Uno dei simboli della monarchia britannica, luogo imperdibile per centinaia di migliaia di turisti ogni anno, presto potrebbe essere smantellato. Il principe del Galles avrebbe infatti intenzione di abbandonare Buckingham Palace, una volta eletto re, per andare a vivere in campagna, e più precisamente a Windsor. La rivelazione sul progetto di Carlo arriva dall’ultimo libro di Andrew Marr, famoso presentatore della Bbc, che ha scritto l’ultima biografia della regina Elisabetta, libro che uscirà in tutto il Regno Unito giovedì. A Londra già si scherza: Carlo, alla morte o all’abdicazione della madre, potrebbe diventare “il re bucolico”, come molti già lo chiamano. Lasciare la città per la campagna sarebbe il simbolo di una monarchia che si modernizza e che risparmia in tempi di austerity, scrive il London Evening Standard. Ma dietro questo progetto ci sarebbe di più.

Carlo – si mormora in città – non sarebbe mai andato d’accordo con tutto il personale di Buckingham Palace, per definizione troppo legato alla regina. Un rapporto che si sarebbe poi deteriorato dopo il matrimonio di William e Kate, lo scorso aprile. Tutto Buckingham Palace si è prodigato per avere delle nozze “indimenticabili”, tutto è stato organizzato alla perfezione. E questo non avrebbe fatto altro che far crescere in Carlo un senso di “esclusione” dalle cose reali. Invidia per il figlio? Mancanza di sintonia con l’apparato della regina? Anche autorevoli giornali come il Sunday Times arrivano a suggerirlo. Ma ora, a Londra, le polemiche sono anche altre.

Buckingham Palace diventerebbe un museo, un centro convegni, ospitando pure un enorme shop di chincaglieria reale, quella che piace tanto ai visitatori di tutto il mondo. Ma la polemica è proprio sul ruolo di Londra: se la monarchia si sposta dalla capitale, saranno sempre meno i turisti. I quali, come noto, fanno anche migliaia di chilometri per venire a vedere le finestre dalle quali la regina si affaccia, le guardie reali che stazionano imperturbabili, i vari palazzi dove abitano i vari principi, duchi, conti e così via. C’è già chi quantifica la perdita economica che Londra accuserebbe nel caso di una famiglia reale rifugiata in campagna. Non che Windsor sia proprio un agro felice, l’urbanizzazione è arrivata pure lì. Ma tutto quello che va al di fuori delle autostrade che fanno da anello alla metropoli è considerato, in un certo modo, “campagna”.

La sfida, per Carlo, è anche quella di risparmiare. È stato calcolato che per riscaldare l’enorme e “vecchio” Buckingham Palace la regina arrivi a spendere il dieci per cento dei suoi introiti. Un complesso architettonico che non fu certo costruito in tempi di efficienza energetica. Ma la sfida, per Carlo, è anche un’altra: dare un’impronta chiara e definita al suo eventuale regno – già si parla di “Epoca carolina” – fare insomma qualcosa per la quale essere ricordato negli anni, se non nei secoli. E in effetti il trasferimento in campagna non sarebbe cosa di poco conto. Se non fosse altro per le migliaia di dipendenti della casa reale da ricollocare.

L’epoca carolina, tuttavia, non è poi così scontata. Nel suo ultimo libro, Andrew Marr affronta anche il tema dell’abdicazione. La regina Elisabetta sarebbe assolutamente contraria: rinunciare al suo potere vorrebbe dire rompere il voto fatto al momento dell’incoronazione. Eppure, scrive Marr, Elisabetta ci avrebbe pensato più volte. A 85 anni la monarca inglese ha ancora un’agenda fittissima – in questi giorni sta girando in lungo e in largo l’Australia – anche perché Elisabetta ha un motto: «Per credere in me, mi devono vedere». Tuttavia, l’abdicazione non è l’unica strada. In caso di disabilità della regina o di impedimento legato alla vecchiaia, Carlo potrebbe essere nominato principe reggente. È già successo altre volte in passato, non sarebbe la prima. E, in questo caso, il principe del Galles potrebbe gestire gli impegni quotidiani della madre, fare visite di Stato, leggere i documenti di provenienza governativa – che arrivano nelle famose “scatole rosse”. Intanto, lo scorso aprile, Carlo è diventato l’erede al trono che ha dovuto aspettare più di tutti, nella storia. Quasi sessant’anni di attesa. Dorata, sì, ma anche, in un certo real modo, frustrante.

di Daniele Guido Gessa