Il pm di Torino Raffaele Guariniello

Qualche giorno fa è morto l’ex calciatore Giorgio Mariani. Aveva 63 anni, era malato da tempo. Per molti, la sua scomparsa è un fatto che si spiega da sé. Colpa dell’età che avanza e del fisico che non è più quello di una volta. Per altri, Mariani è soltanto l’ultima vittima di un male che colpisce sempre più atleti in tutto il mondo, il doping. “Stiamo esaminando anche il suo caso, non posso entrare nel merito – dice a ilfattoquotidiano.it il procuratore Raffaele Guariniello, protagonista di numerose inchieste sulle connessioni tra sport e doping e titolare di un’indagine sulle presunti morte sospette nella Fiorentina degli anni Settanta -. Si tratta comunque di patologie multifattoriali, prima di esprimere una valutazione occorre fare un’indagine accurata. In questi casi, acquisiamo la documentazione sanitaria e poi cerchiamo di ricostruire la storia professionale e non solo della singola persona. Vede, non è come il mesotelioma, che colpisce il lavoratore dell’amianto, il collegamento in questi casi è diretto e pressoché certo. Bisogna fare attenzione e indagare a fondo sulle possibili cause della malattia”.

“Eravamo una generazione di ignoranti, perché prima delle partite prendevamo il Micoren senza chiederci cosa fosse”, dichiarò qualche tempo fa all’Avvenire l’ex scudettato del Torino nella stagione 1975-76, Salvatore Garritano, malato da tempo di leucemia. E prima ancora si erano espressi nella stessa direzione anche Giovanni Galeone, mister di tantissime squadre di A e B, (“con tutti i prodotti che ho assunto a vent’ anni oggi devo sentirmi contento di essere vivo. Nell’ Udinese mi davano il Micoren per rompere il fiato, il Cortex e il Norden per recuperare, poi il Sustanol, tutte cose oggi vietate. Le prendevo come fosse acqua minerale”) e Aldo Agroppi, altro grandissimo del calcio che fu, oggi alle prese con una lunga riabilitazione dopo aver subìto, storia di metà novembre, un altro infarto (“i giocatori degli anni Sessanta non vivono certo giornate tranquille. In quel periodo la somministrazione della corteccia surrenale era una moda e noi eravamo ignoranti, ci fidavamo”). Al netto delle inchieste sulla diffusione del doping negli anni Sessanta e Settanta, cosa si può dire oggi su quel periodo? “Le generalizzazioni sono un po’ rischiose – spiega Guariniello -. Noi abbiamo visto su alcuni casi che si è evidenziata l’utilizzazione di determinate sostanze. Stiamo ancora indagando in questa direzione per verificare i dati che abbiamo raccolto. Certo è che dagli anni Sessanta c’è stato un crescendo di casi di possibili patologie. Le cause, però, ripeto, vanno accertate caso per caso”.

Capitolo Sla, sclerosi laterale amiotrofica, o morbo di Lou Gehrig. E’ la malattia che uccide i neuroni in movimento e purtroppo anche molti atleti. Calciatori, ma non solo. Il morbo prende il nome proprio da un campione del baseball Usa, Lou Gehrig, morto a 38 anni senza aver capito bene perché. Stefano Borgonovo, ex attaccante, tra le altre squadre, di Fiorentina e Milan, dal 2008 è alle prese con questo male maledetto. “Lasciate stare il calcio, non c’entra nulla”, ripete da sempre. Ma Guariniello volle vederci chiaro. La sua inchiesta accertò 43 casi di Sla (ora sono più di 50) fra circa 30 mila calciatori: un malato ogni 700. Il conto delle vittime ha raggiunto quota 39, ma il bilancio è destinato a salire. “C’è un eccesso di mortalità dei calciatori che è epidemiologicamente evidente – dice il pubblico ministero di Torino – . Ancora oggi si cerca di spiegarne la causa specifica. La scienza qui è ancora in difficoltà. In ogni caso, oggi si può dire che la Sla ha una frequenza di accadimento tra i calciatori addirittura crescente col passare del tempo”.

“Le prestazioni dei giocatori erano alterate sia con sostanze proibite, sia somministrando farmaci leciti su atleti sani. Le 49 pagine di motivazioni depositate ieri dalla II sezione penale accolgono le richieste del pg Monetti e annullano l’assoluzione d’appello, dichiarando i reti commessi, ma prescritti dal 1° aprile 2007″. E’ l’estate dello stesso anno: Marco Travaglio consegna a Repubblica le righe con cui viene di fatto messa la parola fine sul lungo e vorticoso processo che ha interessato i dirigenti della Juventus e il medico al servizio in quegli anni della società bianconera, Riccardo Agricola. Il pm titolare dell’inchiesta era proprio Guariniello, per molto tempo additato dai tifosi juventini come “il nemico numero uno” della Signora. “Ma no – sorride lui – i processi più difficili sono stati Eternit e Thyssenkrupp, perché hanno comportato grandi difficoltà sul piano probatorio. Quello a cui si riferisce lei è stato uno dei tanti. E poi, le reazioni che si provocano in questo o quel processo hanno motivazioni che sono irrilevanti. No, non mi ha provato assolutamente. E’ stato però molto significativo, questo sì, perché ha portato anche a fare una legge. Il problema dell’uso di farmaci nel mondo del calcio è diventato molto sentito, ma non è ancora del tutto affrontato in maniera adeguata. Bisogna fare molto di più sul piano della vigilanza. Sono stato recentemente all’estero per prendere parte ad un convegno sul doping. Bene, l’Italia era considerata un esempio per via di tutti i processi che si sono celebrati in questo ambito. E questo per me significa che negli altri paesi si fa davvero poco”.

Il doping non è mai stata una pratica esclusiva degli sportivi professionisti. La pasticca proibita e pericolosamente nociva, infatti, è spesso assunta da atleti dilettanti che vogliono migliorare le proprie prestazioni in gare di interesse locale. I numeri, in questo ambito, raggiungono cifre da capogiro. Si parla di un mercato che muove ogni anno un giro di affari di 650-700 milioni di euro. L’ultimo caso, lo scorso settembre. Le forze dell’ordine hanno effettuato centinaia di perquisizioni in diverse regioni sequestrando seimila farmaci, per un valore complessivo di circa 300 mila euro. Le sostanze illegali venivano vendute nelle palestre e nelle società di ciclismo. “Il commercio di queste sostanze purtroppo non è facile da regolamentare – spiega Guariniello -. Le vendite vengono fatte in molti casi via Internet. Però non mancano gli strumenti di investigazione. L’importante sarebbe fare interventi molto più sistematici, continuativi. E un po’ ovunque, non soltanto in alcune zone del nostro Paese. La legge ce l’abbiamo ed è una delle più avanzate. Molti paesi ce la invidiano, ma si può fare molto di più”.