Il leader del Pkk Abdullah Ocalan

Aveva difeso il leader del Pkk Abdullah Ocalan in Italia, nel 1999, e per questo stamattina l’avvocato Arturo Salerni è stato fermato alla frontiera all’aeroporto “Ataturk” di Istanbul e sarà rimpatriato domani. Lo comunica Antonio Olivieri, della Rete italiana di solidarietà e portavoce della delegazione di legali, amministratori e attivisti partiti dall’Italia per andare a Diyarbakir come osservatori internazionali di un processo a 152 curdi.

Dopo l’atterraggio le autorità di frontiera dell’aeroporto turco hanno trattenuto l’avvocato Salerni in quanto ‘ospite indesiderato’. “Dopo che mi hanno visto i documenti mi hanno giudicato ‘indesiderabile’ e mi hanno fatto accomodare in uno stanzone nell’aeroporto – ha spiegato Salerni all’Adnkronos – senza che mi fosse stato notificato nulla”. Insieme a Olivieri, ha preso subito contatto con il Consolato italiano a Istanbul chiedendo spiegazioni sull’accaduto, ma i diplomatici non erano al corrente. “Mi hanno detto che si occuperanno del caso, ma temono non ci sia molto da fare”. E’ costretto a rientrare con il primo volo di domani, alle 14 e 30: “Una volta in Italia penserò a quali passi diplomatici intraprendere”, ha detto.

A quanto riportano i partecipanti, le autorità turche hanno risposto che Salerni conosce i motivi del fermo, alludendo al fatto che l’avvocato ha fatto parte del collegio difensivo di Abdullah Ocalan all’arrivo in Italia a fine anni novanta dopo la fuga da Siria, Russia e Grecia. Il 12 novembre 1998 il leader del Pkk arrivò a Roma accompagnato dal deputato di Rifondazione comunista Ramon Mantovani e poi si consegnò alla polizia sperando di ottenere l’asilo politico. Salerni, insieme all’attuale sindaco di Milano Giuliano Pisapia e a Luigi Saraceni, si occupò del suo caso davanti alla giustizia, ma Ocalan dovette abbandonare l’Italia perché il governo di Massimo D’Alema, intimorito dal boicottaggio economico della Turchia, non si mosse in suo sostegno. I giudici concessero l’asilo politico troppo tardi.

Il fermo all’aeroporto stupisce i partecipanti alla spedizione perché prima della partenza l’organizzazione aveva inviato alle sedi diplomatiche italiane in Turchia la lista dei partecipanti per avere informazioni sulla praticabilità del viaggio. Adesso la delegazione di avvocati, amministratori e attivisti è in attesa di partire verso Diyarbakir, città nel sud-est del Paese considerata la capitale del Kurdistan turco. Qui vogliono portare aiuti umanitari alle popolazioni colpite dal terremoto e poi assistere come osservatori internazionali all’udienza di domani nel processo contro 152 cittadini, sindaci e parlamentari di etnia curda.

Gli imputati sono accusati di appartenere al Kck, l’Unione delle comunità curde fondata da Ocalan e considerata un’organizzazione clandestina e fuorilegge. In base a quest’accusa circa quattromila persone sono state arrestate dal marzo 2009, tra cui alcuni sindaci e parlamentari del Dtp (Partito della società democratica, sciolto dalla Corte costituzionale) e del Bdp (Partito della Pace e della democrazia, successore del primo). “Andremo a seguire questo processo perché gli imputati vogliono difendersi in curdo e il tribunale non lo accetta. I 350 avvocati della difesa dicono che è impossibile andare avanti”, dichiara a ilfattoquotidiano.it Olivieri. “E’ vergognoso che un Paese come la Turchia, che aspira ad entrare in Europa, dimostri una cosi scarsa attenzione ai diritti civili. Comunque tutti i partecipanti al viaggio saranno presenti e attenti al processo di Diyarbakir perché questo comportamento inqualificabile del governo turco non fermerà il programma prestabilito”.