Lacrimogeni della polizia, cassonetti dati alle fiamme e almeno 60 arresti. La manifestazione di Atene per ricordare la caduta dei colonnelli nel 1973, a cui hanno partecipato oggi in migliaia tra studenti, lavoratori e pensionati, ha attraversato per ore le vie centrali della Capitale greca in maniera pacifica. Poi, un gruppo di giovani, per lo più a volto coperto, ha preso d’assalto vetrine di banche, fermate di autobus e incendiato diversi cassonetti.

La grande paura che il consueto corteo, appuntamento sentitissimo in Grecia e molto spesso accompagnato da pesanti scontri, potesse sfociare in violenze per la grande tensione sociale che attraversa il Paese alle prese con il rischio bancarotta, aveva spinto le autorità a schierare 7000 agenti in tenuta anti sommossa nelle vie del centro e agenti speciali a difesa dell’ambasciata statunitense e degli uffici dell’Unione europea. Obiettivo: controllare il corteo, che come 38 anni fa è partito dal Politecnico alla volta dell’ambasciata degli Usa, contestati all’epoca per il sostegno alla dittatura militare.

Episodi di violenza in una manifestazione per lo più pacifica, dunque, e tanta rabbia. Molti slogan infatti, in aggiunta a quelli che come ogni anno ricordano gli oltre 40 studenti uccisi nel 1973, sono stati scanditi contro Bruxelles e il Fondo monetario internazionale, accusati di imporre misure di lacrime e sangue a una popolazione già colpita dal taglio di posti di lavoro e dalla crisi economica.

Quello di oggi è stato un battesimo piuttosto delicato, dopo la fiducia in Parlamento di ieri, per il premier Lucas Papademos. Che in ogni caso sembra piacere sempre più ai greci. Secondo un sondaggio realizzato tra il 14 e il 16 novembre scorso per Newsit su mille persone in tutto il Paese, infatti, il 68% degli intervistati appoggia l’ex vice presidente della Banca centrale europea. Un bottino che segna ben 13 punti percentuali in più rispetto al precedente sondaggio.

Va decisamente meno bene alla squadra nominata da Papademos, però, che piace solo al 43% degli intervistati. Pare che molti non abbiano apprezzato una certa continuità rispetto all’esecutivo uscente. In particolare, oltre la metà degli elettori del Pasok di Papandreou non ha gradito l’impegno dell’ex premier a collaborare alla formazione del nuovo Consiglio dei ministri. Proprio il partito socialista, del resto, è la forza politica che sembra aver perso più terreno nelle ultime settimane, scaraventata verso uno striminzito 11,8% di preferenze rispetto al balzo in avanti incassato invece dal centro-destra di Neo Demokratia, che arriva a quota 21%.

Numeri che, per quanto parziali, sottolineano una netta frammentazione delle intenzioni di voto. E lasciano intravedere una miscela potenzialmente esplosiva con il rischio che, dalle prossime consultazioni, arrivino in Parlamento ben 8 partiti. Senza una maggioranza assoluta. E dunque con un alto rischio di instabilità politica. A maggior ragione se le elezioni dovessero avvenire a stretto giro, magari entro tre mesi, come anche ieri è tornato a chiedere il leader di ND Antonis Samaras. Troppo poco tempo, secondo Papademos, che ritiene necessario almeno un anno e mezzo di governo di unità per poter mettere concretamente mano ai conti della Grecia, avviare le riforme ed assicurare ad Atene i 130 miliardi di euro necessari a evitare la bancarotta.

“Democrazia e libertà sono state instaurate in Grecia – ha commentato oggi il primo ministro greco ricordando la rivolta di 38 anni fa – . Con determinazione ed unità possiamo raggiungere i nostri nuovi obiettivi nazionali, possiamo superare la crisi e mettere il paese in un’orbita di crescita”. E un segnale positivo in questo senso è arrivato, proprio in giornata, dal primo rapporto della cosiddetta Task Force della Commissione di Bruxelles di stanza ad Atene e incaricata di affiancare, per almeno due anni, il lavoro del team Ue-Bce-Fmi. Compito del gruppo di esperti europei, che ha parlato oggi di un “cauto ottimismo” rispetto alla situazione ellenica, non tanto il lavoro sul fronte del risanamento dei conti pubblici ma il rilancio delle misure per la crescita.

La debolezza greca in materia di progetti strutturali e la difficoltà di accesso al credito per le aziende, secondo la Task Force, sono tra i primi ostacoli da superare per il rilancio dell’economia ellenica. Per questo Bruxelles ha stanziato 24,4 miliardi di euro che serviranno a costruire infrastrutture come autostrade e superstrade, e in parte anche a sostenere il piano “Helios” per lo sfruttamento del fotovoltaico. Si tratta du investimenti che, secondo Bruxelles, avranno “un immediato e importante impatto sull’occupazione e la crescita”.

di Tiziana Guerrisi