Nella Germania che ha dato i natali a Papa Ratzinger, la fiction tedesca “Un ciclone in convento”, ha un seguito di pubblico enorme da quasi un decennio. In Italia è riconoscibile per lo più perché il protagonista è Fritz Wepper, famoso in Italia per aver interpretato la parte del fido ‘Klain’ accanto all’indimenticabile Horst Tappert alias L’ispettore Derrick. Ma ora la soap tv viene censurata dalla Rai. Colpa della puntata numero 8 dal titolo “Romeo e Romeo”, nella quale viene celebrato un matrimonio tra due uomini in mezzo a suore che applaudono e cittadini festanti. Meglio cambiarla, avranno pensato a viale Mazzini, con una puntata dal titolo più sobrio: “Un nonno mitico”. La principale rete pubblica tedesca, Das Erste, dalle quale la tv di Stato italiana ha acquistato le puntate, non ha avuto problemi a mandare in prima serata la puntata sull’amore gay, ma sulla cattolicissima Rai1, meglio di no.

Secondo i siti specializzati di tv non è la prima volta, però, che la serie subisce censure legate ai temi dell’omosessualità. Polemiche si erano già sollevate su una precedente puntata, dal titolo: “Una classe difficile”, in cui fu tagliata dalla Rai la scena di un bacio tra due donne.

Il deputato del Pd Paola Concia, che proprio a Francoforte si è sposata, ha presentato in merito un’interrogazione urgente. “L’ho presentata alla commissione di Vigilanza per chiedere a Rai1 che venga trasmessa la puntata censurata e perché spieghi i motivi di tale taglio” e mentre è al telefono con ilfattoquotidiano.it le squilla la linea di casa, dall’altra parte c’è la radio tedesca Ard. La domanda del giornalista alla parlamentare italiana è secca: “Onorevole, come mai la vostra prima rete si scandalizza per la scena di una fiction e lascia correre sul Bunga bunga che tocca il primo ministro?”. La Concia sorride, risponde che “il nostro è uno strano Paese, dove si santifica la famiglia, ma dove al di fuori di questa si può fare di tutto”. Riprende a parlare con noi del sito. “Vede caro fattoquotidiano.it i tedeschi non giudicano solo i nostri conti pubblici, ma giudicano anche la libertà d’informazione, il rispetto dei diritti, la tolleranza dei nostri governanti ipocriti, eppure – continua – dopo il mio matrimonio con Ricarda, continuano ad arrivarmi decine di messaggi, lettere, mail di congratulazioni da parte di cattolici praticanti italiani”.

La Rai, intanto, tenta la difesa, il direttore della prima rete, Mauro Mazza, prima dice all’agenzia Adn Kronos: “Non c’è stata nessuna volontà censoria”, poi si contraddice, “avevamo la necessità di togliere una puntata della serie per problemi di spazio editoriale, abbiamo deciso – spiega – di togliere questa in quanto il matrimonio gay avveniva sull’altare di una chiesa cattolica. Una situazione che, probabilmente, ci avrebbe creato problemi. Ma – afferma – non c’è stata nessuna volontà censoria”. Nel frattempo le associazioni per la tutela dei diritti degli omosessuali insorgono. “Inviteremo i gay a non pagare più il canone“, dichiara Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center e i siti dei movimenti lgbt linkano sulle loro homepage la notizia della puntata “blasfema”.