Il governo Monti ci ha liberato di B & C; ha riconquistato la fiducia internazionale; ha restituito dignità all’Italia; ha portato all’ordine del giorno la riforma tributaria e la lotta all’evasione fiscale. Santi subito, come si dice nel mondo dei credenti.

Nessuno si sorprenderà se scrivo, ancora una volta, di evasione fiscale: è che non incassare 160 miliardi all’anno (sono le imposte evase) e trattare i contribuenti onesti come Marcantonio Bragadin, pelato vivo dagli ottomani a Cipro, scoccia parecchio. In realtà riforma tributaria ed evasione fiscale sono una cosa sola: nel senso che le leggi tributarie che abbiamo adesso non solo non sono idonee a scoprire l’evasione, ma la provocano. Dunque l’unico modo per combatterla è una riforma radicale del sistema; e speriamo che arrivi presto.

Solo che i soldi ci servono adesso. Così dobbiamo trovarli tenendo conto delle cose come stanno: tutti quelli che possono (quindi tutti, esclusi i lavoratori dipendenti e i pensionati) evadono impunemente; e non possiamo impedirlo. L’unica è spostare l’obbligazione tributaria dalle persone alle cose. In altri termini non tassare il reddito (in realtà tassarlo nella consapevolezza che ti fregano), ma i beni. Come ognuno capisce, i beni hanno un valore intrinseco che, nel caso di un immobile, è definito catastalmente (e in misura minima rispetto al reale). Inoltre gli immobili hanno un proprietario certo, dunque un contribuente identificabile senza difficoltà. Sicché stabilire l’imposta e attribuire l’onere di pagarla non presenta difficoltà. Le possibilità di evasione sono inesistenti. C’è di più: la riscossione dell’imposta è sicura poiché, in caso di mancato pagamento, il Fisco può aggredire direttamente l’immobile.

Fossero solo questi i vantaggi di un’imposta patrimoniale, già basterebbero per un plebiscito a Monti e ai suoi tecnocrati. Ma la patrimoniale ha una caratteristica particolare: quantifica il tributo in funzione della capacità contributiva del cittadino; è un’imposta equa per definizione. È ovvio infatti che, ferma la percentuale del prelievo sul valore dell’immobile, chi possiede un palazzo pagherà di più di chi possiede un piccolo appartamento; si può inoltre “lavorare” sulle aliquote per accrescere l’equità del prelievo. E, di nuovo, senza possibilità di evasione, come avviene invece nel caso di imposta sui redditi, dove uno racconta al Fisco che guadagna quattro soldi; e l’altro si vede trattenere l’imposta in busta paga fino all’ultimo euro.

I critici della patrimoniale obiettano che in questo modo si pagano le imposte due volte: una prima sul reddito e una seconda su quella parte di reddito che è stata risparmiata e che è servita per acquistare il bene su cui poi grava la patrimoniale. Vero. Ma dimenticano di rilevare che questo succede tutti i giorni, con l’Iva sui consumi: prima si paga l’imposta sul reddito e poi se ne paga un’altra, su quella parte di reddito che si usa per “consumare”. Il tutto senza progressività: tutti pagano l’Iva in maniera uguale. La verità è che la patrimoniale deprime il risparmio e incrementa i consumi. Il che, al momento, non è per niente un male, anzi. È così che si esce dalla “recessione”. Però: che si condivida o no tutto questo, non è bellissimo parlare di cose serie invece che dello squallore di B & C?

Il Fatto Quotidiano, 2 dicembre 2011