Migliaia di persone, provenienti da tutta l’Isola, sono arrivate a Cagliari per protestare contro Equitalia e chiedere al governatore di dichiarare lo stato di crisi Partite Iva, commercianti, artigiani, allevatori, agricoltori, assieme a sindacati e studenti chiedono di sospendere e di differire nel tempo le cartelle esattoriali che hanno già portato alla rovina molte persone. La protesta, dopo il corteo dello scorso luglio, è tornata in una realtà dove ormai non si contano più pignoramenti, cartelle esattoriali e sgomberi. Situazione che, alla luce della pesante crisi, sta portando interi paesi alla disperazione. La protesta è stata inscenata davanti al palazzo della Regione perché il movimento vuole che la giunta proclami lo stato di crisi dell’economia sarda e blocchi, in base all’articolo 51 dello Statuto regionale, le norme della legge di stabilità nazionale. Fin quando il presidente Ugo Cappellacci non si deciderà a prendere in mano la situazione, continuerà lo sciopero della fame di sette donne, molte delle quali attiviste indipendentiste, che è giunto al quinto giorno. “Lo facciamo per il futuro dei nostri figli – dicono – perché le donne danno la vita ed Equitalia la morte”. di Lorenzo Galeazzi
Più informazioni su: Andrea Impera, caselle esattoriali, commercianti, crisi, Equitalia, partite iva, pignoramenti, Sardegna, sgomberi, Ugo Cappellacci.
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