Al via il summit del G20. Nella foto: Nicolas Sarkozy e Angela Merkel

“Dobbiamo rimettere in carreggiata l’Italia”, ha detto oggi Nicolas Sarkozy. Ha ragione da vendere. Ma a rimettere in carreggiata la Francia chi ci penserà? Ieri la gaffe (e non si è ancora capito bene se era totalmente una gaffe) di Standard & Poor’s ha creato un certo scompiglio. Nel pieno degli scambi sui mercati, nel pomeriggio, l’agenzia di rating ha diffuso fra i suoi abbonati una comunicazione urgente: downgrading per il debito sovrano francese. Insomma: declassamento immediato, fuori dalla tripla A. Dopo pochi minuti è arrivata la smentita: un semplice errore tecnico. Ma per tanti osservatori (e investitori) quella è una realtà possibile. Anzi, probabile.

Spread sotto tensione, anche per i francesi – Pure oggi la vita non è stata facile per gli Oat, i bond francesi equivalenti dei nostri Bond. Il divario di quelli decennali con i corrispettivi Bund ha ancora sfiorato i 170 punti base, il nuovo record (dal lontano 1997, quindi prima dell’euro), raggiunto giovedì. Intorno alle 18, a fine giornata, lo spread era sceso intorno ai 150 pb. Ma non tanto per una discesa dei tassi d’interesse degli Oat quanto per un aumento di quelli applicati ai titoli tedeschi. Alla stessa ora il rendimento degli Oat viaggiava sul 3,378%, dopo aver raggiunto il 3,465%, all’incirca il livello (moto alto) di giovedì. Si tratta della metà di quelli italiani (anche di più ora che i nostri tassi stanno andando giù per l’effetto Monti), ma ormai il doppio di quelli tedeschi. Tutto questo è il segnale che la sfiducia resta molto forte nei confronti degli Oat, della capacità di Parigi di mantenere sotto controllo le finanze pubbliche e, di riflesso, di mantenere la fatidica tripla A di S&P. Se si considera che in luglio lo spread Oat-Bund era pari a 60 punti base e che nel settembre il rendimento era del 2,5%,, si capisce quanto la situazione si sia deteriorata. E in fretta.

Reali problemi o solo speculazione? – Divergono le opinioni al riguardo. C’è chi ricorda che la quota del debito pubblico francese sul Pil ha superato quota l’86%, non il 120% dell’Italia. E poi la Francia resta ancora nel plotone della tripla A, quello dei primi della classe a livello mondiale per la gestione del debito sovrano. Mica l’Italia, che potrebbe scivolare nel malefico default. Le voci rassicuranti, però, si fanno sempre più minoritarie. Ieri un economista prestigioso come Jacques Attali, consigliere ai tempi di François Mitterrand, ex presidente della Bers (la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo) e oggi ascoltato consigliere anche presso Nicolas Sarkozy, non c’è andato per il sottile, spiegando: “Non facciamoci illusioni: sui mercati il rating del debito pubblico francese non è più la tripla A”. E’ stato poi criticato dal Governo. E, riguardo all’errore di Standard, l’Amf, la Consob francese, ha deciso di aprire un’inchiesta. Ma tutto questo non esclude che oggi, mentre gli Oat hanno ancora sofferto sui mercati, altre voci si sono levate a sostegno di Attali. “Ormai la questione non è se alla Francia verrà tolta la tripla A, ma quando”, sottolinea Marc Touati, economista di Global Assya: “L’allargamento dello spread con i Bund riflette un’oggettiva differenza nella gestione delle finanze pubbliche: dal 2001 in media il deficit pubblico è stato del 4,1% del Pil per la Francia e del 2,5% per la Germania”. Neanche l’ultima manovra varata lunedì scorso (per 7 miliardi, disponibili nel 2012) e quella già decisa dall’esecutivo a fine agosto (12 miliardi fra 2011 e 2012) hanno rassicurato totalmente. Olli Rehn, il commissario europeo per gli Affari economici, ha già ricordato che “misure supplementari sono necessarie per correggere ulteriormente il deficit pubblico nel 2013”. La stessa Commissione europea prevede per la Francia già l’anno prossimo un debito pubblico pari al 92% del Pil.

Quali le debolezze del modello Francia – I problemi di Parigi riguardano innanzitutto l’economia reale. La Commissione europea prevede nel 2012 (i dati sono di ieri) una crescita del Pil dello 0,6% invece del +2% cui Bruxelles puntava in precedenza e contro le previsioni del Governo francese ancora oggi di un balzo in avanti dell’1 per cento. Non solo: al di là della tripla A, una serie di cose non vanno proprio bene: se si vuole, anche peggio che in Italia. La disoccupazione sta sfiorando il 10% (contro l’8,3% italiano). Il deficit pubblico a fine 2011, quasi sotto controllo in Italia (3,7% del Pil), è stimato a Parigi per la stessa scadenza al 5,8%. Intanto, per il 2012 si prevede per l’Italia un avanzo primario (prima del pagamento degli interessi sul debito) del 2,6% contro un disavanzo del 2,1% in Francia, dove lo Stato continua a spendere più di quanto possa davvero permettersi. Fra l’altro il debito è in termini assoluti inferiore a quello italiano (1.700 miliardi di euro contro i nostri 1.900), ma è detenuto da stranieri per il 57,9% del totale (il 42,4% per quello italiano): un ulteriore fattore di debolezza. Quanto al debito delle famiglie francesi, rappresentava a fine 2010 il 55,1% del Pil contro il 45% dell’Italia. Senza contare il 61,6% della Germania, il 91,7% degli Usa e il 114,2% del Regno Unito, la terra di David Cameron, che un giorno si’ e uno no impartisce lezioncine all’Italia. Anche le imprese francesi sono molto più indebitate di quelle italiane. Se Parigi è ormai entrata nel mirino degli speculatori, non è un caso.