E’ il cardinale vicario della diocesi di Roma, ma si comporta come un “maresciallo dei carabinieri” con atteggiamenti caratterizzati da “autoritarismo impressionante”. Con queste parole i parroci della capitale hanno manifestato il loro scontento nei confronti di Agostino Vallini, scelto da Benedetto XVI per sostituire Camillo Ruini alla guida della diocesi capitolina nel 2008. Il diretto interessato si è detto “molto amareggiato”, ma anche “tranquillissimo” e consapevole di poter contare sull’appoggio del Santo Padre.

Qualche giorno fa sulla scrivania di papa Ratzinger,  e su quelle di tutti i capi di dicastero d’Oltretevere, è arrivata una lettera recante la generica firma “i sacerdoti romani” per contestare il modo in cui Vallini gestisce il suo ruolo. Una missiva di due pagine scritte al computer in cui i prelati esprimono delusione e denunciano “un clima di sospetto” nel quale è impossibile avere un confronto sereno con il proprio superiore. Addirittura, il clero capitolino, come racconta un articolo di oggi del quotidiano Il Messaggero, non ha remore nel denunciare che il palazzo del Vaticano si è trasformato in “un luogo infelice dove non ci si fida più di nessuno e si è costretti al silenzio”.

La lettera lascia ipotizzare che il vicario del papa abbia un caratteraccio, che sia facile agli scoppi d’ira – uno dei quali sarebbe avvenuto due domeniche fa persino davanti ai fedeli in una chiesa della periferia romana – tanto che i parroci dichiarano di avere paura di avvicinarsi e fare richieste al loro superiore. Il quale, addirittura, scrive ancora Il Messaggero, ricatterebbe i prelati con la minaccia di lasciarli senza stipendio. Una situazione diventata talmente odiosa che alcuni sacerdoti, si legge ancora sul quotidiano romano, “avrebbero scelto la via dell’esilio volontario per sfuggire alle intemperanze, andandosi a incardinare altrove”.

Sotto accusa ci sarebbe soprattutto la durissima battaglia che Vallini sta portando avanti contro le “mele marce” costituite dai sacerdoti gay. Tempo fa, sempre dalle colonne de Il Messaggero, il cardinale vicario aveva commentato un’inchiesta pubblicata nel luglio dello scorso anno dal settimanale Panorama, e aveva auspicato “la purificazione del corpo sacerdotale con operazioni chirurgiche necessarie, da fare con coraggio e determinazione” per restituire credibilità alla Chiesa. Adesso però molti componenti della curia lo accusano di essere “ossessionato dal sospetto di omosessualità”. Così qualche giorno fa, con una presa di posizione che non ha precedenti nella curia romana, è arrivata la missiva, firmata da “i sacerdoti di Roma”.

Anche i tempi dell’invio non sembrano casuali: la lettera è stata inviata il giorno prima di un incontro del cardinale con il clero. Occasione durante la quale, poi, molti sacerdoti hanno invece ribadito “stima e solidarietà” nei confronti del porporato, sostenendo che quelle formulate contro Vallini “sono calunnie” e che alcuni episodi citati nella lettera “sono stati travisati”.

Insomma, se la missiva rischia di scatenare un terremoto nei palazzi della Curia romana, in molti fanno sapere che “non lascerà traccia” e sottolineano che anche i predecessori di Vallini, Ugo Poletti e Camillo Ruini, furono bersaglio di lettere simili.