“Primarie entro il prossimo gennaio”. Così da prepararsi alle elezioni, che con “ogni probabilità saranno nel 2012”. Perché il referendum sulla “legge elettorale sarà ammesso” e a quel punto la “Lega staccherà la spina”. Del resto se questo governo “non si dimostra capace di portare a casa un vero cambiamento” l’avere la maggioranza di deputati e senatori “non basterà” a rimanere in piedi. Roberto Formigoni rilancia la necessità di rinnovamento nel Pdl, forte delle parole di Angelino Alfano (che ha confermato la volontà di indire le primarie a tutti i livelli) e di quelle di Ignazio La Russa, che ha garantito: “Berlusconi non si ricandiderà”. Così, il governatore lombardo, espressione dei cattolici del Nord e forte sostenitore di un rinnovamento etico del partito, compie un altro passo verso la sua candidatura alle primarie e, quindi, alla leadership.

Già la settimana scorsa era uscito allo scoperto (unico del Pdl), chiedendo a Silvio Berlusconi di “chiarire abbondantemente” i suoi rapporti con Valter Lavitola e Gianpaolo Tarantini, emersi dalle carte dell’inchiesta di Bari. Cose “impressionanti e inaccettabili”, secondo Formigoni. L’uso che il Cavaliere ha fatto del crocifisso nelle serate con Nicole Minetti, come raccontato al Fatto Quotidiano da una testimone chiave del processo Ruby, ha scosso notevolmente Formigoni, che ha la responsabilità di aver accettato di inserire nel suo listino bloccato l’ex igienista dentale su imposizione di Berlusconi.  A fargli da sponda a Roma c’è l’esercito degli ex democristiani che, come lui, è “sconcertato” dai comportamenti del premier. A partire da Beppe Pisanu, che continua a invocare un nuovo esecutivo, arrivando a Calogero Mannino, che ha chiesto le dimissioni.

Formigoni si spinge oltre. E chiede persino che il governo riveda la manovra economica faticosamente varata dall’esecutivo. “Supplico il governo, il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia di correggere nelle prossime settimane la manovra finanziaria. Ci sono parti che picchiano troppo sulle teste di imprese e famiglie, da sempre categorie più penalizzate”.  Una carezza, rispetto all’epitaffio sull’esecutivo: “Agli italiani non basta più la legittimità formale” della maggioranza dei parlamentari. Anche per questo è necessario un immediato rinnovamento del partito.

“Le primarie per la scelta del nostro candidato premier vanno fatte al massimo nel gennaio 2012”, dice il governatore. “Abbiamo fretta perché io prevedo che verrà ammesso il referendum elettorale non gradito nè a noi nè ai nostri alleati e quindi immagino che le elezioni nel 2012 siano la probabilità più vicina”, si dice convinto Formigoni. “Mi fa piacere che Alfano abbia confermato la necessità di primarie a tutti i livelli. E poiché ieri La Russa ha detto che Berlusconi non si ricandiderà, bisogna attrezzarsi rapidamente anche per scegliere il nostro candidato premier per le politiche”.

Anche sulle polemiche relative all’assenza di Giulio Tremonti in aula durante il voto sull’arresto di Marco Milanese (Scilipoti si è spinto fino a chiedere le dimissioni del ministro dell’Economia), Formigoni prende una posizione nettamente distante da quella della maggioranza: “Sarebbe stato un grave errore lasciare la sedia vuota a Washington, anche se è stato notato che si poteva prendere l’aereo successivo”. La vera questione, per il presidente della Regione Lombardi, è il rapporto tra il premier e il ministro dell’Economia, con quest’ultimo che dovrebbe smorzare certi suoi atteggiamenti. “Tremonti è un’intelligenza sopraffina – ha detto Formigoni – e deve accettare la collegialità del governo, deve accettare che il direttore d’orchestra sia Berlusconi. E’ Berlusconi incaricato di suonare i pezzi, poi i virtuosi nell’orchestra emergono sempre”.

A dare man forte a Formigoni, il parlamentare Pdl, Francesco De Luca. “Sono d’accordo: la Lega e parte del Pdl preferiscono le elezioni al cambio della legge elettorale. Mi pare probabile il voto a primavera”, ha detto. Eppure Alfano ha aperto alla legge elettorale, dicendosi a favore di un sistema che interrompa la  “nomina dall’alto dei deputati” e che permetta “ai cittadini” di individuare il premier. Un’apertura importante, quella dell’ex guardasigilli, ma certo non sufficiente. Perché il governo è ancora Berlusconi.