Nasce tutto da un’inchiesta della Dda di Bologna sulla ‘ndrangheta. Un’indagine che avrebbe rivelato le minacce di uomini delle cosche di origine calabrese. E proprio da questi elementi la direzione distrettuale antimafia del capoluogo emiliano ha aperto un fascicolo sulle intimidazioni al giornalista Giovanni Tizian, sotto scorta da qualche giorno per motivi di sicurezza.

Ventinove anni, calabrese di Bovalino, da anni vive e lavora a Modena. Si occupa di criminalità organizzata e lui stesso ne è una vittima essendo rimasto orfano a 7 anni del padre ucciso a colpi di lupara. Tizian è autore di numerosi articoli sulla mafia e di un libro “Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea”, uscito nel 2011 per Round Robin Edizioni in cui ha il punto della presenza delle tre organizzazioni criminali maggiori al nord, Emilia Romagna compresa.

Il procuratore capo di Bologna, Roberto Alfonso, ha spiegato che “la fase è così delicata che nemmeno il giovane può sapere cosa è accaduto realmente”. Nei suoi articoli e nel suo libro avrebbe scritto qualcosa che “ha causato il risentimento di qualcuno, ma al momento non possiamo dire nulla di più”. Probabile, comunque, che si tratti di minacce di ‘ndrangheta.

Gli affari sopra la linea gotica: il racconto del giornalista sotto scorta. E proprio sulla criminalità calabrese Tizian ha scritto molto nel libro. Se Lombardia, Piemonte e Liguria, dalle sue pagine, appaiono come quelle più infiltrate, anche l’Emilia Romagna non sta messa bene. In base alla ricostruzione che il giovane giornalista fa, si deve partire dalla seconda guerra di ‘ndrangheta, che tra il 1985 e il 1991 ha fatto 600 morti. “Vendette che sono state esportate anche fuori dai confini regionali. A Milano, Modena e Bologna”, scrive Tizian.

Uno dei tanti aspetti dell’infiltrazione economica passa per discoteche e locali notturni con relativo indotto (sicurezza, catering, forniture). Nel capoluogo lombardo si tratta di posti da vip, con tanto di codazzo di tronisti, veline e relativi impresari. In Emilia Romagna è il divertimentificio della Riviera. Ma anche l’entroterra più profondo, tra Parma e Reggio Emilia, con uomini all’ombra della cosca ‘ndranghetista Grande Aracri (nel 2009 Salvatore, nipote di Nicolino “Mani di gomma”, è stato fermato a Brescello).

Ma le discoteche sono solo un tramite o forse un effetto. Perché il vero business, quello che fa girare i quattrini, racconta ancora Tizian in linea ormai a molte risultanze investigative e giornalistiche, passa per il mattone. Che sia il mattone già impilato in costruzioni fatte e finite da vendere attraverso agenzie immobiliari reggiane oppure speculazioni che nel 2011 hanno portato ad avvisi di garanzia nel comune di Serramazzoni, provincia di Modena.

Qui il rischio è quello dello scioglimento del Comune (maggioranza di centrosinistra) per infiltrazioni e le indagini in corso hanno parlato di appalti sospetti per il polo scolastico e per la costruzione dello stadio per la squadra di calcio locale. Ma poi ci sono le estorsioni agli imprenditori locali che hanno fornito servizi all’industria alimentare. E poi c’è di mezzo la realizzazione di un inceneritore.

Inoltre, nel bolognese, si staglia il profilo del clan composto dal defunto Vincenzo Barbieri e da Francesco Ventrici. Il primo è stato ammazzato in Calabria poco meno di un anno in un’esecuzione appena prima di rientrare nel capoluogo. Il secondo, invece, avrebbe dato prova – secondo indagini antimafia – di piena attività nel settore immobiliare e in quel del maxi traffico di cocaina dall’America Latina ai Balcani con relativa importazione in Italia di lotti da una tonnellata.

Alfonso: “Situazione preoccupante, giusto intervenire”. Raccontati anche da varie cronache dei giornali, questi sono alcuni degli elementi contenuti e messi in fila nel libro di Tizian che tanto ha dato fastidio alle cosche che operano sul territorio. “Il ragazzo”, prosegue Alfonso, “non sa nulla di specifico sulle indagini da cui è emerso il suo nome, può fare solo riflessioni e deduzioni. Abbiamo l’obbligo giuridico e morale di proteggerlo all’istante, con immediatezza e urgenza”. Si tratta comunque di “una situazione di preoccupazione, davanti alla quale è giusto intervenire”.

Una situazione che, seppur diversa per le cause, si avvicina a quelle di altri tre magistrati dell’Emilia Romagna, che da poche settimane sono sotto scorta. Si tratta di un giudice di Modena e due pubblici ministeri della Dda di Bologna.

di Nicola Lillo e Antonella Beccaria