Nella lenzuolata di liberalizzazioni del governo Monti ci sono due articoli che ai comitati per l’acqua pubblica proprio non piacciono: i numeri 19 e 20. Norme che, secondo i protagonisti del referendum di giugno, potrebbero mettere in discussione i risultati della consultazione popolare.

Andiamo con ordine: l’articolo 19 rende più incisivo il “pacchetto anti-crisi” varato dal governo Berlusconi il 13 agosto che riproponeva alcuni codici della Legge Fitto-Ronchi abrogati dal referendum. In sostanza la norma obbligherà le amministrazioni comunali a cedere buona parte dei loro asset nelle società di gestione dei servizi pubblici locali.

Ma a far saltare sulla sedia i cittadini convinti che l’acqua sia una risorsa da mantenere in mani pubbliche è l’articolo 20: una norma che se approvata inciderà direttamente sul Tuel, il Testo unico degli enti locali. Come? Eliminando la possibilità di creare enti di diritto pubblico, tipo i consorzi, per la gestione di quei servizi “di rilevanza economica generale”. Una formula che nasconde, dietro il tecnicismo, la possibilità della gestione pubblica degli acquedotti. Con buona pace dei 27 milioni di italiani che il 12 e 13 giugno avevano espresso il loro Sì all’acqua come bene comune.

Già da mercoledì pomeriggio in tutta Italia sono in programma le prime mobilitazioni dei movimenti con flashmob e presidi. Non solo. In molte province è già partita la campagna “Obbedienza civile”, con l’autoriduzione delle bollette idriche, eliminando così nei fatti quel 7 per cento di profitto garantito che è stato rimandato al mittente dal secondo quesito sull’acqua della recente consultazione.

Sulla questione pende poi il ricorso davanti alla Corte costituzionale sul pacchetto di norme volute da Tremonti e Berlusconi, che oggi Monti vorrebbe rafforzare. Il governatore della Puglia Nichi Vendola lo scorso ottobre ha notificato alla Presidenza del consiglio dei ministri un esposto per conflitto di attribuzione, contestando, tra l’altro, l’articolo quattro del provvedimento di ferragosto, che obbliga la cessione ai privati di molti servizi pubblici locali. A breve a la Consulta dovrà pronunciarsi su questo tema, con una decisione che potrebbe inficiare quanto contenuto nel pacchetto del governo.

Nei giorni scorsi il Forum italiano dei movimenti per l’acqua ha lanciato un appello all’esecutivo chiedendo di eliminare gli articoli contestati sulle privatizzazioni e ha raccolto le adesioni di decine di migliaia di cittadini. Tra i primi firmatari hanno aderito Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Roberto Vecchioni, Gaetano Azzariti, Alberto Lucarelli, Ugo Mattei, Riccardo Petrella, Gino Strada, Marco Paolini, Don Andrea Gallo, Dario Fo, Padre Alex Zanotelli.