Sì al il conflitto di attribuzione nei confronti della Procura di Milano sull’inchiesta Ruby che coinvolge il presidente del Consiglio. E’ il risultato della votazione al Senato, con 151 sì , 129 no e due astenuti. Come già aveva fatto in aprile la Camera, anche l’aula di Palazzo Madama ritiene che solo il Tribunale dei ministri sia competente a occuparsi della questione della telefonata di Silvio Berlusconi alla questura di Milano per far rilasciare Karima El Mahroug, in arte Ruby Rubacuori. Il procedimento è invece attualmente aperto presso il tribunale di Milano. Sulla questione deciderà dunque la Corte costituzionale.

A favore hanno del conflitto hanno votato i senatori di Pdl, Lega, Coesione nazionale-Io Sud-Forza del Sud. Contrari Pd, Idv, Udc e terzo Polo. L’atto del Senato infiamma subito la polemica politica: “E’ una marchetta nei confronti del presidente del Consiglio”, ha detto in aula la presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, “un ulteriore espediente per allontanare il tempo in cui dovrà rispondere al suo giudice”. Il conflitto di attribuzioni, ha aggiunto, “è del tutto destituito di fondamento”. Di “ennesima buffonata” ha parlato Felice Belisario per l’Idv, che ha chiesto alla maggioranza di “fermarsi sulla soglia” del burrone. E per il collega di partito (e avvocato di lungo corso) Luigi Li Gotti, il “ricorso fatto dalla Camera contiene una serie di bestemmie giuridiche. Non è possibile che ogni volta che ci imbattiamo nel nome di Silvio Berlusconi dobbiamo fare gli slalom fra gli articoli del codice”. Perché “costituendoci saremmo responsabili di peculato per uso di soldi pubblici per fare un favore ad una persona. Sprecheremmo soldi che non sono nostri.”

Un giudizio tranciante arriva anche dall’ex magistrato Felice Casson, senatore del Pd: “La proposta di elevare conflitto rappresenta gravissimo esempio di strumentalizzazione delle istituzioni” e nasconde “un mera strategia processuale della difesa del premier che finisce per trasformare il parlamento in una sorta di appendice del collegio difensivo”. Insomma, la “strumentalizzazione” delle istituzioni a “fini privati”.

Sul fronte della maggioranza, Alberto Balboni (Pdl) ha invece sottolineato in aula  l’interesse del Senato “a intervenire per tutelare le prerogative del Parlamento. Accettare l’interpretazione dei giudici milanesi”, ha aggiunto, “significherebbe accettare un’interpretazione contraria al principio della leale collaborazione fra poteri dello stato”. Per il leghista Sandro Mazzatorta, la procura di Milano “ha sottratto al tribunale dei ministri e al Parlamento la conoscenza dei fatti, diminuendo oggettivamente le garanzie che la costituzione prevede per i ministri e anche per il primo ministro di questo paese”. La decisione dell’aula, ha aggiunto, “è molto semplice: non dobbiamo fare o rifare il processo. Bisogna solo evocare ancora una volta la correttezza dei comportamenti da parte di tutti. Procura di Milano inclusa, che non è sopra la costituzione”.