Il processo, per presunte tangenti pagate da dipendenti Ansaldo Energia a ex dirigenti di Enelpower e Enipower, era iniziato un anno e mezzo fa. Oggi è arrivato il verdetto del Tribunale di Milano, che ha deciso di confiscare 98,7 milioni di euro alla società di tecnologia che fa parte del gruppo Finmeccanica. Il collegio, presieduto da Oscar Magi, ha anche emesso nove condanne (che vanno da due a tre anni e sei mesi) di reclusione e ha assolto per intervenuta prescrizione l’ex amministratore delegato di Enel Produzione, Antonino Craparotta, e l’ex Ad di Enelpower, Luigi Giuffrida. Siamo al primo grado di giudizio.

L’inchiesta, partita nel 2003, ipotizzava il versamento di tangenti per l’assegnazione di appalti di centrali e turbine nel caso di Enelpower, società del gruppo Enel, e “ricorrenti e sistematici episodi corruttivi nell’ambito dell’assegnazione e gestione di gare pubbliche per la fornitura di impianti macchinari e componenti” per Enipower, società controllata da Eni. A luglio 2009 il gup di Milano, Bruno Giordano, aveva disposto il rinvio a giudizio per 42 persone e 16 società, tra cui proprio Ansaldo. L’azienda ha violato la legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle società per i reati commessi dai propri dipendenti. I pm avevano chiesto sei anni e mezzo di reclusione per Craparotta, Giuffrida e per Gabriele Caressa, ritenuto il “braccio operativo” di quest’ultimo. I tre erano accusati di associazione per delinquere, ma i giudici hanno dichiarato la prescrizione e hanno, invece, condannato nove imputati tra intermediari ed ex responsabili delle società. Altri sono stati assolti nel merito dalle accuse, come l’allora dirigente di Snam Progetti, Marino Agostinelli, difeso dall’avvocato Fabio Schembri.

L’importo delle tangenti, secondo le stime fornite dalla Guardia di Finanza in una nota relativa alla chiusura delle indagini del luglio 2006, è di circa 27,5 milioni di euro.