Oggi a Parma è giorno di mercato e, tra gli ambulanti, c’è chi ha voglia di scherzare: “Maglioni, calze e poltrona da sindaco solo per oggi a metà prezzo”. Perché da oggi la città ducale rimane senza sindaco dopo le dimissioni di Pietro Vignali, rimasto in silenzio per 48 ore dopo l’arresto del suo assessore ai Servizi educativi, Giovanni Paolo Bernini su cui grava la pesante accusa di concussione e abuso d’ufficio per aver speculato sugli appalti delle mense degli asili nidi.

Un silenzio rotto solamente alle 20.30 quando è tornato in Comune con il capo ufficio stampa e il suo portavoce. “Lascio, ma da persona onesta. E con le casse del Comune arricchite di 72 milioni grazie ai fondi ex metro arrivati oggi dal Governo”.

“Mi dimetto per ridare serenità alla citta”, ha scritto ancora in una sorta di lettera aperta alla città alla quale dà l’arrivederci, visto che nelle ultime righe fa capire benissimo che la sua avventura politica non è finita: “L’amore per Parma mi ha guidato in questi anni e continuerà a guidarmi anche in futuro, se la mia gente lo vorrà. Questo è un impegno al quale non mi sottrarrò mai”.

Parole scritte al termine di una giornata convulsa dove anche il Governo nazionale ha cercato in extremis di tenere al suo posto il pupillo della “Parma, modo di vivere” stanziando 72 milioni di euro come risarcimento dei fondi ex metro. Sfiduciato dai propri partiti e ormai timoniere solitario e controcorrente, Vignali ha cercato per tutto il giorno di mediare tra i propri assessori, i vertici di Pdl e movimenti civici, sperando in sponde nazionali per riuscire a mantenere la carica di sindaco. Il tutto senza proferire parola agli organi di informazione sugli arresti che hanno dato la mazzata finale a questo esecutivo definito come “sconquassato” e “al capolinea“.

Stando alla lettera, Vignali sottolinea la volontà di volersi dimettere “già a giugno, risparmiandomi tre mesi di difficoltà e di pressioni enormi”, ma di non averlo fatto per “portare a termine opere fondamentali“.

Tant’e’ che l’ex sindaco prende quindi atto che le inchieste giudiziarie “non riguardano più solo funzionari comunali, ma esponenti dell’amministrazione”. Una “differenza decisiva” si legge nelle due pagine inviate alla stampa “che mi obbliga ad affrontare tutte le mie responsabilità, non personali, ma politiche”.

Nell’addio di Vignali si ripercorrono quindi gli anni di governo della città, facendosi carico “di responsabilità non mie, se questo può  aiutare la città a ritrovare la serenità e le condizioni per ripartire”. Un commiato da “persona onesta” scrive Vignali e che pone la parola fine ad una agonia e ad un immobilismo della macchina amministrativa che durava da giugno.

Intanto, sotto il Comune ormai chiuso e vuoto, i cittadini stappano le prime bottiglie di spumante. “Parma – esultano gli indignados che raggiungono alla spicciolata i portici del Grano – è finalmente libera”. In realtà, nelle ultime ore, Vignali è stato solo, scaricato dai partiti (Pdl e movimenti civici) che fino a ieri lo avevano sostenuto strenuamente.

Dimissioni attese da giorni, nonostante Vignali ostentasse sicurezza prima dell’entrata nel palazzo comunale, derubricando il lungo silenzio sugli scandali come “una riflessione all’interno delle forze politiche”.

Nel 2007 Pietro Vignali, uno dei pochi sindaci under 40, rappresentava il futuro. Dopo due legislature guidate da Elvio Ubaldi, che hanno portato Parma a distaccarsi dalla tradizione rossa dell’Emilia, infatti, Vignali è stato scelto come suo delfino. Una scelta non facile, ma dettata nella speranza che mettere un giovane alla guida di una città fosse davvero una svolta. Oggi, nel 2011, 4 anni dopo, Vignali è il passato: la sua legislatura è quello che i parmigiani non vogliono mai più vedere, ovvero scandali, corruzione, concussione, reati, manette, mazzette.

Laureato in Economia e Commercio, Pietro Vignali era inizialmente commercialista e Pr per i locali parmigiani. A 24 anni, dopo la laurea, diventa, su chiamata, commissario provinciale del Partito Popolare Italiano e, a seguire, prima segretario provinciale dei Cristiani Democratici Uniti (Cdu), poi esponente della lista civica Civiltà Parmigiana. Consigliere provinciale d’opposizione dal 1995 al 1999, si occupa soprattutto di ambiente, infrastrutture e sviluppo economico. Durante l’amministrazione del sindaco Elvio Ubaldi, dal 1998 al 2001 ha ricoperto il ruolo di agente per l’Ambiente del Comune di Parma, dal 2001 al 2007 quello di assessore alla Mobilità ed Ambiente; nello stesso periodo ha fatto inoltre parte del direttivo nazionale degli assessori al traffico delle città metropolitane ed è stato presidente della conferenza degli assessori all’Ambiente, che riunisce più di quattrocento comuni italiani.