Tutto secondo copione. Gli exit poll delle consultazioni spagnole confermano le previsioni della viglia e i popolari capitanati da Mariano Rajoy si avviano a una vittoria senza precedenti. Stando ai primi dati diffusi non appena si sono chiuse le urne, i conservatori avrebbero conquistato la maggioranza assoluta alla Camera con il 43,5 per cento dei consensi pari a 181-185 seggi su 350.

Sul fronte opposto mastica amaro il fronte socialista guidato dal candidato Alfredo Perez Rubalcaba che è crollato al minimo storico: il 30 per cento che tradotto in seggi significa 115-119 scranni in Parlamento. In calo verticale l’affluenza: sono andati a votare il 57,6 per cento degli aventi diritto. Un’emorragia rispetto alle ultime consultazioni del 2008 (70,85 per cento) che premia i popolari.

Il risultato segna la fine degli oltre 7 anni dell’era Zapatero schiacciata da una disoccupazione al 21,5 per cento, la più alta in Europa.Ora il partito dell’ex premier dovr à fare i conti con il risultato elettorale peggiore di sempre: ancora meno delle consultazioni del 2000, quando con Joaquin Almunia vinsero 125 deputati.

Per Rajoy invece, si tratta del vittoria che gli venne strappata nel 2004 a causa della miopia del presidente (popolare) uscente Aznar che subito dopo il terribile attentato dell’11 marzo alla stazione di Madrid-Atocha, malgrado i popolari fossero dati per vincenti, pur di stravincere attribuì all’Eta e non ai terroristi islamici la paternità dell’attacco che causò 191 morti e oltre 1.800 feriti. Tre giorni dopo, il 14 marzo, gli elettori punirono la menzogna consegnando ai socialisti 164 seggi e ai conservatori 148.

Ma il dato più sorprendente è la coalizione della sinistra indipendentista basca Amaiur, che sembra posizionarsi come primo partito della regione autonoma, ricoprendo 6 o 7 seggi. Una vittoria che andrebbe a discapito del Pnv, il partito nazionalista basco, che si attribuirebbe 4 o 5 seggi. Un’evidente flessione rispetto al 2008 quando ne aveva ottenuti 6. Subito dopo le 20 sono iniziati i festeggiamenti alla sede del PP.

A vincere in queste elezioni anticipate è in realtà la tenacia. Il suo massimo esponente è proprio Mariano Rajoy, candidato ben poco carismatico del Partito Popolare. Il nuovo probabile leader del paese, galiziano di Santiago de Compostela di 56 anni, ha fatto della perseveranza la sua arma politica giocando su un’immagine rassicurante mentre imperversa nel paese la tempesta economica. Cresciuto nella scuola gesuita Rajoy ha in seguito studiato diritto. E’ entrato timidamente in politica aderendo all’Alleanza Popolare (AP), partito di destra fondato dall’ex ministro franchista Manuel Fraga, che in seguito diventerà PP.

La fortuna di Mariano Rajoy arriva diventando uomo di fiducia di José Maria Aznar, premier dal 1996 al 2004. Seguono poi gli anni dell’era Zapatero e malgrado Rajoy incassi sconfitte con i socialisti, rimane per anni il candidato privilegiato nel PP. In questa campagna elettorale ha giocato soprattutto la carta della crisi e della disoccupazione, addossando tutte le colpe della situazione spagnola al governo socialista di Zapatero. Ma Rajoy non ha mai davvero svelato i piani su come portare fuori dal gorgo il paese dal rischio di nuova recessione.

Per il candidato socialista Alfredo Perez Rubalcaba la partita era difficile sin dall’inizio. La sua candidatura è stata vissuta da molti come un gesto votato al sacrificio. E’ presto per analizzare i dati ancora provvisori, ma secondo gli analisti i voti destinati in passato al Psoe sono stati convogliati su Izquierda Unida e Amaiur. Ironia della sorte la svolta della Spagna a destra arriva proprio nel giorno dell’ anniversario della morte di Francisco Franco. Oggi un centinaio di membri della Falange ha portato una corona di fiori alla basilica della Valle de Los Caìdos dove è sepolto il dittatore.

Domani il risultato sarà giudicato dai mercati che venerdì avevano ripreso di mira il Paese con uno spread superiore a 500 punti. Il premier uscente, il socialista Jose Luis Rodriguez Zapatero, ha indetto le elezioni anticipate quattro mesi fa dopo essersi reso conto che la lenta reazione all’esplosione della bolla immobiliare del 2008 (il valore delle case è crollato del 40%), aggravata dalla crisi internazionale, non gli lasciava alternative.