Comunione e liberazione si fa la banca con i soldi dei riminesi. Si tratta di Carim, la Cassa di risparmio di Rimini che ha ricevuto un secco no da Bankitalia all’ipotesi di ricapitalizzazione studiata dal cda della fondazione, di base ciellina, che la controlla.

La stessa fondazione che oggi tenterà di correre ai ripari in un consiglio generale indetto per discutere della difficile situazione che sta vivendo l’istituto di credito. A rischio sono la centralità del suo azionariato riminese, ma soprattutto l’esistenza stessa della banca. La possibilità che Carim venga assorbita da un altro big del settore come Banca Intesa, o Ubi Banca non è da escludere.

Il management di Carim è controllato al 71 per cento da una fondazione i cui quadri dirigenziali sono espressi in seno al movimento di CL, mentre i 7 mila piccoli azionisti, che controllano il 29 per cento del capitale della banca, sono esautorati dalle decisioni che contano. A denunciarlo è il Movimento 5 Stelle di Rimini che si è fatto promotore di un forum a sostegno degli azionisti di minoranza di Carim.

La banca riminese nel 2010 era stata commissariata, assieme al Credito di Romagna, per “gravi irregolarità” legate a rapporti poco chiari con istituti di credito della Repubblica di San Marino. I motivi: riciclaggio, mancata trasparenza, gravi perdite patrimoniali.

Sono in parecchi i grillini che, possedendo azioni della banca, hanno interessi diretti nel suo valore di capitalizzazione. “Siamo curiosi –come si apprende in un loro comunicato stampa- di sapere i nominativi di quei 34 fortunati che nel settembre 2010 sono riusciti a disfarsi di 85 mila azioni a 21 euro per un totale di 1,8 milioni, quando la normale attività di vendita aveva una media di 10 mila azioni al mese”. “Picco a dir poco sospetto –prosegue la nota- proprio nel mese del commissariamento, comunicato il 28 di settembre, in considerazione anche del deliberato aumento di capitale che regalava 4 azioni ogni 10 possedute”.

I 5 Stelle scendono in campo a fianco dei risparmiatori che “dovranno pagare i danni di chi ha contato, ma che in questo caso vuole contare ancora”. E si scagliano pertanto contro la fondazione che controlla il consiglio di amministrazione della Carim, “sempre in mano ai soliti noti”, che hanno permesso di “dare il via alle sciagurate operazioni con la sventurata Lehman Brothers e di elargire crediti fuori controllo ai grossi gruppi immobiliari, fino a far dichiarare il commissariamento a Banca d’Italia”. “E chi sono questi pochi soggetti a Rimini –si chiedono i grillini- se non i soliti costruttori e palazzinari, aiutati dalla politica con le varianti e dai finanziamenti degli amici?”

Addentrandosi nel gotha della fondazione, che detiene il controllo della cassa di risparmio, si scoprono i nomi del presidente Massimo Pasquinelli, ciellino di ferro ed ex segretario della Dc di Rimini negli anni ’80, il ponte tra la fondazione e la Curia. Ciellino doc è pure il direttore Valentino Pesaresi, uomo di fiducia dell’ex presidente Luciano Chicchi. Antonio Polselli è membro, designato dalla Curia, del consiglio generale della fondazione (un ‘parlamentino’ di 18 membri). È stato capolista di Rimini Più, la cosiddetta “lista dei curiali”, alle ultime elezioni.

Segue Riccardo Bellotti, colui che cura la rassegna stampa della Carim. Bellotti è parte anche dell’ufficio stampa della Compagnia delle opere di Rimini, lavora con il Meeting di CL ed ha collaborato con la lista Rimini Più.

Nell’ufficio stampa vero e proprio della fondazione siede Cesare Trevisani, che svolge la medesima funzione per la Karis (fondazione che gestisce le scuole di CL) ed è direttore di “Meeting oggi“, giornalino quotidiano distribuito durante il meeting.

C’è anche una donna ai piani alti della fondazione Carim: è Nadia Canini (moglie di Domenico Pirozzi fino a poco tempo fa presidente della Compagnia delle Opere) con un contratto a progetto da molti anni nell’ “ufficio eventi” della fondazione.

Dulcis in fundo viene Vincenzo Leardini, un albergatore-ristoratore di Riccione, legatissimo a CL, già consigliere della Fondazione e di seguito nel cda di banca Carim. Leardini è uno dei consiglieri soggetti a commissariamento e sanzioni. Dalla Fondazione ha ricevuto in esclusiva l’uso di Villa Mattioli, sulle colline di Rimini, per la sua attività di catering.

“Quanto pagheranno ancora i piccoli risparmiatori che detengono azioni Carim non è dato sapere –precisano i grillini-, fino a quando i commissari di Banca Italia non renderanno noti i numeri di bilancio al 30 giugno 2010, numeri che si ipotizzano alquanto infelici e che andranno a impattare fortemente sul valore di capitalizzazione della banca e di conseguenza sul valore della singola azione, che era 21 euro solo un anno fa e che, si vocifera, arriverà a un 20-30 per cento dell’allora valore”.

I tecnici di Mediobanca, l’advisor incaricato di progettare le soluzioni di rilancio del sistema Carim, hanno individuato 4 possibili strade che vengono rivelate in un comunicato della fondazione: “Mantenimento dell’autonomia di Banca Carim rispetto a una maggioranza azionaria in capo a fondazione Carim attraverso una ricapitalizzazione; cessione del controllo della Banca; individuazione di un partner industriale di minoranza; aggregazione di Banca Carim con un’altra realtà bancaria di dimensioni analoghe”.

Per cercare di capire quale di questi scenari si delineerà, oggi si terrà il consiglio generale della fondazione Carim. Ma da Bankitalia non arrivano notizie confortanti: non è piaciuto il piano di ricapitalizzazione proposto dalla fondazione che mirava a mantenere il controllo di maggioranza, garantendo che la proprietà della banca rimanesse in mani riminesi. Bankitalia vuole un partner industriale, un’altra banca.

Al di là del futuro della banca, resta aperta la questione giudiziaria. Accertare le responsabilità penali e civili toccherà alla Magistratura. Intanto nell’auspicio “che venga fatta un’operazione di grande trasparenza, rendendo pubblica la relazione conclusiva dei commissari, identificando le responsabilità precise delle decisioni prese e allontanando tutte quelle persone che hanno avuto voce in capitolo sulla gestione della banca”, i seguaci di Grillo rimangono vigili di fronte a quella che reputano una “strana iperattività dei soliti noti, che dormivano tranquilli quando la banca si avviava gestionalmente verso il baratro”.