La nuova frontiera a Berceto è la farmacia in affitto. Una battaglia contro “la casta” e i “privilegi degli ordini professionali” ingaggiata da Luigi Lucchi, il sindaco più imprevedibile del parmense, lo stesso che volle il gemellaggio del suo paesello con i Sioux d’America. L’idea è semplice ma rischia d’essere inattuabile: concedere in affitto la farmacia comunale a un investitore, anche non specializzato. A un commerciante, a un imprenditore. “A quel punto sarà lui – spiega Lucchi – ad assumere un farmacista, necessario per mandare avanti il presidio”. I vantaggi sarebbero indubbi secondo il primo cittadino: “Fermo restando che siamo assolutamente contrari alle privatizzazioni e che, quindi, la proprietà resterebbe del Comune – precisa – sono convinto che una gestione di questo tipo renderebbe l’esercizio più libero ed efficiente”. Al momento, esempio, in paese l’unica “croce verde” presente resta spenta il lunedì per problemi di turnazione.

I farmacisti però già insorgono e parlano di “proposta fuori dal mondo”, come dice un professionista della provincia: “Esistono delle leggi e le leggi vanno rispettate, anche se adesso va molto di moda attaccare la cosiddetta casta”. Le normative nazionali, in effetti, vietano soluzioni di mezzo come quella ideata da Lucchi. “Al contrario – spiega Andrea Melegari, presidente dell’Ordine dei farmacisti di Parma – è consentita una conduzione per metà pubblica e per metà privata, dove però la parte privata sia rappresentata da un farmacista”.

E qui sta il nocciolo della faccenda, secondo Lucchi. “La casta dei farmacisti, con le sue prerogative, pone migliaia di norme che il Parlamento avvalla danneggiando i giovani e i cittadini di Berceto”. Così anche l’eventualità della vendita “finirebbe per favorire i soliti amici degli amici”. In paese, esempio, c’è un farmacista neolaureato che non riesce ad avere spazio: “Non ha le possibilità economiche per acquistare un negozio suo – spiega il sindaco – e magari con una soluzione come la mia la situazione potrebbe essere sbloccata”. Ma ormai l’ascia di guerra con l’Ordine dei farmacisti è dissotterrata: “Ho saputo che il sindaco di Berceto ha rilasciato dichiarazioni polemiche – interviene ancora Melegari – attribuendoci presunte azioni di ostacolo sul mondo del lavoro. Ritengo questa sortita lesiva della nostra onorabilità e passibile anche di denuncia”.

Le dichiarazioni Lucchi le ha rilasciate in un contesto speciale: l’arrivo a Berceto di una troupe Rai di Ballarò, che nei giorni scorsi ha registrato un servizio da mandare in onda nelle prossime puntate. “In quell’occasione – ammette il sindaco – ho parlato dei privilegi della casta dei farmacisti, ma intendevo riferirmi al rischio che l’Ordine corre di tutelare, alla fine, solo gli interessi dei ricchi”. E alla fine ecco il calumet della pace per gli antichi speziali: “Io capisco il loro dovere di difendere la categoria, ma temo che così facendo non raggiungano l’obiettivo”. E ancora: “Intendo solo proteggere i miei cittadini” dice il sindaco con la sua espressione melanconica, il volto scavato da montanaro.

Berceto, 800 metri sul livello del mare e 2mila abitanti che guardano al Tirreno (grazie alla vicinissima Parma-La Spezia), fa spesso parlare di sé. L’ultima volta è capitato lo scorso 13 dicembre, con un servizio del Tg1 in cui Lucchi mostrava decine di scatoloni pieni di scartoffie: “E’ la burocrazia che ci soffoca, guardate quante autorizzazioni ci sono volute per dipingere un cavalcavia”. Adesso, l’ultima novità per l’Amministrazione di cui fa parte anche Irene Pivetti – assessore alla “Formazione e alla Piena occupazione” – è il dono che la tribù dei Lakota (grande famiglia dei Sioux dei nativi d’America) vorrebbe fare a Berceto: tre bisonti da inviare sull’Appennino parmense. “So che qualcuno potrebbe prendermi per matto – dice Lucchi – ma pensate a quanti turisti questi animali porterebbero in paese”. E intanto una nuova battaglia si staglia all’orizzonte per il primo cittadino, che nei giorni scorsi ha inviato un’auto-intervista ai giornali: mercoledì 30 novembre il consiglio comunale voterà l’uscita del Comune dalla Comunità montana, “un ente – conclude Lucchi – clandestino e illegale”.