Quanti odiano il Natale? Forse più di quanti lo amano. Eppure, o forse proprio per questo, ogni anno si celebra. Ne parlo con cognizione di causa, perché anch’io ho odiato il Natale. Ancor oggi non riesco a sentire le prime note di Jingle bells senza sentire stringersi il cuore. Ma non fingo più una gioia che non provo: a volte, provo davvero la gioia che fingo. Ho imparato che il Natale può fare lo stesso effetto del circo e del luna park: di tutti i luoghi dove la gioia è al contempo obbligatoria e impossibile. Ho riflettuto su tutta la fatica, lo stress, le code, che ci costano questi pochi giorni di festa. Ho avvertito, come tanti, il deserto di senso in cui si celebra il rito, con il suo contorno di menzogne, ipocrisie e autentiche crudeltà.

Oggi è più facile accorgersene, sotto la minaccia della recessione: luminarie, acquisti, regali, sono sempre stati al di sopra dei mezzi nostri e di tutto il pianeta, un insulto alle sue molteplici povertà. Eppure, ogni anno rifacciamo le stesse cose: come gli antichi gettavano nel fuoco del solstizio d’inverno, per illuminare le notti più lunghe dell’anno, l’ultimo ciocco di legno, l’ultima candela. Poi, la mattina dopo, ci avventuriamo per le strade cercando di evitare gli ultimi coatti del Natale: quelli che rombano e strombazzano e se non fate in fretta a scostarvi, possono anche investirvi come cani, salvo ripresentarsi subito dopo in famiglia come se niente fosse, con il sorriso e il pandoro delle grandi occasioni.

Il vero mistero del Natale è proprio questo: come questo rito pagano, che ha con la religione lo stesso rapporto che la pornografia ha con l’amore, possa continuare a esistere nonostante, o forse proprio in ragione di tutto ciò che emotivamente ci costa. Un mistero: non un semplice problema sociologico, da affidare all’Alberoni di turno. Forse, il mistero stesso del sacrificio: inutile, ingiusto eppure misteriosamente necessario. Sacrificio significa rinuncia a qualcosa, ma anche il suo esatto contrario: la libagione o l’orgia rituale. Forse il nostro Natale è solo la prosecuzione dei sacrifici degli antichi, all’approssimarsi del solstizio d’inverno. Oggi lo celebriamo con tanti altri pretesti, ma la ragione vera è sempre quella: placare gli dei della notte e dell’inverno.