“Obama, Monti e gli altri delinquenti del gruppo Bilderberg finiranno in galera”. Teatro Quirino, Roma, sabato preinvernale. Sul palco, l’avvocato e scrittore Alfonso Luigi Marra libera sobriamente la bulimia dialettica. Mamme, vecchi, bambini. Seicento persone. Accorse per ascoltare teorie su usura, “mondialismo”, signoraggio bancario, illiceità del sistema fiscale, sperare in un Moulin Rouge fuori rotta e precipitate altrove. Orchestra l’applaudito capitano Marra, autore dello “Strategismo sentimentale” ma anche di “Cucciolino”, “Pazzia un corno!” e “La Storia di Aids”. L’inventore di neologismi: “Inverare”. L’uomo che zittisce i vicini di palco: “Non parlate, sento un rimbombo tremendo”. Il tribuno che insulta Bersani: “E’ inebetito, incapace di intendere e di volere”.

L’imprenditore del suo stesso verbo che assolda ragazze poco vestite (o travestite da Bin Laden) a ritmo fordista per veicolare i contenuti del suo credo (Ieri Arcuri e Ruby, oggi Sara Tommasi). Le paga bene. Dai 50 ai 120mila euro. Forte, dicono, dei suoi 43mila clienti. Per lui la bocconiana Tommasi si è denudata in video e oggi con generosa minigonna, autoreggenti proibite ai coronarici, gentilezza e malinconica assenza, gli siede a fianco. Sbadiglia dopo 8 minuti. Esce per aggredire il buffet: “Mi è venuta fame”, mostra senza imbarazzo il culo a fotografi, turisti e bigotti di passaggio: “Porci, non vi vergognate?” e se le chiedi solo “perché?”, bellissima, ti guarda come se non capissi: “Prima di tutto credo nelle tesi di Marra. Poi non me ne frega niente di mostrarmi e mi diverto. Mi basta essere retribuita”. Farebbe altro per soldi? “Qualsiasi cosa. Lei sa quanto guadagna un consigliere comunale?”.

Con il fideismo di Sara nella tasca, Marra ha fondato un partito d’azione per lo sviluppo (Pas) di prossimo (anelato) sbarco in Parlamento: “Sono decotti – arringa – conquisteremo Montecitorio e li spazzeremo via”. Il Quirino è solo una tappa. Prima secondo Marra bisogna abbattere la cospirazione delle Tv “che silenziano la nostra battaglia. Potremmo essere 100mila e invece siamo 4 gatti. Pur di oscurarci sono intervenute forze e poteri, elementi interdittivi”. Per fargli luce in un’occasione “storica” un gruppo di amici scelti, selezionati. Il magistrato “in aspettativa” Paolo Ferraro, sospeso dal Csm dopo aver denunciato la presenza di sette esoteriche in campo militare: “Il notissimo progetto MK Ultra”.

Ferraro l’ha presa sportivamente “Ho passato l’inferno” e calemboureggia di metafora mafiosa marchiando gli antichi colleghi: “Il consiglio superiore della Magistratura”. L’onorevole Domenico (Scilipoti) detto Mimmo, impegnato ad esplorare vorticosamente le orecchie con le dita, rileggere la lingua di Dante: “E’ una questione pissicologica” e urlare in terza persona contro “i giornalisti servi che attaccano vergognosamente l’onorevole Scilipoti”. E ancora. Il dottor Roberto Mezzaroma che si sbraccia dal fondo del loggione: “Sono qui, Alfonso”. Il prete lefebrviano Don Floriano Abrahamowicz che sostiene di avere “sangue ebraico” nelle vene, ma che nel 2009 indignò: “So che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so se abbiano fatto dei morti”.

Oggi non recede, discettando di “regole precise” insufficienti a definire, dal suo punto di vista, l’esatta entità dello sterminio. Citando tra i boati l’Hobbes del 1651 e l’ex giurista scomparso Giacinto Auriti, già candidato a Strasburgo con la Mussolini, non dissente il professor Claudio Moffa dell’Università di Teramo. A fine intervento, su una poltrona non prima di aver premesso “Ho fatto un po’ di querele e vorrei registrare” spiega che “interrogarsi sulla portata dei gravi massacri che nessuno nega è doveroso. Sei milioni di morti? Una cifra strana, del tutto funzionale alla cosiddetta unicità della Shoah. Nessuna verità storica è un dogma, neanche la vita di Gesù Cristo. Sa che alcuni sostengono che non sia esistito?”. Poi, per chiarire meglio: “Forse mi impallineranno, ma io vorrei luoghi in cui si potesse discutere tranquillamente anche delle camere a gas”.

Marra ha riunito tutto questo e molto altro. Cugine, zie e nipoti. Complottisti. Piccoli imprenditori decisi “a far recuperare il credito a chi non ha più nulla” e a deprecare “il governo massonico”. Giovani agit-prop che stendono striscioni bianchi e rossi “Alfonso Luigi Marra / la Campania è sempre con te”. Lui si compiace. Intercetta gli umori, dipana con un ghigno le alleanze che verranno: “Grillo non ci sarà, mi dicono abbia qualche problema con il signoraggio” e instancabile, fa le prove per domani. L’esibizione muscolare dura 5 ore. Alla fine del comizio, dietro agli occhi liquidi, non si scorgono cedimenti. Palazzo Chigi è a un passo. Marra, è certo, ci arriverà correndo.

da Il Fatto Quotidiano del 27 novembre 2011