La Lega Nord spinge per l’asta a pagamento delle frequenze televisive del digitale terrestre, provvedimento assai indigesto per l’ex alleato Silvio Berlusconi, dato che allo stato attuale Mediaset otterrebbe lo stesso risultato gratis, attraverso il cosiddetto “Beauty contest”. Nei circa 600 emendamenti alla manovra Monti depositati in Commissione Bilancio alla Camera, il Carroccio infila una misura con la quale il governo potrebbe raccogliere “un ricavo stimato di circa 4 miliardi di euro”, alleviando i colpi di scure su pensionati e proprietari di case. Solo ieri Berlusconi aveva dichiarato: ”C’e’ molta freddezza, io non ho un’opinione, ma temo che se ci fosse da fare una gara sulle frequenze potrebbe essere veramente disertata da molti”. Ma intanto arriva l’apertura del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, che ha competenza sul settore telecomunicazioni: ‘Stiamo approfondendo il tema, molto rilevante, che alla luce dei sacrifici chiesti agli italiani è ancora più giusto affrontare”.

In questa battaglia, la Lega si trova fianco a fianco con i nemici giurati di Berlusconi, quelli dell’Italia dei Valori. Un emendamento in favore dell’asta a pagamento è stato presentato dal deputato Federico Palomba. Che chiede di “revocare il bando e il disciplinare di gara relativi all’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze in banda televisiva, segnatamente le 5 frequenze DVB-T e la frequenza in DVB-H o T2, per i sistemi di radiodiffusione digitale e terrestre”. Per il Pd si fa sentire Paolo Gentiloni: “Sulle frequenze tv il ministro Passera non ha chiuso all’ipotesi di un’asta, annunciando un ulteriore approfondimento”, ma “non resta molto tempo per decidere”. Su questo tema la Lega è pronta a votare insieme al Pd, hanno affermato i due rappresentanti del carroccio in commissione, Maurizio Fugatti e Alessandro Montagnoli. “L’asta per le frequenze televisive può essere un valido strumento di copertura e siamo disponibili a votare un provvedimento che vada in questa direzione e che sia improntato a buon senso”, ha precisato Montagnoli.

Vista la valanga di emendamenti presentati, non solo sull’asta televisiva, il presidente del consiglio Mario Monti avverte da Bruxelles: “Mentre in certe manovre squisitamente ed esclusivamente finanziarie l’unica cosa che non si può toccare è il saldo, qui la cosa è più ambiziosa perché certamente non si può toccare il saldo”, ma neppure “le riforme strutturali, spesso rinviate”, Infine, ha aggiunto Monti, “c’è una visione nostra e la responsabilità del governo relativa alla distribuzione dei carichi”. Il presidente del consiglio ha preso atto del “forte disagio” delle forze politiche ma, ha precisato, “a noi importa rendere un buon servizio, non è un problema nostro pensare alle elezioni.

Gli altri principali emendamenti della Lega nord puntano soprattutto a eliminare l’Ici sulla prima casa (che vale circa 3,8 miliardi), salvare le pensioni basse consentendone l’indicizzazione, cancellare la norma che stabilisce di eliminare le pensioni di anzianità. Per riequilibrare i saldi, la Lega propone una patrimoniale limitata a certi beni e di reintrodurre il contributo di solidarietà anche sui redditi privati: una tassa del 10% per chi guadagna oltre 120mila euro annui, con un provvedimento simile sulle pensioni “d’oro”. Altri 3-5 miliardi dovrebbero essere tagliati dai finanziamenti alle grandi imprese pubbliche e private. “Vogliamo chiedere a chi ha di più per essere equi con chi ha di meno”, ha spiegato Maurizio Fugatti, capogruppo della Lega in commissione Bilancio alla Camera.