Alla fine le proposte sono arrivate. Meno male: l’euro si è subito rafforzato sui mercati, nelle Borse si è innescata un’ondata di fiducia. Le misure presentate oggi a Parigi da Nicolas Sarkozy e da Angela Merkel, alla fine di una proficua colazione di lavoro, rappresentano la prima risposta concreta di un tandem, quello franco-tedesco, che troppo a lungo negli ultimi mesi ha esitato, nicchiato, bisticciato di fronte a questa crisi del debito sovrano. Come da copione, pero’, Sarkozy ha praticamente ceduto su tutta la linea. E’ evidente che sono i tedeschi ad avere il coltello dalla parte del manico. E’ ormai inevitabile.

Vediamo nel dettaglio quali proposte il duo Merkozy porterà a Bruxelles giovedì e venerdì:

Deficit pubblici? Una lotta senza quartiere – “Vogliamo sanzioni automatiche per i Paesi che non rispetteranno la regola del deficit pubblico limitato al 3% del Prodotto interno lordo”, ha sottolineato Sarkozy. La norma è quella contenuta nel trattato di Maastricht, alla base della moneta unica: un vincolo troppe volte disatteso. Berlino ha spesso insistito, pretendendo una maggiore durezza su questo fronte. E Sarkozy, pronunciando oggi quelle parole, sapeva benissimo che la minaccia riguarda proprio lui: il deficit pubblico del suo Paese, a fine 2011, dovrebbe raggiungere quota 5,7% del Prodotto interno lordo. La Merkel l’ha spuntata anche sulla “regola d’oro”, l’obbligo al pareggio di bilancio da inserire nelle Costituzioni nazionali dei Paesi che fanno parte della zona euro. Questa sarà “rafforzata e armonizzata”. E “la Corte di giustizia europea deve poter verificare la conformità di queste regole d’oro anti-deficit di cui tutti i Paesi dell’Eurozona dovranno dotarsi”, ha precisato la cancelliera. “La Corte, però, non potrà dichiarare nulli i bilanci pubblici di ogni singolo Paese”, ha precisato Sarkozy.

No agli eurobond, sì all’anticipo del Mes – “In alcun caso gli eurobond rappresentano una soluzione alla crisi”, ha sottolineato Sarkozy. E dire che proprio lui aveva a lungo lottato per l’introduzione di queste obbligazioni a livello della zona euro, così da spalmare su tutti i Paesi i problemi di debito pubblico. Niente da fare: la Merkel non li voleva, la Merkel ha vinto. I tedeschi, invece, hanno ceduto (un pochino) sul fondo di soccorso finanziario permanente dell’euro, il cosiddetto Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Deve sostituire e in un certo senso potenziare l’Efsf, il fondo salva-Stati, che va in soccorso ai Paesi in difficoltà con il debito sovrano. Il Mes, che prevede anche la partecipazione dei debitori privati, doveva essere attivato alla metà del 2013 e la Germania, in proposito, non sembrava transigere. Ha invece accettato l’anticipo al 2012. Il Mes prenderà le sue decisioni a maggioranza qualficata dell’85% dei contributi al fondo.

Un nuovo trattato europeo e la governance potenziata – La cancelliera lo aveva ripetuto in tutte le salse: voglio un nuovo trattato europeo. No, diceva Sarkozy: la procedura per arrivarvi sarà troppo lunga e complessa. E, invece, anche su questo, è passata la linea di Berlino. I due Capi di Stato hanno chiesto oggi un nuovo trattato, a 27 o almeno a 17: sperano che un accordo in merito venga raggiunto entro il prossimo marzo. Chiedono anche un vertice dei dirigenti dell’Eurozona da tenersi ogni mese finché la crisi durerà, così da migliorare la governance delle emergenze rispetto al presente.

Francia marginalizzata, Germania trionfante, Italia rivalutata – “La situazione è grave: non c’è più tempo”, ha detto Sarkozy. Ma ha voluto precisare: “La Grecia è un caso particolare, non possiamo paragonare una grande economia come quella italiana o quella spagnola a quanto è avvenuto in Grecia”. La Germania appare come il vero elemento dominante del tradizionale asse franco-tedesco. Sono lontani i tempi in cui, nel 2009, il Presidente francese poteva permettersi di dire: “La Frabcia agisce, la Germania riflette”. Era lui, allora, ad apparire come il vero “pompiere” europeo nella fase del post-Lehman Brothers. Quell’anno il Pil tedesco crollo’ del 5,2%, quello francese “solo” del 2,6%, grazie a un vasto, ambizioso (e molto costoso) piano di rilancio, varato direttamente da Sarkozy. Quel piano, pero’, ha poi gravato sui conti pubblici francesi. E oggi è la Germania, con la sua riscossa economica e le esportazioni che corrono, ad apparire come il vero modello vincente.