Nemmeno ai tempi del fascismo. Nemmeno ai tempi della peggiore Democrazia Cristiana. Non s’era mai visto un simile mercato delle vacche attorno all’Istituto della Banca d’Italia che ebbe come governatori Bonaldo Stringher, Luigi Einaudi, Donato Menichella, Guido Carli, Paolo Baffi, Carlo Azeglio Ciampi. Bankitalia era un santuario inviolabile. Era, come il Quirinale, come la Corte Costituzionale uno di quei templi ai quali gli italiani, squassati e umiliati dalla cattiva politica, guardavano con immutata fiducia pensando che, in fondo, nel deserto c’era tuttavia un’oasi, nel mare tempestoso c’era l’isola della salvezza.

Il governo di Silvio Berlusconi viola i templi e le chiese con la stessa cieca ferocia delle orde barbariche, prive di ogni rispetto e cultura. Il duello fra berluscones e tremontiani, fra bossiani e maroniani, scilipotisti e avventurieri viene combattuto attorno a due nomi, Saccomanni e Grilli. Se i due avessero la giusta dignità, dovrebbero simultaneamente dichiarare la loro indisponibilità ad essere comprati e venduti come le donne dei paesi arretrati e primitivi. Non lo faranno mai. In tempi come questi si possono chiedere molte, troppe cose, tranne una: il senso dello Stato, il rispetto della cosa pubblica.

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