Adesso nella Lega è davvero burrasca. In queste ore la frattura tra i leghisti di governo e quelli del territorio appare sempre più profonda. L’ultimo atto della saga si è consumato in occasione del direttivo federale di lunedì sera, quando in via Bellerio si sono riuniti i big del partito, pare convocati dal giovane Renzo Bossi. Sul tavolo della discussione diversi temi, dal Giro di Padania fino alle proteste dei sindaci contro la manovra fiscale.

Ed è proprio quest’ultimo il pomo della discordia. Sembra che le proteste delle ultime settimane, sostenute anche da sindaci della Lega Nord, abbiano messo in imbarazzo i leader, che appaiono impotenti di fronte ai rigori imposti dalla manovra e insofferenti di fonte alle lamentele della base. Il nervosismo deve essere veramente alle stelle se lo stesso Umberto Bossi, incalzato sul tema delle proteste a cui prendono parte anche i sindaci della Lega Nord, ha risposto alla sua maniera: “Se vanno in piazza si vede che hanno tempo da perdere”.

Dichiarazioni a parte sconvolge il documento emerso dal direttivo federale guidato da Umberto Bossi, una delibera che invita i borgomastri del Carroccio a non aderire allo sciopero indetto dall’Anci per giovedì 15 settembre. In una posizione particolarmente complicata il sindaco di Varese Attilio Fontana, che nella doppia veste di primo cittadino leghista e presidente di Anci Lombardia non si è mai risparmiato nel criticare la manovra e bacchettare il governo. Questa mattina lo stesso Fontana ha dichiarato: “Non commento prima di aver visto con i miei occhi la delibera di cui si parla e aver letto cosa dice esattamente”, salvo poi puntualizzare che: “Al momento tutte le ipotesi sul mio futuro sono plausibili: può essere che vada avanti nella mia battaglia, ma se dovessi rinunciarvi non sarei più nelle condizioni di rivestire il ruolo di presidente di Anci Lombardia”.

Nel corso della giornata si sono poi susseguite attestazioni di solidarietà e stima nei confronti di Fontana da parte di diversi rappresentanti regionali dell’Anci a partire dal sindaco di Potenza Vito Santarsiero, per arrivare al sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, vice presidente dell’associazione dei comuni italiani, che rimarca il ruolo dei sindaci “chiamati a rispondere alle loro comunità, non ai diktat dei partiti”, aggiungendo poi: “Se dire la verità alle proprie comunità significa doversi sentire fuori dai partiti, allora quei sindaci hanno avuto il coraggio di dire la verità”. “Le ragioni dei sindaci e delle loro proteste – ha aggiunto – restano ancora tutte in campo, contro una propaganda che appare perlomeno fuori luogo”.

Fisicamente la delibera vergata dal Senatur è arrivata ai sindaci in serata e recita testualmente: “Il direttivo federale ha deliberato che i sindaci iscritti non devono partecipare alle manifestazioni di protesta contro la manovra economica”.

Un documento che per molti rappresenta un vero e proprio pugno nello stomaco. Lo si capisce componendo il numero di qualche sindaco leghista, specialmente in provincia di Varese, nel cuore pulsante della Padania. Chi risponde si trincera quasi sempre dietro un “no comment”. È così nel caso del sindaco di Morazzone, Matteo Bianchi, che si limita ad aggiungere: “Prenderò una decisione nelle prossime ore. Quello che dico è che la battaglia portata avanti dai sindaci è stata fatta in favore dei comuni e del territorio, nel nome dei principi della Lega”. Mario De Micheli, sindaco di Caronno Varesino: “La delibera mi è arrivata ora via fax. Beh, che dire, io non ho mai partecipato a nessuna manifestazione, ma so solo che ai comuni arrivano sempre meno soldi, mentre la casta romana ha mantenuto tutti i privilegi. Peccato che qui ci sono sempre solo io a dover spiegare ai cittadini perché non posso asfaltare le strade”. Anche il segretario provinciale del Carroccio, Stefano Candiani, ha qualche remora nel rispondere alle domande sullo sciopero di giovedì e sulla delibera leghista: “Al di là di quello che dice o non dice l’Anci ci sono i cittadini a cui dare una risposta. È chiaro che come sindaco mi sento in dovere di rappresentare le pretese e le richieste dei cittadini presso gli enti superiori, il tutto in linea con quello che ha sempre sostenuto la Lega. Una cosa è certa, ne ho piene le balle di leggere che dobbiamo pagare le tasse e tirare la cinghia”. Insomma, il clima all’interno della Lega è sempre più da resa dei conti.