Fu Silvio Berlusconi, tramite Walter Lavitola, a trovare lavoro per Gianpi Tarantini all’interno di Andromeda. E’ quanto emerge dalla deposizione dell’avvocato del premier Niccolò Ghedini, che davanti ai magistrati di Napoli che indagano sulla presunta estorsione al presidente del Consiglio, il 13 settembre ha ricostruito tutta la vicenda. E questa rivelazione rende sempre più spinosa per il premier la questione del falso impiego di Gianpi. Infatti, Bruno Crea – titolare della cooperativa Andromeda, dove Tarantini trova impiego -, sentito come testimone, ha raccontato tutta un’altra storia, sostenendo che Tarantini arrivò da loro per caso tramite un annuncio sul quotidiano romano Il Tempo. Un annuncio che, a questo punto, ha tutta l’aria di essere stato un paravento per nascondere l’aiuto del premier e del faccendiere Lavitola. Ma andiamo con ordine, partendo dalla ricostruzione fornita da Ghedini agli inquirenti della procura di Napoli.

Tarantini, racconta il parlamentare Pdl, pur trovandosi agli arresti domiciliari, continuava a scrivere al premier, lamentando la sua situazione e chiedendogli aiuto. Un giorno la situazione si sblocca. “Berlusconi mi ha telefonato – ha dichiarato Ghedini – e mi ha detto: chiama l’avvocato D’Ascola che forse c’è la possibilita di aiutare Tarantini a trovare un lavoro, fallo venire a Palazzo Grazioli. Io ho chiamato Nico (D’Ascola, il difensore di Tarantini, ndr) e ho detto: guarda, Nico, c’è il Presidente che ti vuole parlare perche c’è la possibilità di risolvere quel problema che ti affligge”, ovvero il lavoro a Tarantini. I due, qualche giorno dopo, si presentano aPalazzo Grazioli per l’appuntamento fissato ma, al posto di Berlusconi, compare Lavitola, con il quale Ghedini ha pessimi rapporti. “Lavitola ci ha detto che il Presidente gli aveva chiesto se lui aveva qualcuno che poteva trovare un lavoro per Tarantini e che lui probabilmente aveva una persona, una cooperativa, un qualche cosa, una societa che poteva dargli lavoro”. I pm incalzano l’avvocato del premier per farsi dire il nome della società indicata da Lavitola, ma Ghedini non ricorda. Così i pm fanno il nome della cooperativa Andromeda, gestita da Bruno Crea, cognato del boss della ‘ndrangheta Natale Alvaro. Il parlamentare dice di non ricordare il nome dell’azienda “neanche sotto tortura”, ma poi aggiunge un particolare non di poco conto che riporta alla società gestita dal cognato del boss. Secondo Ghedini, infatti, Lavitola “disse che facevano pulizie, forse, non mi ricordo, che doveva andare a fare un lavoro impiegatizio”. Andromeda, per la cronaca, è una società di servizi che – lo ha dichiarato ai pm lo stesso Bruno Crea – si occupa di facchinaggio, pulizia e rifacimento delle camere d’albergo. Il lavoro di Gianpi Tarantini al suo interno? “Procurare clienti”, quindi un lavoro impiegatizio. Ghedini, a quanto pare, ricorda bene.

Smentite, a questo punto, anche le dichiarazioni fornite dal gestore di Andromeda, Bruno Crea, ai magistrati di Napoli. Secondo il cognato del boss Alvaro, infatti, il faccendiere barese non sarebbe stato raccomandato dal suo amico Walter Lavitola, bensì avrebbe risposto all’inserzione lavorativa sul quotidiano romano Il Tempo. “Andromeda mise una inserzione su Il Tempo dal momenta che avevamo bisogno di un responsabile commerciale addentrato nel mondo imprenditoriale; a tale inserzione rispose la signora Devenuto, moglie del Tarantini che telefono in ufficio parlò con me personalmente”. I due fissarono un appuntamento e in questa occasione Crea scoprì che il lavoro interessava a Tarantini. “La signora mi disse che il marito era agli arresti domiciliari – ha dichiarato Crea – e solo allora io collegai il Tarantini alla nota vicenda di cui avevo letto sui giornali”. E perché, allora, avrebbe assunto una persona con problemi giudiziari? ” Semplice: per i lavori e i contratti che Tarantini aveva promesso di procurargli con Mediaset “grazie al suo legame e ai suoi rapporti con Berlusconi”. “In particolare – ha detto Crea ai pm – Tarantini mi disse che avrebbe potuto fare affidare da Mediaset ad Andromeda i servizi di call center (inerenti per esempio alla vendita di Premium o ai reclami); poi non se n’è fatto niente”. Una ricostruzione che, alla luce della deposizione di Niccolò Ghedini, appare poco credibile.

Stesso discorso per quanto riguarda le modalità con cui Berlusconi aiutava economicamente la famiglia Tarantini. Nel memoriale presentato ai pm partenopei a firma del premier, infatti, (in cui non peraltro non si fa riferimento ai 500mila euro che costituirebbero la presunta estorsione ai danni del presidente del Consiglio), Silvio Berlusconi scrive che ha versato ai Tarantini somme di denaro che variavano dai 5mila ai 10mila euro tramite Lavitola e, raramente, tramite la sua segretaria. Solo ed esclusivamente “piccole somme”, quindi. Secondo quanto dichiarato il primo settembre ai pm da Fabio Sansivieri (amministratore di Pesquiera Italia e, come lui stesso dichiara, dipendente di Lavitola) la situazione sarebbe diversa. “Dalla primavera di quest’anno ho ricevuto in due occasioni sornme di danaro contanti per circa 200.000 euro complessivi – ha detto Sansivieri – . Queste somme mi sono state consegnate in due trances da Chavez Rafael, autista e persona di fiducia del Lavitola. In occasione di queste consegne, il Lavitola mi ha chiamato e mi ha detto come dovevo distribuirle. Queste somme sono state in parte mandate al cugino Lavitola Antonio, in parte ad Enzo Valori, in parte a Nicla Tarantini. Ricordo che le banconote erano tutte in taglio da euro 500 e per una parte delle stesse, il Lavitola mi chiese che per precauzione le cambiassi in tagli più piccoli, raccomandandomi, altresi, di disfarmi al più presto delle stesse per evitare che venissero trovate. A proposito di tali somme, ricordo che in più occasioni il Lavitola mi disse che provenivano dal presidente del Consiglio e che venivano materialmente prelevate dal menzionato Chavez Rafael, che poi le portava a me. Quest’ultima circostanza non mi sorprese, tenuto canto della notorietà dell’amicizia che intercorre tra il Lavitola ed il presidente Berlusconi“.

Dall’audizione di Niccolò Ghedini, inoltre, emergono altri particolari interessanti sulla vicenda, seppur meno rilevanti ai fini dell’indagine. Il senso di Berlusconi per “tutti coloro che vengono toccati da vicende giudiziarie”, ad esempio, dipende da una “solidarietà istintiva per riflesso condizionato”. A sostenerlo è stato proprio Ghedini. Durante la deposizione del 13 settembre scorso davanti ai pm di Napoli, il parlamentare Pdl risponde così ai magistrati che gli chiedevano se avesse mai consigliato al suo assistito di interrompere i rapporti con il faccendiere barese, che lo avrebbe già danneggiato a causa dell’esplosione mediatica della vicenda escort. Ghedini ammette di averlo fatto a più riprese, specie per quanto riguarda la cessione dei famosi 500mila euro, ma – aggiunge – “il presidente Berlusconi era graniticamente convinto che tutta la costruzione accusatoria fosse totalmente infondata” e che non fosse vera “la storia della droga e che Tarantini era una persona assolutamente impeccabile, che era un bravo imprenditore e che lui non aveva mai visto niente di illecito e che al massimo era venula una o due ragazze”· Per il presidente del Consiglio, quindi, anche dopo che i giornali avevano svelato il via vai di donne dalle sue residenze, Tarantini è “un imprenditore travolto da una vicenda giudiziaria in cui non c’entra nulla, che è stata amplificata perché l’hanno collegata a me e, quindi, e uno a cui bisogna dare una mano perché ingiustamente perseguitato”.

L’avvocato del premier, poi, spiega il motivo del suo rapporto conflittuale con Walter Lavitola. Nel 2008, ha raccontato Niccolò Ghedini agli inquirenti, Lavitola aspirava a una candidatura alle elezioni politiche “ovviamente in una posizione tale da poter essere eletto”. E il legale, che per sua stessa ammissione ha sempre collaborato alla compilazione delle liste, si oppose, sostenendo che, dalle notizie che circolavano sulla stampa,Lavitola non godeva proprio di un’ottima fama. “Sia io che il dottor Letta – questi in maniera ancor più vivace di me – avevamo sconsigliato il presidente Berlusconi di non frequentare questo signor Lavitola, che sarà una persona simpaticissima, piacevolissima, ma che non ci entusiasmava per ciò che veniva prospettato”, ha raccontato Ghedini. E Berlusconi, che, ha aggiunto il legale e parlamentare Pdl, “è uomo così generoso, generoso di sè” spiegò a Lavitola la ragione della sua candidatura proprio con la contrarietà dell’avvocato e di Letta. E quando l’ex direttore dell’”Avanti!” (ed ex giornalista, visto che è stato radiato dall’ordine dei giornalisti) lo venne a sapere, “andò in ufficio dal presidente e, parlando con Marinella (Brambilla, segretaria del premier, ndr), fece delle minacce di tipo fisico”, ha spiegato il penalista. Che pone proprio questa vicenda alla base della sua estraneità a Lavitola: “Io posso mai frequentare uno come Lavitola che mi viene a fare minacce di tipo fisico?..Mi sono limitato a esprimere un parere, e adesso dice di volermi bastonare fisicamente”. Una vicenda che ha in sé un che di esilarante, ma è tutto vero, assicura Ghedini, che ha invitato gli stessi pm a una verifica: “Se lo domandate a Marinella se lo ricorda perfettamente questo episodio”.