, si aggiusta lo sgabello, guarda dritto davanti a sé, oltre la luce di scena, un respiro, poi ancora un altro e comincia il suo personale viaggio. La scaletta è varia, come l’atmosfera che si percepisce. Cangiante come l’impegno vocale e strumentale in cui la band si profonde. Dopo aver cantato dodici canzoni, essersi tolta le scarpe in un momento di pathos, dopo aver urlato in un canto di rabbia e aver sussurrato note e parole a piccoli respiri, lo spettacolo si chiude, termina quel rito che è anche il suo personale spettacolo.

Lei è Frida Neri, nome d’arte di Michela Di Ciocco, giovane cantautrice nata in Molise, ma marchigiana d’adozione, che nell’occasione ha presentato il suo primo e omonimo Ep – autoprodotto – che è il frutto di anni di una lunga gavetta, fatta di reinterpretazioni elettriche e acustiche di brani editi, ma anche di sperimentazioni su brani e creazioni inediti. A testimonianza del suo innato talento, il 27 dicembre 2010 si è guadagnata il primo posto nell’ambito della XII edizione del concorso nazionale “Premio Augusto Daolio” a Sulmona (L’Aquila) e nel febbraio 2011 ha avuto l’onore di aprire  il concerto dei Nomadi in occasione dell’annuale “NomadIncontro” a Novellara (Reggio Emilia), esibendosi davanti a migliaia di persone.

Il suo Ep è composto da cinque brani, buoni per coglierne il personale universo, un disco in cui sfoggia tutto il suo naturale talento di songwriter, coinvolgendo con melodie folk e testi mai banali e una voce dolce e allo stesso tempo grintosa. Con una formazione composta da due chitarre, una acustica e una classica, un contrabbasso cui si aggiungono un trio di archi e uno strumento arcaico come il salterio, Frida Neri è autrice di un disco bello. Bello per la sua semplicità, per la grazia che sgorga fuori dall’ascolto. Bello perché c’è dentro passione, sentimenti, rabbia, forza e trasparenza. La speranza è che questo “piccolo album” possa rappresentare per lei il primo passo verso una carriera folgorante. Per il Fatto Quotidiano l’abbiamo intervistata per farvela conoscere meglio.

Come nasce Frida Neri e qual è il significato di questo pseudonimo?
Frida Neri nasce dalla lunga maturazione di una naturale inclinazione apparsa già al tempo dell’infanzia. Scrivo poesie e canzoni da sempre. A quattordici anni avevo già un piccolo repertorio di miei brani, poi durante gli anni universitari mi è stato offerto di salire su un palco e lì inizia un lustro dedicato alla reinterpretazione di generi e autori diversi. Affianco è sempre stata presente la vena di scrittura, che solo da tre anni a questa parte decido di portare allo scoperto. Il mio percorso è iniziato dalle chitarre distorte ed è arrivato alle corde più delicate degli archi e alle sonorità acustiche. Sono a lungo andata in cerca del mio suono e solo ora sento di stare avvicinandomi. Lo pseudonimo che utilizzo indica due aspetti importanti della mia personalità: richiama il suono linguistico della parola free e il fatto stesso che sia un nuovo nome, suggerisce l’idea di un inizio: quello del mio percorso artistico che, dopo anni passati eseguendo cover, finalmente è rivolto a quella che definisco ‘alchemica’ ricerca di un suono e di una scrittura originale e personale.

Ascoltando i brani del disco si scopre canzone dopo canzone una parte di te. Qual è il sentimento prevalente che ti ha portata a scriverle?
Ce ne sono davvero diversi, come diverse sono le mie ‘anime’. Ogni brano è una specie di rapimento da parte di un sentimento piuttosto che un altro e farei fatica a isolarne uno. Ma se dovessi usare una parola, mi esprimerei con ‘inquietudine’ nel senso più lato del termine: l’inquieto è colui che si ferma solo per riprendere fiato fra un passo e l’altro, così io vago fra passione, solitudine, insoddisfazione e critica del mondo in cui vivo, fra dimensioni oniriche e bisogno di viaggio come esperienza esistenziale.

Credi che ci sia ancora qualcosa per cui valga la pena di scrivere musica?

Ora più che mai, per rimanere vivi.

C’è un disco che ti ha segnata artisticamente?

Ultimamente, Hadestown di Anais Mitchell. Per la sua forma di opera pop (dove il termine pop è inteso in senso autentico e forse un po’ retrò), per i suoni meravigliosi e gli strumenti “antichi” che continuano a smuovere qualcosa mentre li ascolti. Un altro album che ho ascoltato per mesi è O’ primeiro canto di Dulce Pontes. Di solito non mi ispiro a qualcuno in maniera calcolata, ma è fuori da ogni dubbio che ciò che ascolto plasmi a suo modo (anche se non in maniera immediatamente riconoscibile) il mio modo di cantare e scrivere!

Hai in programma una tournée? Come promuoverai il tuo Ep?

Certo! Dopo il concerto di presentazione al Felt di San Lorenzo in Roma, ci sarà un concerto nella chiesa dell’Eremo di Montegiove a Fano (Pesaro Urbino) e poi di nuovo Roma, nell’intimo ‘Book à bar’ di San Lorenzo. La mia volontà è quella di creare dei concerti che siano piccoli viaggi, ognuno diverso dall’altro (non amo i prodotti standardizzati!) ed è per bisogno di autenticità che scelgo e sceglierò contesti, luoghi e modi diversi per raccontare. È così che ho deciso di promuovere il mio Ep, concerto dopo concerto!

A quando, invece, un disco?

Quando i tempi e i brani saranno maturi. Per adesso le canzoni dell’Ep e soprattutto quelle che rientreranno nel prossimo album, chiedono di incontrare il pubblico, per capire come diventare grandi.


La band:
Frida Neri
– voce e chitarra acustica
Antonio Nasone– chitarra classica
Marco Tarantelli – contrabbasso
Michele Vagnini – viola
Jacopo Mariotti – violoncello
Voce narrante – Fabrizio Caperchi

E per chi volesse saperne di più su Frida Neri, basta semplicemente recarsi sul suo sito ufficiale.
A tutti voi inoltre invito a visitare la mia pagina facebook dove potete contattarmi, farvi conoscere, propormi la vostra musica, leggere il fatto musicale del giorno e ascoltare i brani musicali che propongo. Un modo per confrontarsi e rimanere in contatto costante con tutti voi. Come sempre, Vive le Rock!