Il Lingotto interpreta alla lettera le direttive del nuovo governo di Mario Monti: trasformare le contrattazioni sindacali dal livello nazionale a quello delle singole aziende.  E così Fiat Group Automobiles annuncia che dal primo gennaio 2012 saranno disdetti tutti gli accordi sindacali vigenti e “ogni altro impegno derivante da prassi collettive in atto” in tutti gli stabilimenti automobilistici italiani. L’azienda ha scritto una lettera ai sindacati.

IL TESTO DELLA LETTERA FIAT

Ecco il testo il completo: “In vista di un riassetto e di una armonizzazione delle discipline contrattuali collettive aziendali e territoriali che si sono succedute nel tempo e nell’ottica di renderle coerenti e compatibili con condizioni di competitività ed efficienza vi comunichiamo il recesso a far data dal 1 gennaio 2012 da tutti i contratti applicati nel gruppo Fiat e da tutti gli altri contratti e accordi collettivi aziendali e territoriali vigenti, compresi quelli che comprendono una clausola di rinnovo alla scadenza – per i quali la presente vale anche come espressa disdetta – nonchè da ogni altro impegno derivante da prassi collettive in atto”, mette nero su bianco il Lingotto. “Al riguardo riportiamo a titolo esemplificativo ma non esaustivo, in calce alla presente, gli estremi delle principali intese sopra citate. Saranno promossi incontri finalizzati a valutare le conseguenze del recesso ed eventualmente alla predisposizione di nuove intese collettive aventi ad oggetto le tematiche sindacali e del lavoro di rilievo aziendale con l’obiettivo di assicurare trattamenti individuali complessivamente analoghi o migliorativi rispetto alle precedenti normative”. Immediata la replica del segretario generale della Fiom Maurizio Landini: ”Estendere l’accordo di Pomigliano a tutti i 72.000 lavoratori del gruppo Fiat non vuol dire solo estendere un brutto accordo, ma porta a modificare la natura stessa della organizzazione sindacale: si passa infatti a una fase di sindacato aziendale e corporativo”.

L’AD DEL LINGOTTO

La posizione di Marchionne è chiara: ”Fiat ha agito in maniera autonoma, senza chiedere aiuto o altre forme di sostegno, per eliminare le inefficienze nelle nostre linee di produzione in Italia e assicurare loro un futuro”. Operazione che, ha sottolineato, ha suscitato “resistenze ideologiche”. “Alla Fiat e alla Chrysler vogliamo fare la nostra parte nello sviluppo dell’economia locale, ovunque operiamo”. E’ per questi motivi, ha detto ancora l’ad, che Fiat ha deciso di “trasferire la produzione della nuova Panda dalla Polonia, dove il suo predecessore è stato costruito negli ultimi otto anni con grande qualità, al sud Italia”. “Questa decisione, difficile da spiegare agli analisti finanziari, non è stata presa in base a logiche puramente razionali o finanziarie, ma perchè capiamo l’importanza che l’industria dell’auto ha per l’economia di una nazione”.

Per la Cgil il concetto da rilanciare dopo l’annuncio di Fiat è quello di “destabilizzazione” che “l’azienda continua a compiere, con il fondato timore che il vero obiettivo sia quello di estendere il contratto di Pomigliano costruendo cosi’, per questa via, il contratto nazionale del gruppo”. Questo il commento del segretario confederale Vincenzo Scudiere. Una scelta, quella del Lingotto,che “porterebbe inevitabilmente all’esclusione di un sindacato fortemente rappresentativo come la Fiom Cgil dall’esercizio dell’attività sindacale negli stabilimenti del gruppo automobilistico. Se così fosse – prosegue – non ci potrebbe che essere la nostra contrarietà”

IL SOLCO DEL GOVERNO BERLUSCONI

L’uscita di Fiat arriva proprio nei giorni in cui a palazzo Chigi si è insediato un governo tecnico. Lo stesso che per bocca dello stesso neo-premier Mario Monti ha ribadito la volontà di proseguire nel solco lasciato da Berlusconi. vale a dire stop ad accordi nazionali e via a trattative locali con le singole aziende. Da qui l’auspicio dello stesso Marchionne: ”Io spero sinceramente che Monti resti al governo fino al termine della legislatura. Ha bisogno di questo tempo per introdurre le misure necessarie”. E ancora: “C’è un vero e proprio impegno a risanare. Abbiamo accettato degli scontri che io ritenevo non necessari e lo abbiamo fatto proprio per il bene del Paese e della Fiat. Le condizioni di prima non potevano più garantire la credibilità del sistema”

LE REAZIONI SINDACALI

Sul punto interviene anche lo Slai Cobas. ”La Fiat e’una montagna che partorisce topolini”. Questo si legge su un volantino distribuito ai lavoratori dello stabilimento di Pomigliano d’Arco, in occasione delle nuove 133 assunzioni nella newco Fip. Dal sindacato di base sottolineano che le 3500 auto previste entro fine dicembre, sono poche per il rilancio: “Se la Fiat avesse previsto una richiesta di mercato all’altezza dei fantasiosi e stratosferici volumi produttivi (270.000 vetture/anno) millantati da Marchionne – scrivono nel volantino – , le Panda pronte alla vendita dovrebbero già essere alcune decine di migliaia a riempire i piazzali della fabbrica. Ci chiediamo se sia un caso che oggi l’azienda dilaziona futuri livelli produttivi ed occupazionali legandoli al superamento della crisi economico-finanziaria e ad un improbabile ripresa del mercato dell’auto”.

“Mi auguro che Monti sia in grado di farsi dire da Fiat quello che Berlusconi non ha voluto sapere, ossia che cosa intende produrre in Italia e a Torino”. La critica-appello è il responsabile nazionale Auto della Fiom Giorgio Airaudo intervenuto, oggi, a Torino, all’assemblea regionale del sindacato. “Bisognerebbe – ha aggiunto Airaudo – chiedere alla Fiat di fare, come si usa dire ora, un passo di lato rispetto al suo estremismo. Un estremismo che non si concilia con l’emergenza del Paese. I lavoratori vogliono essere rappresentati anche da noi e bisognerebbe dire a Fiat di sospendere la sua arroganza”. In particolare, parlando della crisi, Airaudo ha lanciato un allarme: “In Piemonte, nel 2012, in particolare a Torino e a Asti, si rischiano i licenziamenti con la fine degli ammortizzatori sociali. Bisogna impedirli e per farlo bisogna garantire gli ammortizzatori e bisogna anche che questo governo metta in campo una politica industriale, che il governo precedente non ha fatto”

LE REAZIONI POLITICHE

L’annuncio choc della Fiat non lascia indifferente la politica. “Con la disdetta di tutti gli accordi sindacali – ha commentato Antonio Di Pietro – chiude il cerchio, annunciando di fatto l’abbandono del nostro Paese, individuando nei lavoratori il capro espiatorio”. E ancora: “Sui dipendenti è stata scaricata l’incapacità di fabbricare automobili innovative, ad alto valore aggiunto e di venderle sul mercato”. Per questo “il fantomatico progetto ‘Fabbrica Italia’ non esiste più, ma è stato semplicemente utilizzato come arma ricattatoria per demolire il contratto nazionale di lavoro”. Il deputato Pd Giorgio Merlo accusa la Fiom di “irriducibile pregiudiziale ideologica”. Perché “ dopo la comprensibile avversione nei confronti del Governo Berlusconi sulle non politiche industriali di quell’esecutivo, ora la medesima avversione viene già scaraventata pregiudizialmente sul Governo Monti. A partire dalle scelte strategiche della Fiat”. Conclusione: “Un sindacato che ha quell’approccio politico, può contribuire a migliorare la condizione dei lavoratori e a rilanciare la produzione industriale nel nostro Paese?”, si chiede il parlamentare