Il boss dei Casalesi Michele Zagaria

Comunicava attraverso i citofoni grazie a una rete sotterranea lunga almeno un chilometro e mezzo. Michele Zagaria, l’ultimo dei latitanti eccellenti della camorra di Casal di Principe, aveva trovato così un altro ingegnoso sistema per sfuggire alle intercettazioni degli investigatori che lo hanno braccato per anni, senza riuscire a scovarlo. La sua latitanza è finita il 7 dicembre scorso, quando gli agenti della squadra mobile di Caserta lo hanno scoperto in uno dei covi disseminati nelle viscere di Casapesenna, il suo paese, che per tanto tempo lo ha inghiottito fino a farlo sparire, grazie ad una rete di complicità molto ramificata.

Il sistema è stato scoperto dalla squadra mobile di Caserta che non ha mai smesso la propria attività investigativa a caccia dei segreti del gruppo Zagaria. L’impianto citofonico parte da vico Mascagni, la strada dove si trova la villetta all’interno della quale si nascondeva Zagaria, di proprietà di Vincenzo Inquieto (anch’egli arrestato), e arriva a un edificio di via De Gasperi, collegato a un altro citofono situato a oltre un chilometro di distanza, dove ha sede un deposito.

Dopo questa ulteriore scoperta, tutto lascia pensare che il covo di Vico Mascagni, a cinque metri sotto terra, possa rivelarsi una specie di vaso di Pandora, capace di restituire l’intera rete di copertura che ha consentito la latitanza di Zagaria per ben 16 anni. Gli inquirenti stanno analizzando i tre computer sequestrati nel rifugio, insieme a una serie di appunti e finanche un server che potrebbe rivelarsi un database ricco di notizie utili alle indagini. Gli esperti della scientifica non hanno ancora abbandonato il covo perché cercano ulteriori elementi per arrivare all’ingegnere che lo ha progettato.

Il bunker si apriva grazie ad un sistema molto sofisticato. L’intero pavimento dell’appartamento sovrastante si spostava facendolo ruotare su binari di ferro, attraverso un sistema elettronico alimentato da potenti motori. “Questa tecnologia è sconosciuta anche agli investigatori della Dia – ha detto poco dopo l’arresto il pm Catello Maresca che è sceso nelle viscere nel covo di Zagaria –. Per arrivare a scoprire questo rifugio abbiamo studiato a fondo un altro covo scoperto pochi mesi fa. Anche quello molto ingegnoso”.

E’ stato scoperto anche un altro posto dove il boss si rintanava d’estate. Si tratta di una villa con piscina sul litorale domizio (località Ischitella) di proprietà di un nipote di Zagaria, Nicola Capaldo. La struttura nascosta dietro un grande muro di cinta, è circondata da alberi di alto fusto e immersa nel verde. Vicino alla piscina una statua di Padre Pio (un statuetta piccola era anche nel covo di Casapesenna). Da alcuni la villa mesi era stata ceduta in fitto e ieri mattina è stata sequestrata.

Michele Zagaria, intanto, è stato colpito da una nuova ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, per riciclaggio del denaro proveniente dall’attività di camorra. La misura personale, insieme al sequestro di oltre 7 milioni di euro di patrimonio illecitamente accumulato, è stata eseguita dai militari della Guardia di Finanza di Caserta, presso il carcere di Novara dove Zagaria è detenuto dal momento dell’arresto a Casapesenna.

Il prestanome del boss, Luigi Cassandra, già assessore al Comune di Trentola Ducenta, era stato già arrestato nello scorso mese di ottobre ed è attualmente detenuto presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere. Cassandra risultava titolare di fatto di società con le quali veniva gestito il complesso immobiliare denominato ‘Night and Day’, composto da piscine, più bar, ristoranti, sale da ballo e un’elegante palazzina di tre piani. Oltre al complesso turistico sportivo, sono state sottoposte a sequestro 5 società nonché numerosi conti correnti bancari e strumenti finanziari assicurativi. Nei locali del ‘Night and Day’ sarebbero stati ospitati incontri segreti tra esponenti di vertice della camorra casertana, per la composizione dei diversi illeciti interessi.