Già incontrate in occasione del lancio del loro disco d’esordio Watcher’s Song, in cui sperimentavano un linguaggio musicale di vibrazione poetica molto intensa, vibrante, poggiato su un substrato culturale di grande spessore, le Mama’s Gan, duo umbro tutto al femminile – composto da Eleonora Beddini e Laura {ZogaroS} Montanari – tornano con Across the Road, una rivisitazione del disco forse più atipico e imprevedibile dei Beatles, celebre anche per la copertina che ritrae i quattro ragazzi di Liverpool mentre attraversano Abbey Road, sulle strisce pedonali. Fu questo un disco realizzato in fretta, senza troppe rifiniture, per tamponare una falla discografica. E forse, è proprio questo il segreto che fa di Abbey Road un disco prodigioso, con brani come Something e Here comes the sun, vere e proprie gemme preziose.

Across the Road per le Mama’s Gan è una sorta di sfida: quella di realizzare un disco tributo al celebre Abbey Road tutto in chiave femminile, con un’anima nuova, un suono nuovo, un approccio originale. E il tentativo è stato quello di andare oltre la semplice rielaborazione musicale, realizzando una sorta di riscrittura che fosse al contempo originale e riconoscibile. Tutti i brani sono stati riletti e riarrangiati in chiave moderna ed estremamente originale, privilegiando sempre soluzioni musicali di tipo acustico. Ci vuol coraggio e le Gans, devo ammettere, ne hanno davvero in gran quantità. Le abbiamo incontrate per saperne di più sull’ultimo lavoro e conoscere le motivazioni che le hanno spinte a incidere quest’album-tributo.

Accostarsi ma anche solamente avvicinarsi a dei mostri sacri è sempre un rischio, poi decidere di rivisitare in chiave femminile un album di tale spessore diventa davvero molto pericoloso… Perché avete scelto proprio i Beatles?
Perché, come probabilmente pochi altri, hanno segnato un’epoca musicale, apportando un gusto musicale nuovo, rivoluzionario. E Abbey Road è l’ultimo disco che i Beatles hanno inciso in studio, un’opera dalla struttura molto particolare, attraversata in tutta la seconda parte da un lunghissimo medley di brani giustapposti. Una straordinaria summa della loro poetica.

Nell’album figurano altre artiste, tutte donne. Come è nata questa vostra collaborazione?
Cecilia Salmè (violoncello) aveva lavorato con noi già in passato; siamo molto legate a lei e al suono che insieme riusciamo a creare. A dire il vero… diciamo spesso che è una terza Mama’s gan! Ai cori ci sono le Sessions Voices, uno splendido gruppo vocale femminile di cui Laura è ‘madre’. Poi ci sono Sofia, Debora Petrina ed Elisabetta Citterio, voci soliste, musiciste ancora prima che cantanti. E inoltre ci sono state le preziose collaborazioni di Caterina Palazzi (contrabbasso), Cristina Atzori (batteria) e Alessia Ippoliti (chitarre). Con molte di loro è stato un vero e proprio primo incontro, indimenticabile.

Prossimi progetti per le Mama’s gan?
Niente ci emoziona maggiormente che vedere la nostra musica trovare forma altrove, tra le mani di registi, danzatori, performer. Ci interessa continuare a lavorare in questa dimensione in cui la nostra musica possa suggerire ‘altro’, nella scena e nel video. Lavorare sulle immagini, sul teatro, sulle possibilità ancora inespresse del suono. Chissà che prima o poi non andremo a scrivere un vero e proprio spettacolo di musica-teatro-danza, recitato, narrato, cantato, danzato. Ecco, questo sì che ci piacerebbe. E continuare a scrivere canzoni, ovviamente, e dargli forma.