L’Europa tira un sospiro di sollievo. Dopo l’asta dei Bot e dei Ctz di ieri, con tassi in netto calo, le attesissime aste di questa mattina, su cui erano puntati gli occhi di tutto il Vecchio continente, sono andate meglio del previsto, anche se la domanda non è stata eccezionale e i rendimenti rimangono relativamente elevati. Il Tesoro ha collocato debiti a lungo termine, con scadenze a 3 e 10 anni. I Btp triennali, emessi per un controvalore di 2,538 miliardi di euro, sono stati collocati a un tasso del 5,62%, oltre due punti percentuali in meno rispetto all’emissione precedente (7,89%). Collocati anche 1,176 miliardi di euro di Btp decennali (scadenza 2021) al 6,70% e 2,5 miliardi di Btp con scadenza nel marzo del 2022 a un tasso del 6,98%, in calo rispetto al 7,56% dell’asta precedente e leggermente sotto la soglia critica del 7%.

Se la riduzione dei rendimenti è sicuramente una buona notizia, sono almeno due i dati che continuano a destare preoccupazione: lo spread tra i Btp decennali italiani e i Bund tedeschi a dieci anni – che subito dopo le aste è salito a 520 punti base, contro i 510 punti di ieri – e la domanda, che è stata relativamente debole: mentre per i Btp con scadenza nel 2022, l’assegnazione è stata pari al massimo offerto dal tesoro, per i titoli triennali e quelli con scadenza nel 2021, l’incrocio tra domanda e offerta è avvenuto su livelli inferiori a quelli massimi prospettati dal governo. In totale sono quindi stati collocati Btp per un valore complessivo di 7,5 miliardi di euro, a fronte degli 8,5 offerti dal Tesoro.

Le reazioni dei mercati alle aste di oggi e ieri sono contrastate. Secondo un trader contattato da DowJones, le aste italiane sarebbero state “meno buone di quanto si sperasse”, tanto che la Bce sarebbe tornata sul mercato obbligazionario in acquisto di Btp a 10 anni. Nicholas Spiro, direttore generale di Spiro Sovereign Strategy, con sede a Londra, è più ottimista: “Non siamo per nulla di fronte a un cattivo risultato. La domanda si è tenuta su livelli buoni e il rendimento dei Btp triennali è calato in modo molto significativo”, ha dichiarato Spiro a Bloomberg. Anche se è improbabile che la pressione dei mercati si allenti, perché – continua Spiro – “mentre gli interventi della Bce a favore delle banche hanno dato un forte stimolo al mercato del debito italiano nel breve termine, potranno fare poco o nulla per ridare all’Italia la credibilità di cui ha bisogno”.

In effetti, secondo buona parte degli analisti, se i rendimenti in asta sono scesi e la domanda ha tenuto, il merito sarebbe da attribuire in gran parte al programma di liquidità della Bce, con l’offerta di circa 500 miliardi di prestiti alle banche europee prima di Natale. Un’iniezione di liquidità all’1% che avrebbe spinto le banche ad acquistare titoli del debito pubblico italiano e spagnolo per lucrare su rendimenti tra il 5% e il 7%.

Ma il “carry trade” che farebbe leva sui prestiti Bce potrebbe non durare a lungo, anche perché le banche europee avranno ben altre priorità nei prossimi mesi e, molto probabilmente, preferiranno consolidare il proprio capitale piuttosto che correre in soccorso agli stati europei in difficoltà. “La mossa della Bce è stata dettata dall’esigenza di prevenire una grave stretta creditizia in Europa garantendo la sopravvivenza delle banche, più che dall’intento di creare opportunità di carry trade”, ha dichiarato oggi al Financial Times Divyang Shang di IFR Markets.

Le aste di oggi hanno dato una boccata di ossigeno in un mercato che, per quanto riguarda il nostro paese, continua a sospendere il suo giudizio, in attesa che si consolidino le misure di austerità fiscale e siano lanciate misure concrete per la crescita. Ed è probabile che, fino a quando non cambierà, in modo stabile, la percezione degli operatori finanziari sulla credibilità economica e politica dell’Italia, lo spread sul mercato secondario rimanga vicino ai 500 punti base.

Intanto Mario Monti può portare a casa il primo risultato: “Le aste sono andate piuttosto bene”, ha dichiarato questa mattina il presidente del consiglio nella conferenza stampa di fine anno. “Dal 1° luglio lo spread è salito molto malgrado gli acquisti della Bce, mentre dal 9 novembre – quando Monti è stato nominato senatore a vita – c’è un trend decrescente, nonostante gli interventi della Bce si siano diradati”, ha continuato Monti.

Con le aste di oggi si chiude il 2011 per le emissioni del Tesoro e l’attenzione si sposta sui primi tre mesi del 2012, che, secondo gli analisti, per quanto riguarda il debito, sarà “un trimestre tutto italiano”. “Data l’entità del debito che l’Italia dovrà collocare l’anno prossimo (oltre 400 miliardi di euro, ndr) continuano ad esserci grandi preoccupazioni sul fatto che il paese ce la possa effettivamente fare”, ha dichiarato Nicolas Spiro. Anche perché, come sottolineato da Monti oggi, citando il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, “la fiducia si perde con rapidità, ma si riacquista molto lentamente”. E il breve tempo a disposizione del governo Monti potrebbe non bastare.