Mentre il governo è alla ricerca di salvagenti anche dall’economia del Sol Levante, c’è un “amico italiano” che sembra stia riscuotendo il pieno di successi nel Paese della Grande Muraglia. È Romano Prodi, in Cina da qualche giorno per una serie di incontri privati con esponenti delle istituzioni e della finanza della Repubblica Popolare.

Il primo, in ordine cronologico, avrebbe avuto luogo ieri e si tratterebbe di un faccia a faccia serale con Gao Jian, vice governatore della China Development Bank. Un altro appuntamento – avvenuto sempre a porte chiuse – sarebbe stato con il vice premier e futuro capo del governo Li Keqiang, leader orientale insieme a Xi Jinping, venuto in Italia a inizio della scorsa estate e candidato a diventare prossimamente presidente della Cina.

La popolarità di Romano Prodi nella nazione che ormai ha svestito da tempo i panni dell’economia emergente non si misura però solo dai rendez vous di questi giorni. Ci sono anche altri elementi di cui tenere conto, a iniziare da un articolo riportato sulla prima pagina del quotidiano di punta China Daily. Motivo: Prodi viene indicato come uomo a cui farebbe riferimento Dagong, agenzia di rating che, a livello internazionale, ha insidiato (e continua a farlo) le posizioni dominanti di colossi statunitensi come Standard and Poor’s e Moody’s.

Tutto questo tuttavia non rappresenta tanto una novità quanto una conferma. Se in passato era stato l’ex segretario di Stato americano Henry Kissinger il nodo di raccordo tra economia cinese e d’oltre oceano Atlantico (sarebbe stato l’artefice dell’incontro tra Richard Nixon e Mao Tse Tung, avvenuto negli anni Settanta), ora Romano Prodi vestirebbe lo stesso ruolo in rappresentanza del continente europeo. Del resto, il Professore con natali bolognesi è stato l’unico italiano che ha partecipato, su invito di Pechino, a tenere una serie di lezioni presso la scuola del partito comunista cinese. E oggi, a quanto risulta da informazioni trapelate al termine degli incontri che hanno avuto luogo nei giorni scorsi, sarebbe l’interlocutore privilegiato nella lettura, nell’interpretazione e della reazione alla crisi economica e finanziaria che ha investito il mondo occidentale.

Prodi, parlando con i giornalisti, ha affermato di non aver affrontato il problema dell’ eventuale acquisto di titoli del Tesoro italiano da parte di entità cinesi con ”nessuno dei miei interlocutori”. ”Sarebbe stato irragionevole se l’ avessi fatto”, ha sottolineato.