Il procuratore della Repubblica di Bari Antonio Laudati

Il procuratore della Repubblica di Bari Antonio Laudati rivelò a Nicola Quaranta, avvocato di Gianpaolo Tarantini, informazioni riguardanti le indagini a carico del suo assistito. E’ questa la tesi accusatoria sostenuta dai pm della procura di Lecce, che hanno aperto un fascicolo sull’operato dei colleghi di Bari, al quale è poi seguita un’indagine anche da parte del Csm. L’inchiesta si basa su alcune intercettazioni contenute nell’ordinanza della procura di Napoli.

Ieri Nicola Quaranta è stato ascoltato in qualità di testimone dai pm napoletani titolari dell’inchiesta sulla presunta estorsione da parte di Valter Lavitola e Gianpaolo Tarantini nei confronti di Silvio Berlusconi. Oggetto dell’audizione, cui hanno preso parte anche i magistrati di Lecce, sono stati proprio i rapporti del difensore dell’imprenditore barese con Laudati, con i suoi più stretti collaboratori e con la polizia giudiziaria.

In alcune conversazioni intercettate dalla magistratura partenopea tra Tarantini e Lavitola, infatti, Laudati viene descritto dall’imprenditore come persona in grado di offrirgli una copertura nell’inchiesta sulle escort. Copertura che, per l’accusa, consisteva proprio nella rivelazione di notizie relative a Tarantini all’avvocato di quest’ultimo, Nicola Quaranta.

Il legale  – al quale è stato notificato un decreto per sollevarlo dal segreto professionale –  durante l’audizione durata circa due ore ha smentito di aver ottenuto sia da Laudati sia da altri magistrati della procura barese informazioni sulle indagini in corso. Così come ha respinto l’ipotesi che l’inchiesta sia stata rallentata. Tanto è vero, si è difeso, che ci sono “non uno ma cinque fascicoli ancora aperti” a carico del suo assistito. A difesa della sua tesi, Quaranta ha depositato una memoria di otto pagine nella quale descrive anche nel dettaglio i tre incontri avuti con il procuratore Laudati.

Il primo fu alla fine del settembre 2009, dopo il fermo per spaccio di droga di Tarantini. Il secondo risale ad aprile 2010: il legale criticò il trattamento “troppo severo” che la procura riservava al suo assistito, negando tutte le richieste della difesa, compresa quella che riguardava le sedute di fisioterapia per la riabilitazione del ginocchio di Tarantini. L’incontro più recente è quello del giugno scorso, durante il quale Quaranta contestò a Laudati il cambio di rotta della procura, che aveva ritirato la proposta di patteggiamento a due anni e sei mesi – in un primo momento accordata – chiedendo invece la condanna con il rito abbreviato a quattro anni e quattro mesi per Tarantini. (In quel caso, poi, il gup fu di diverso avviso e condannò l’imprenditore a soli due anni e due mesi). Insomma, secondo Quaranta il suo assistito ha avuto dalla procura di Bari, nonostante la collaborazione fornita alle indagini, “un trattamento più severo di quello che meritasse”.

Intanto per dopodomani è fissata l’audizione dell’altro legale di Gianpaolo Tarantini, Giorgio Perroni, che probabilmente rinuncerà al mandato per incompatibilità essendo già difensore del premier Berlusconi in altri processi.

Ci sono novità anche per l’inchiesta sulla presunta estorsione subita dal premier. Lo ha confermato oggi il pidiellino Francesco Paolo Sisto, vicepresidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere e componente della Commissione Giustizia della Camera, secondo cui è incomprensibile la ragione per la quale “la Procura di Napoli si sia ritenuta territorialmente competente”. “Il codice di procedura penale”, ha continuato, “stabilisce regole ferree per individuare il giudice naturale e grave sarebbe scoprire che chi ha proceduto ad arresti addirittura carcerari non avesse la legittimazione ad indagare”. Se così fosse, la procura competente per territorio potrebbe essere quella di Monza: come emerge dal memoriale di Tarantini, infatti, l’incontro che questi ebbe, insieme a sua moglie Angela Devenuto, con il presidente del Consiglio, e durante il quale gli chiese la somma di 500mila euro, avvenne nel marzo scorso ad Arcore.