La giornalista congolese Deborah Mokabatio

La libertà di espressione in Francia si impara sui banchi di scuola e ad insegnarla sono giornalisti esiliati in fuga dai loro paesi d’origine. “Renvoié Spécial” (ri-inviato speciale), è il nome del progetto organizzato da CLEMI, Centre de Liaison entre L’Enseignement et les Moyens d’Information e la Maison des Journalistes, la casa parigina che accoglie giornalisti in esilio provenienti da tutto il mondo. Gli ospiti della Maison, in cambio di vitto e alloggio, si offrono per andare nelle scuole francesi a raccontare la loro esperienza, per spiegare che cosa vuole dire libertà di stampa in un Paese dove non esiste democrazia e perché è importante difenderla.

Parigi, Lione, Montpellier, fin ora sono queste le tappe fatte da Deborah Mokabatio, giornalista proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo e a Parigi da qualche mese come ospite della Maison des Journalistes. “Ho imparato ad apprezzare il progetto dopo la prima uscita”, ha dichiarato la giornalista, “mi sono accorta che ho tanto da raccontare a questi ragazzi e che la mia battaglia ha bisogno anche di loro”. Deborah Mokabatio è molto conosciuta in patria: ha lavorato prima come conduttrice radiofonica e poi come inviata di una delle reti televisive private più importanti del Paese.

La giornalista, come racconta, è fuggita in Francia per salvare la sua vita e quelle della sua famiglia, costantemente sotto minaccia a causa del suo lavoro: “Quello che cerco di spiegare ogni volta, è che io sono stata cacciata perché ero imparziale, non stavo dalla parte di nessuno e tanto meno del governo. Non ero una militante politica, semplicemente svolgevo il mio ruolo di giornalista che racconta la realtà dei fatti”. Ed è così che il programma di educazione alla libertà di stampa, diventa un progetto di sostegno per gli stessi giornalisti esiliati. “Le persone che ospitiamo tra le nostre mura”, ha dichiarato Darline Cothière, direttrice della Maison des Journalistes, “hanno bisogno di parlare di quello che hanno vissuto, cercare di confrontarsi e riprendere fiducia. L’esilio e la fuga, molto spesso li distruggono più della violenza fisica che hanno dovuto subire”.

Minacce, pressioni, arresti sono le ragioni che spingono questi giornalisti a varcare i confini in clandestinità e una volta arrivati nei paesi d’accoglienza, non hanno un posto dove andare. “Ho sempre paura”, ha continuato Deborah, “che i ragazzi vogliano sapere altri particolari della mia storia. Faccio ancora fatica a parlarne, ma mi aiuta ogni volta cercare di dire qualcosa di più. Come donna ho lottato molto per diventare una giornalista affermata nel mio Paese, e appena arrivata in Francia ho dovuto vagare per settimane come una senza tetto prima di trovare una sistemazione. Si perde tutto e quel che è peggio si perde il proprio lavoro”.

Ad organizzare il progetto “Renvoyé Spécial” è La Maison des Journalistes di Parigi, una struttura unica in Europa che non prende finanziamenti statali. “Sarebbe un controsenso”, ha affermato Darline Cothière, la direttrice, “noi dobbiamo mantenerci liberi e apolitici per poter offrire sostegno a chiunque ne abbia bisogno”. La casa è nata nel 2002 e da quel giorno ha accolto più di 200 giornalisti in fuga, provenienti da tutti i continenti del mondo. Gli ospiti sono ospitati per sei mesi e ad ognuno vengono pagati vitto e alloggio per permettere loro di ricostruirsi una vita e cercare di riprendersi dopo le traversie della fuga. “L’Oeil de l’Exilé”, il giornale della Maison des Journalistes, è uno degli strumenti più importanti per i giornalisti. “La parte più difficile per molti”, ha infatti ricordato Deborah, “è continuare ad avere la forza di fare il proprio lavoro. E’ la nostra vita, ma abbiamo subito traumi talmente grandi che spesso vorremmo solo dimenticare. L’Oeil de l’Exilé, con i suoi articoli, reportage e video ci permette di continuare ad esprimerci in un ambiente sicuro, di riprendere fiducia nella forza dell’informazione”.

La Maison des Journalistes è una casa con 15 stanze e tante storie che vengono ospitate ogni sei mesi in rue Cauchy 35, ma anche un progetto per cui lavorano volontari e appassionati, che credono nell’importanza di non ricevere fondi governativi per poter restare liberi. “Il nostro problema”, ha concluso Madame Cothière, “è rimanere aperti. Mancano i soldi e ogni giorno dobbiamo lottare per poter dare da mangiare ai nostri ospiti. Ogni stanza della casa è sponsorizzata da un giornale francese. Ora però con la crisi economica, tanti decidono di ritirare i fondi e noi non sappiamo più come fare. E’ una lotta quotidiana”. Per chi volesse fare una donazione su www.maisondesjournalistes.org è possibile trovare tutte le informazioni e acquistare il catalogo dell’esposizione ‘L’Exil‘, che nella primavera scorsa ha ospitato le opere di vignettisti di tutto il mondo, che si sono mobilitati per una raccolta fondi per salvare la struttura.