Parigi, la grande metropoli interculturale, chiede aiuto a Reggio Emilia per cercare nuove soluzioni al problema del conflitto sociale nelle banlieues. Franco Corradini, assessore alla coesione e sicurezza sociale, è infatti in questi giorni in visita a Villier le Bel, uno dei punti caldi della periferia parigina, per illustrare i progetti di risanamento messi in atto nel centro reggiano.

E se si pensa che solo qualche anno fa, l’amministrazione di Reggio Emilia era invitata nei quartieri parigini di Saint Denis per imparare come si fa la buona integrazione, il successo fa ancora più rumore. L’occasione è il “Forum Français pour la Sécurité Urbaine”, costituito dai rappresentanti di diversi centri europei per parlare di sicurezza urbana, prevenzione e inclusione sociale. Un progetto che unisce amministrazioni dalle buona pratiche e centri più in difficoltà per cercare di trovare soluzioni concrete a problemi reali. Reggio Emilia è uno dei buoni esempi da cui Didier Vaillant, Sindaco di Villier Le Bel cerca di imparare.

“È un bel risultato per la nostra città”, ha affermato l’Assessore Franco Corradini, “essere oggi in questo forum. È il segno di un successo su cui abbiamo investito tanto, soprattutto a livello umano”. Corradini, è stato chiamato a Parigi per parlare in particolare, del risanamento del quartiere in zona stazione di Reggio Emilia, uno dei più malfamati e più a rischio della città. “Nel 2008,” ha affermato l’assessore, “il sindaco Delrio ha siglato un Patto con 150 cittadini e 14 associazioni, a cui piano piano si sono aggiunte altre persone. L’idea era quella di intervenire d’urgenza nel quartiere, per cercare di salvarlo finchè eravamo in tempo. In pochi ci credevano, perché la situazione era ed è molto delicata, ma, credo, siamo sulla strada giusta”.

Il metodo Reggio Emilia, da cui Parigi vorrebbe imparare, parla di prevenzione e prossimità sociale: intervenire prevenendo situazioni di disagio e cercare di raggiungere direttamente gli abitanti nei loro spazi. “Quello che abbiamo voluto fare”, ha continuato Corradini, “è stato dare una prospettiva al quartiere stesso, non solo ripulirlo. Quell’area è parte integrante della città e merita una sua dignità. Noi la chiamiamo “occupazione fisica dei luoghi”, ovvero raggiungere il disagio e creare qualcosa di diverso, là dove prima c’era ad esempio, un parcheggio coperto dedito allo spaccio, una palazzina in rosso o una strada soggetta al bivacco.” Una forma di recupero sociale dunque, che non aspetta che il cittadino venga a chiedere aiuto, ma che arriva direttamente là dove il territorio ha bisogno.

Dare dignità e prospettive le parole d’ordine, che si traducono concretamente in diversi progetti culturali e sociali. Ad esempio, “1,6,7, contatto”, il programma che prevede l’allestimento di laboratori di musica e teatro nei quartieri protagonisti della trasformazione urbana. È la riappropriazione di alcuni spazi su cui il Comune aveva completamente perso il controllo. Altro progetto è quello della mediazione condominiale, dove si cerca di assistere i coinquilini perché dialoghino tra di loro e non facciano andare in rosso il condominio.

L’azione poi riguarda direttamente la struttura urbanistica: ed è così che il parcheggio coperto di via Turri, è abbattuto per creare una piazza con il suo chiosco “analcolico”, oppure là dove c’è un negozio che nasconde attività di spaccio illegale, nasce una rivendita di prodotti di Libera. A non mancare inoltre, è il piano per la sicurezza. Una squadra di operatori sociali, si occupa direttamente del bivacco nell’area stazione, registrando tutti i cittadini che vivono per strada e cercando di trovare soluzioni specifiche per ognuno di loro. Le forze dell’ordine fanno il resto, con un pattugliamento diretto dell’area. “La strada è ancora lunga” ha concluso Corradini, “e la zona stazione rimane una delle aree più a rischio per il comune dell’Emilia Romagna, in termini di delinquenza e criminalità. I reggiani sono molto agguerriti su questo punto. Quello che non manca è la volontà dell’amministrazione di creare un cambiamento concreto”.

A tal proposito, Parigi e le sue banlieues hanno tanto da imparare dal sistema reggiano. 760 000 euro è la cifra di cui dispone il sindaco di Villier Le Bel, tantissimi soldi in confronto ai modesti numeri reggiani e il vero problema è come investirli. Il progetto francese è una “Maison du Quartier”, un centro per la cultura e il recupero giovanile, avanzatissimo sotto molto aspetti, ma che rimane isolato in un punto della città. Reggio Emilia ha un’altra filosofia, quella di andare direttamente nei luoghi di disagio per cercare di recuperarli e rintegrarli nel tessuto urbano ed è questo che Parigi vorrebbe imparare a fare.

di Martina Castigliani