“Dobbiamo immaginarci il debito come un numero astratto eppure immenso e impossibile da contare che orbita attorno al pianeta. Se precipitasse cosa succederebbe? Questa è la nostra storia, il debito è tra noi e i suoi effetti sono mortali” E’ così che Franco Berardi, volto storico del movimento bolognese, torna a calcare la scena pubblica cittadina. Questa volta è il turno della presentazione del suo ultimo libro, La sollevazione. Il sottotitolo dice di più: “Collasso europeo e prospettive del movimento”. Ad ascoltarlo in un’affollata libreria del centro molti giovani, qualche ex sessantottino dai capelli bianchi, il filosofo Stefano Bonaga e l’assessore alla cultura Alberto Ronchi, che per una sera si è trovato senza polemiche in mezzo agli insolventi dell’ex Cinema Arcobaleno occupato.

L’idea di partenza del nuovo libro di Berardi, ma i più lo conoscono semplicemente come Bifo, è quella della morte del neoliberismo come idea trainante della società occidentale. “Ormai la promessa della crescita infinita si è infranta, ma questo non vuol dire che la finanza non tenterà di continuare il suo saccheggio e di far ricadere le conseguenze della crisi sulle spalle della società”. E allora, spiega Bifo, “occorre insorgere, occorre sollevarsi. Altrimenti il prossimo decennio sarà di una miseria così spaventosa che non potremo raccontarlo ai bambini”.

Eppure quando Bifo parla di sollevazione non allude alla lotta violenta – “per quanto quella non si possa più escludere, vista la situazione” – ma alla creazione di un nuovo immaginario. “La rivoluzione da sola non funziona, e lo abbiamo visto con le ultime proteste mondiali, tanto indignate quando impotenti. I movimenti magari non riusciranno a fermare la crisi, ma sono il luogo dove nuove forme di solidarietà e di vita comune sopravvivranno alla catastrofe economica. Bisogna rinnovare l’immaginario per resistere, e un modo per farlo è ad esempio quello di predicare il rifiuto del debito, creato per colpa delle banche e imposto a tutti i cittadini”.

Eppure questa volta Bifo non ha risposte concrete sul che fare, anzi la sua visione del futuro è piuttosto pessimista. “Attenti a Mario Monti. Con i suoi tagli sta facendo il lavoro sporco che avrebbe dovuto fare Berlusconi. Quando Monti se ne andrà lascerà un centro sinistra a pezzi per averlo appoggiato e una destra violenta e razzista in grado di vincere ancora le elezioni. E allora l’Italia di domani somiglierà all’Ungheria di oggi, governata da un partito autoritario e fascistoide”.

La speranza non sta però nella politica tradizionale, “incapace ormai di ribellarsi ai meccanismi della finanza, che ormai funzionano da soli senza che nessuno debba più attivarli o tenerli volontariamente in vita. La politica – spiega – in questo contesto non può più nulla, se non seguire come sta avvenendo in Italia i dettami della Bce che impongono austerità e miseria a tutti i cittadini”. Per dirla con un’espressione nata dal dialogo tra l’autore e il suo pubblico, “in questo momento chiedere alla politica di trovare una soluzione sarebbe come chiedere oggi di essere curati da un medico del 1600”.

E allora, spiega Berardi, serve molta pazienza e la capacità di staccarsi pian piano dal sistema economico, “un predone che non risparmia più nessuno”. “Mi rendo conto di quanto le cose che dico siano fragili – spiega – ma oltre a protestare dobbiamo creare l’alternativa e auto organizzarci. Ci sono già esempi da cui possiamo imparare, fatto sta che dobbiamo essere così bravi da fare da soli, senza finanza e senza l’appoggio di chi, come la politica, fa parte del sistema che si sta mangiando pezzo dopo pezzo la società e la vita reale di questo paese. Serve un risveglio delle intelligenze collettive”. Più facile a dirsi che a farsi, ma se così non sarà per Bifo l’alternativa è presto detta: “Mentre Murdoch ci succhierà il cervello, Fukushima sarà il nostro futuro”.