Qualcuno ipotizza maliziosamente che la débâcle del governo Berlusconi con la sua conseguente caduta ha evitato la pesante scure sul pubblico impiego. Già il ddl Stabilità battezzato venerdì sera puntava su questa categoria.

Del pubblico impiego si è dibattuto anche poche ore fa, in piena crisi di governo, in un panel dal titolo provocatorio ma esaustivo: Pubblico pagante. Ho avuto il piacere di moderare questo incontro in occasione dell’assemblea di Rena, Rete per l’eccellenza nazionale, un network creato da giovani lavoratori e manager che si interrogano (e fanno proposte) sull’Italia che lavora, eccelle e che guarda avanti. Corrado Passera, Emma Bonino e Emanuela Poli hanno dibattuto sui bisogni disattesi dei cittadini rispetto alla Pa, ma anche sulla necessità di valorizzare le eccellenze che già esistono, che tendono con successo al risultato e al gioco di squadra nel rispetto delle regole.

Nell’ultimo numero del mensile di Emergency, E, in uno speciale dedicato agli indignados un giovane greco, indignato per l’appunto, evidenzia come nel suo paese la forbice della politica se la sia presa soprattutto con l’apparato pubblico, ovvero con tutto l’esercito dei lavoratori in forze nella pubblica amministrazione. Migliaia di posti di lavoro sono stati così tagliati proprio nella Pa greca. Il tema di chi lavora, gestisce e amministra la “cosa pubblica” è sempre più attuale: si lega ai benefici, all’idea di casta, all’agognato (ancora?) posto fisso. Porta con sé retaggi culturali legati a privilegi che stridono con disservizi e inefficienze spesso evidenziate.

In Italia operano nella pubblica amministrazione oltre tre milioni di cittadini. In queste ore la Cgil nazionale ha ricordato che i dipendenti pubblici sono già diminuiti nel 2010 di circa 60mila unità e nelle scuola di ben 32mila unità e che quindi non bisogna prendersela con loro più di tanto. In realtà siamo alla solita stregua dei proclami. Susanna Camusso ha dichiarato pochi giorni fa: “Chi ha pagato per ora tra i lavoratori del settore pubblico sono stati soltanto i precari, soprattutto quelli della scuola”.

Non stupisce. Però onestamente oggi come oggi chi è veramente disposto a difendere con azioni eclatanti, strutturate e generalizzate, il settore della Pubblica Amministrazione? Il sentore è che questa “pseudo casta” resterà sempre più isolata, non trovando solidarietà tra il ceto medio, e neppure nella politica.