La discarica di Chiaiano, fiore all’occhiello della gestione di Guido Bertolaso è stata realizzata con materiali di scarsa qualità senza rispettare i requisiti previsti dal bando di gara. A rischio l’ambiente e la salute dei cittadini. Il dato, a quanto risulta al Fattoquotidiano.it, emerge dalla relazione dell’ingegnere Luigi Boeri, consegnata al Gip nei giorni scorsi. Un lungo e documentato lavoro iniziato nel luglio scorso con analisi, carotaggi e verifiche tecniche. Una relazione che ha risposto ad 8 quesiti a partire dalla impermeabilizzazione del sito, lo stato dei luoghi e la qualità dei materiali utilizzati. Non solo l’argilla ma anche se il materassino bentonico è stato disposto su tutta la superficie così come la geomembrana, il telo di protezione che serve a evitare che il liquido di risulta penetri nelle falde acquifere. Al momento non ci sarebbe evidenza di percolamento, ma l’utilizzo di materiali scadenti, dato che emerge dalla relazione, mette a rischio la tenuta della discarica con conseguenze per la salute dei luoghi.

Dopo l’inchiesta della Procura, il perito doveva verificare la messa in opera e la realizzazione del sito secondo il progetto iniziale. E’ una fonte certa quella che spiega: “L’indagine dei carabinieri del Noe aveva accertato l’uso di materiali di scarsa qualità a partire dall’argilla, un dato che viene sostanzialmente confermato, anzi rafforzato dalla relazione consegnata che evidenzia anche la scarsa qualità del telo di protezione”.

L’inchiesta della Procura, pm Marco Del Gaudio, Antonello Ardituro e Lucia Esposito, coinvolge la ditta appaltatrice la Ibi idroimpianti e la Edilcar, azienda subappaltatrice che ha realizzato i lavori di movimentazione della terra, entrambe hanno ricevuto un’interdittiva antimafia per i presunti rapporti con i clan dei Casalesi e i Mallardo. E’ stato il pentito Gaetano Vassallo a indicare ai magistrati la vicinanza tra i vertici delle due aziende e le formazioni criminali. I militari del Noe, guidati dal maggiore Giovanni Caturano, hanno accertato l’uso di argilla di scarsa qualità, ma anche la frode in pubbliche forniture perché la Edilcar, nella realizzazione dell’invaso, avrebbe prelevato i rifiuti per riportarli di nuovo in discarica mischiati con il terreno vegetale facendosi di fatto pagare due volte. Se il progetto previsto dal bando di assegnazione non è stato rispettato, l’inchiesta è senza dubbio destinata ad allargarsi e potrebbe riguardare la commissione di collaudo che ha certificato la correttezza delle procedure mentre la discarica veniva allestita.

Un sito quello di Chiaiano che proprio in queste ore è tornato nuovamente al centro delle proteste dei cittadini contro un sospetto allargamento della discarica. La chiusura prevista per l’inizio di quest’anno è stata rimandata e continua lo smaltimento di rifiuti nell’invaso, oggi gestito dalla Sapna, la società provinciale. I carabinieri del Noe stanno valutando le denunce dei cittadini e non sono esclusi nuovi accertamenti per verificare l’eventuale illegale allargamento. La bomba ecologica continua la sua vita nonostante le promesse di chiusura.