Essere un ex premier giova alla sua sagacia: “Mi sono dimesso nell’interesse esclusivo del Paese” è forse la più paradossale e la più divertente tra le molte centinaia di battute sciocche che Silvio B ha estratto dalla sua avventurosa deriva esistenziale. Intanto non è sconcia. Non ronza tra le gambe delle ragazzine. Non contiene bestemmie.

In compenso ha quel tocco involontario di surrealismo che svela la verità in una menzogna capovolta. Compete con quell’altra illuminazione lessicale e seriosa che definiva “cene eleganti” quegli arrembaggi artificiali sui divani notturni di Palazzo Grazioli e Arcore tra tette, culi e crocefissi a pagamento.

Si sa che fu il crollo delle azioni Mediaset a sgomberarlo da Palazzo Chigi. La politica è come sempre (nel suo caso) un paravento per gli allocchi in buona fede e per Giuliano Ferrara. La copertura per iniziare l’avventura diciassette anni fa. E ora per concluderla. Facendosi e disfacendosi da solo, secondo la preveggente intuizione di Antonio Ricci. E sempre mosso dal denaro, non dall’ideale. In quella perpetua accumulazione di ricchezza che non prevede deroghe, né senso, ma solo l’illimitato senza felicità, come ogni narcisista insegna.

Il Fatto Quotidiano, 27 novembre 2011