Il sindaco di Trani Giuseppe Tarantini

Lavoro ingrato quello del sindaco. Soprattutto se, a causa dei tagli, l’ufficio di rappresentanza non è provvisto né di parquet né di mobili con rifiniture in ebano e nemmeno di divani in pelle. Ma c’è chi si ribella. Lo ha fatto un primo cittadino pugliese, a Trani, Giuseppe Tarantini. L’anno scorso ha preso carta e penna e ha scritto ai suoi assessori e al “signor cerimoniere” (sì, il Comune di Trani ha un cerimoniere): “L’ufficio del sindaco non è idoneo al ruolo istituzionale che tale locale deve rivestire”. La sua lamentela non è rimasta inascoltata. Nel giro di qualche settimana sono cominciati i lavori di ristrutturazione. E in meno di sei mesi la stanza del primo cittadino è stata resa di nuovo ‘idonea’. Per poco meno di 240 mila euro.

“La sensazione è che gli amministratori si siano un po’ lasciati prendere la mano”, commenta ironico Mimmo De Laurentis, consigliere di minoranza del Pd. Lo stanziamento iniziale, infatti, ammontava a 11.542 euro. Con la determina del 12 marzo 2010 viene affidato l’acquisto degli arredamenti per la sala giunta e la sala del cerimoniale, senza gara di appalto, a una ditta di Trani, la Seca srl, definita nel documento “di fiducia di questa amministrazione”. Ma passano quattro mesi e viene assegnato un secondo appalto, che ha come scopo: “L’allestimento con la formula chiavi in mano della stanza di rappresentanza istituzionale del sindaco” e della sala giunta. La spesa complessiva, definita a luglio, è di 99.900 euro. Stavolta non si procede per affidamento diretto, ma si fa un’indagine di mercato per “acquisire il preventivo migliore”. Arrivano sei offerte. Viene scelta ancora la Seca srl, la ditta indicata come “di fiducia”.

Passa appena un mese e l’investimento non viene giudicato sufficiente. “Su invito di autorevoli componenti della amministrazione comunale”, come si legge nella determina del 12 agosto, i lavori vengono ampliati “con notevole incremento di materiale” e “manodopera altamente specializzata”. Così il Comune di Trani sborsa altri 40mila euro e si arriva a 111.142 euro.

Non basta. A dicembre arriva un nuovo provvedimento. Alla ditta Seca srl vengono assegnati altri 14.270 euro per acquistare, nell’ordine: una fotocopiatrice, una stampante laser, 4 librerie e materiali per la segnaletica nel corridoio degli uffici del sindaco e della sala giunta. Ma per ripristinare l’idoneità istituzionale degli uffici serve ancora un’ultima tranche di ben 69.522 euro. La spesa complessiva alla fine è di 235.234 euro. “Troppo, spese ingiustificabili”, secondo il consigliere Mimmo De Laurentis. Il sindaco, però, non ha più di che lamentarsi. Il suo ufficio ora ha un parquet, divani in pelle bianca e nera, scrivania e mobili con rifiniture in ebano, una “poltrona presidenziale in pelle nera”, nuove tende, punti luce e un videocitofono per rispondere a chi bussa alla sua porta. “Lavori indispensabili”, si giustifica il primo cittadino Tarantini, “Trani è un capoluogo di provincia e deve avere una sede comunale all’altezza, non abbiamo ristrutturato solo la mia stanza, ma anche gli uffici attigui per un totale di oltre 300 metri quadrati”. Tarantini è al secondo mandato ed è un dirigente di peso del Pdl in provincia. Nel 2007 venne a sostenerlo in campagna elettorale Maurizio Gasparri: “La tua è stata un’amministrazione buona e trasparente. Alla discussione di natura politica hai risposto non accettando imposizioni, ricatti e compromessi”, disse nel comizio conclusivo il capogruppo al senato del Pdl.

Dopo la ristrutturazione del suo ufficio, l’opposizione lo attacca duramente: “Il Comune ha grossi problemi economici, anche i revisori dei conti dell’amministrazione hanno espresso gravi preoccupazioni sul bilancio comunale”, spiega il capogruppo del Pd Fabrizio Ferrante. I soldi potevano essere spesi per cose più importanti? “Argomentazioni da frati trappisti”, risponde Tarantini, “nei comuni c’è sempre qualcosa di più prioritario rispetto ad altro. Con questa logica si rischia l’immobilismo”.

di Giorgio Mottola