Il consiglio di amministrazione della Rai ha bocciato la proposta di contratto con la Fandango portata dal direttore generale Lorenza Lei per la realizzazione del programma “Parla con me” di Serena Dandini. Cinque i voti contrari, tutti espressi dai componenti di maggioranza, contro i quattro a favore, provenienti dai consiglieri di opposizione e dal presidente Paolo Garimberti.

Il format condotto dalla comica romana, quindi, rischia di non tornare sugli schermi della televisione pubblica, anche se la prima puntata era già stata fissata per il 27 settembre. Salta quindi l’accordo di martedì scorso che prevedeva uno sconto del 5 per cento rispetto al contratto del 2010: 32.000 euro a puntata contro i 34.500 della stagione passata. Una soluzione che, secondo il dg Lei, consentiva di soddisfare l’esigenza aziendale di ottimizzare i costi.

Duro, ma anche ironico, il commento della diretta interessata: “L’unica soddisfazione di una giornata amara è di averli stanati, mi hanno accusato di essere avida, di volere troppi autori. E, pezzo a pezzo, abbiamo smontato ogni pretesto. Ora e il re è nudo e tutti hanno capito perchè non andiamo in onda!”. Secondo la conduttrice questa è la prova che “mai come adesso l’azienda è sotto occupazione politica” e si è dichiarata dispiaciuta “per gli abbonati che ci hanno dimostrato sempre un enorme affetto”. Poi ha chiuso con una promessa: “ci ritroveranno presto altrove”.

Si rammarica anche Paolo Garimberti, sottolineando che la spaccatura all’interno del Consiglio “non si verificava da mesi”. Il presidente del Cda spiega di aver votato a favore “per coerenza con i palinsesti approvati praticamente all’unanimità prima dell’estate” ma anche “per tutelare l’immagine della Rai”. Il no di oggi al programma della Dandini è, ha continuato, “aziendalmente incomprensibile, tanto più quando, nella stessa seduta, si è dato il via libera alla riproposizione dell’Isola dei famosi”. Un programma che di certo non risponde proprio a quelli che dovrebbero essere gli obiettivi del servizio pubblico. Contro la decisione del Cda si inalbera anche Lucia Annunziata, che la definisce senza mezzi termini “una vergogna” denunciando che il Cda “ha ancora una volta messo i suoi piccoli interessi di parte davanti a quelli della Rai”. La giornalista ed ex presidente della Rai conclude dichiarando di considerarsi “sciolta da ogni obbedienza nei confronti di un organo che opera con tali modalità”.

Ma sull’accaduto arrivano anche dal mondo della politica e dei sindacati. Vincenzo Vita, componente Pd in commissione di Vigilanza sul Servizio pubblico, parla di “inesorabile caccia alle streghe nella Rai” e di “scandalo di una tv di Stato che si sta suicidando strada facendo”. Secondo il politico, nell’azienda non c’è spazio per chi si colloca fuori dal pensiero unico: “Questa volta è il turno della Dandini”. E poi l’avvertimento: “Porremo, con durezza, tutto questo in commissione che è il luogo dove discutere dell’agonia della Rai”. La Cgil, che per bocca del segretario confederale Fulvio Fammoni fa sapere: “con questa scelta la Rai divorzia dal proprio pubblico: i programmi di maggior successo vengono chiusi, oppure rinviati nel tempo e spesso poco pubblicizzati, mentre si mperdono professionalità, artisti, testate e con essi l’intera storia del servizio pubblico”. Secondo fammoni “è evidente che la Rai subisce pressioni esterne che niente hanno a che vedere con scelte aziendali, ma che sono dettate da un imperversante conflitto di interessi”.