Dall’Agenzia delle Entrate arrivano una smentita e una raffica di conferme. La prima: è falso che il governo non fa nulla per l’azienda come hanno sostenuto oggi gli imprenditori di Confindustria. E’ vero, invece, che l’azienda in questione è quella del presidente del Consiglio. Oggi l’Agenzia ha fornito alla Commissione finanze del Senato una nota che ilfattoquotidiano.it pubblica in esclusiva sull’adesione delle imprese alla “leggina” varata tra tante polemiche a marzo 2010, quella che permette alle imprese con liti pendenti col Fisco da oltre 10 anni di patteggiare pagando soltanto il 5% del valore del contenzioso. E la nota ha confermato quanto si sospettava: che la Mondadori non affronterà il terzo grado di giudizio e non pagherà i 173 milioni di euro pendenti ma soltanto 8,7 milioni. Le altre 66 società aderenti alla procedura di definizione delle controversie, tutte insieme, non totalizzano oltre 4,3 milioni. Briciole rispetto alla Modandori che pesando da sola per 2/3 dell’ammontare condonato, fa la parte.

Ma quel documento è anche l’ennesima conferma che tra il ministro Tremonti e Berlusconi è guerra totale e senza elusione di colpi. Non può sfuggire, infatti, la coincidenza temporale tra l’arrivo del documento dell’Agenzia, che dal ministero dell’Economia dipende, e la deflagrazione dello scontro tra ministro e premier. L’interrogazione in questione è rimasta infatti nel cassetto per un anno. Difficile credere che sia un semplice caso, una coincidenza. Molto più verosimile che si tratti di un segnale del ministro, ormai asserragliato dal Pdl, sul quale la maggioranza sta cercando di scaricare le colpe della crisi e dell’incapacità di tamponarla. Sul piatto, in fila, ci sono le tensioni per la manovra d’agosto che ha prodotto mugugni tra tutti i ministri e la manifesta contrarietà di Berlusconi. C’è il braccio di ferro sul nuovo vertice di Bankitalia, in stallo per i contendenti sponsorizzati da uno o dall’altro. C’è un provvedimento per la crescita che non si vede all’orizzonte perché impelagato in questo gioco delle parti. E allora ecco che arrivano quelle due paginette con il timbro delle Ministero che segnano un duro colpo per l’immagine di Berlusconi. Confermano senza più margini di dubbio e con l’imprimatur dell’Agenzia che Berlusconi tramite i fedeli parlamentari con quella leggina si è fatto un regalo personale di 164,3 milioni di euro. E che allo stesso tempo ha procurato un danno alle casse dello Stato pari a 225.840 milioni di euro. Perché a tanto, si legge nel documento, corrisponde il valore delle controversie che non saranno introitate per effetto del colpo di spugna. E che dietro ci possa essere la manina di Tremonti lo sospetta anche chi quella risposta se l’è vista arrivare come un fulmine a ciel sereno. Giuliano Barbolini è il senatore del Pd che ha sollevato per primo la questione presentando all’Agenzia delle Entrate una specifica interrogazione. Nel merito l’esito in realtà era scontato: “Un bel regalo a Berlusconi, un brutto colpo per gli italiani. E’ la riprova che quel provvedimento era una legge ad aziendam, per il 75% è andata a favore di Berlusconi”, incalza l’ex sindaco di Modena. Perfino a lui è sembrata una coincidenza sospetta che l’Agenzia si sia mossa proprio ora. “Ho pensato subito che si potesse trattare di un dispetto, anche perché la prima interrogazione l’ho presentata un anno”, racconta Barbolini. “Era settembre 2010 perché l’emendamento e il provvedimento approvato a luglio davano tempo fino al 29 agosto di quell’anno per la presentazione dell’istanza di accordo transattivo. E io immediatamente dopo ho presentato l’interrogazione per sapere chi aveva aderito e per quali importi. Nessuna risposta e la faccenda è caduta un po’ nel dimenticatoio. Poi a maggio di quest’anno Marina Berlusconi (presidente di Mondadori, ndr) in un’intervista ha sostenuto che molte aziende avrebbero tratto un gran beneficio e ha accusato gli scettici e i polemici dell’opposizione di essere ipocriti. Solleticato da questa uscita sono andato a sollecitare l’Agenzia con una seconda interrogazione per capire chi davvero ci ha guadagnato. Ma niente. L’ultima volta ho presentato una terza istanza a fine luglio. Insomma, dopo un anno esatto e tre interrogazioni la risposta arriva solo ora. Difficile credere che sia un caso l’improvvisa sollecitudine del Ministero rispetto alla reticenza manifestata per 12 mesi”.