Frediano Manzi, presidente dell’Associazione Sos Racket e Usura, continua a fare parlare di sé. Dopo la notizia, lunedì, dell’indagine a suo carico per aver partecipato assieme a un pregiudicato a due attentati incendiari contro un chiosco di fiori e un furgone, entrambi di sua proprietà, oggi l’ulteriore colpo di scena: da gennaio 2012 l’associazione anti-racket aprirà 21 uffici su tutto il territorio nazionale all’interno delle sedi di Forza Nuova. A darne notizia, in un comunicato, è lo stesso movimento politico capitanato da Roberto Fiore: “Da oggi Frediano Manzi non è più solo”.

Contattato dal fattoquotidiano.it, il leader di Sos Racket e Usura difende la sua scelta sostenendo che il gemellaggio con una forza politica di estrema destra non inficerà la sua battaglia: “Questo è un progetto rivoluzionario, assieme a FN porteremo un attacco frontale alla mafia e per la prima volta lo faremo a livello nazionale partendo dalle città del Sud”. E’ un fiume in piena: “Ora voi del Fatto non venite a fare le anime belle, quando sapete benissimo che la mia associazione è da vent’anni che inutilmente chiede una sede. Ce l’hanno promessa tutti: dal Pd al Pdl, dall’Italia dei Valori, fino alla Lega nord, ma è stato tutto inutile. Nessuno ci ha dato il sostegno che chiedevamo e soprattutto meritavamo”.

Anche Fiore è soddisfatto della decisione: “Forza Nuova è l’unico movimento che lotta veramente contro mafia, usura e potere. E’ per questo che abbiamo deciso di ospitare Sos e di adottare i suoi metodi di contrasto e sensibilizzazione. Noi saremo il punto di riferimento e la nostra sarà una militanza indirizzata”. Nessuna presa di distanza invece sulla storia che lo stesso Manzi sarebbe dietro ad alcuni attentati organizzati contro le sue proprietà. Una vicenda che lo vede indagato per incendio doloso in concorso, detenzione di materiale esplodente e simulazione di reato. “Questi episodi sono il frutto di un momentaneo sbandamento perché è stato lasciato colpevolmente solo dalle istituzioni – continua Fiore – Fatti che non inficiano assolutamente la sua battaglia, che è anche la nostra. Certo, se Manzi avesse organizzato da sé tutti gli attentati contro la sua persona, la situazione sarebbe ben diversa”. Il leader di FN sottolinea poi come, dopo la sua confessione (che ha preceduto di qualche ora il colloquio con i magistrati della procura di Milano), il leader sia stato abbandonato dagli esponenti di sinistra che lo sostenevano, come Emanuele Fiano, deputato e responsabile Sicurezza del Partito democratico e Giulio Cavalli, consigliere di Sinistra e Libertà alla Regione Lombardia, “ma non da noi”.

Non ci stanno i diretti interessati. Cavalli, una volta appresa la notizia dai cronisti del fattoquotidiano.it, quasi non ci crede. Dopo una lunga pausa dice: “Dopo la sua confessione, che io dal punto di vista umano apprezzo, avrebbe dovuto capire come questo doveva essere il momento del silenzio e dell’eleganza. E non quello di alzare il tiro, per di più con una scelta deprecabile”. Anche Fiano è lapidario: “Con noi ha chiuso e che non vada in giro a dire che le sue battaglie sono state prese alla leggera da me e dal Pd”. Eppure il problema, secondo Cavalli, non è solo politico, “perché Manzi ha scelto di apparentarsi con una forza che affonda le proprie radici nello stesso humus culturale dei vari Osnato, Clemente e La Russa. Persone, tutte provenienti dall’estrema destra, che in questi anni di battaglie Manzi ha attaccato frontalmente”.

Ma il capo di Sos non ci sta: “A me più che l’ideologia politica interessano i fatti e non me ne frega niente dell’assenso di quelle persone che in questi anni non mi hanno aiutato. Che fanno anti-racket da dietro una scrivania”. Gli risponde a distanza Cavalli: “Lui è una persona difficile da aiutare. Lunedì è arrivata la conferma di notizie che in ambienti politici circolavano da tempo”.