L’Italia è in ritardo rispetto ai principali paesi avanzati “sia nei tassi di scolarità e di istruzione universitaria, sia nel livello delle competenze dei giovani, come della popolazione adulta”. Le parole d’allarme sono del governatore di Bankitalia Ignazio Visco, che è intervenuto al congresso dell’Aimmf, Associazione italiana dei magistrati per i minorenni e per la famiglia, a Catania. “Non ci si può illudere – prosegue Visco – che interventi di natura macroeconomica siano in grado di ovviare” alle carenze del Paese, perché la chiave per risollevare il paese è la crescita: ”Per un riequilibrio strutturale e duraturo” dei conti pubblici “è necessario che il paese torni a crescere”. “I salari di ingresso nel mercato del lavoro sono oggi in termini reali su livelli pari a quelli di alcuni decenni fa” quindi i giovani “che si affacciano sul mercato del lavoro sembrano esclusi dai benefici della crescita del reddito occorsa negli ultimi decenni”, spiega il governatore.

Il numero uno di Bankitalia passa poi al tema degli immigrati: dopo le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che pochi giorni fa si era detto favorevole alla concessione del diritto di cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia, Visco punta l’accento sulla situazione scolastica degli stranieri. Senza ”meccanismi efficaci di integrazione” per gli studenti figli di cittadini stranieri in Italia “la dotazione di capitale umano del nostro paese”, già su bassi livelli, “rischia di essere ulteriormente penalizzata” visto che questi saranno una parte sempre maggiore della popolazione studentesca.

“E’ evidente, però, che non siamo ancora riusciti a colmare il nostro ritardo secolare, nonostante i grandi progressi dall’Unificazione a oggi. E’ pressante la necessità di un forte impegno, a livello pubblico come a livello privato, a investire oggi in conoscenza, per interrompere il circolo vizioso tra la bassa dotazione di capitale umano e la sua scarsa valorizzazione”, avverte Visco. Da economista, ricorda, “ho rivolto la mia attenzione alle conseguenze per lo sviluppo economico del capitale umano. Non vuole questa essere una visione semplificata e meccanica di questo rapporto”. Il governatore infatti evidenzia che “sarebbe riduttivo pensare che l’investimento in conoscenza sia importante solo perché accresce il nostro tasso di crescita economica. Esso può contribuire in modo profondo all’innalzamento del senso civico e del capitale sociale: valori in sé, indipendentemente dai loro effetti positivi sulla crescita economica. In questo, l’investimento in conoscenza è un importante fattore di coesione sociale e di benessere dei cittadini”.