Il caso Tarantini-Escort scuote anche la magistratura. Mentre la procura di Lecce apre un fascicolo sull’operato dei colleghi di Bari, affidata al procuratore aggiunto Antonio De Donno, entra in campo anche il Csm. La prima commissione del Consiglio superiore della magistratura ha avviato gli accertamenti dopo l’esposto inviato dall’ex pm di Bari Giuseppe Scelsi, ora sostituto procuratore generale, contro il procuratore della Repubblica, Antonio Laudati. Scelsi, che fu il primo ad indagare su Gianpaolo Tarantini, lamenta i tempi lunghi dell’indagine barese sulle escort che l’imprenditore barese portò a feste organizzate nelle residenze private del premier Silvio Berlusconi tra il 2008 e il 2009.

Nell’esposto Scelsi afferma anche che nel luglio scorso Laudati gli ha impedito di leggere l’informativa conclusiva appena depositata dalla Guardia di finanza sul giro di sesso a pagamento, fascicolo assegnato fino ad allora a Scelsi e ai sostituti Eugenia Pontassuglia e Ciro Angelillis. A carico di Laudati pende da alcuni mesi al Csm un esposto anonimo nel quale si afferma che il procuratore di Bari avrebbe creato un database sulle intercettazioni e avrebbe gestito in modo non appropriato militari della Guardia di finanza che fanno parte della sua segreteria particolare.

Intanto scoppia il caso Ghedini. Niccolò Ghedini, avvocato di Silvio Berlusconi e parlamentare del Pdl, rivendica una completa “estraneità in relazione a pagamenti, movimentazione di denaro o incontri” relativi alla presunta estorsione orchestrata ai danni del presidente del consiglio da Gianpaolo Tarantini e Valter Lavitola. Ghedini reagisce così a un articolo di Repubblica, uscito oggi, che lo definisce “perfettamente al corrente dei passaggi di denaro da Berlusconi a Tarantini”, in cambio del silenzio di quest’ultimo sulle escort fornite al presidente del consiglio, a cominciare da Patrizia D’Addario. “La Procura”, scrive ancora Repubblica, “che nei giorni scorsi ha sentito come testi gli avvocati Nicola Quaranta e Nicola Perroni, legali di Tarantini nella vicenda barese, vuole capire se sia stato proprio Ghedini a gestire in prima persona i pagamenti. Teneva lui il libro paga?”.

Nella nota diffusa alle agenzie di stampa, l’avvocato-parlamentare afferma che l’articolo è “completamente inventato” e annuncia querele. Il caso prende spunto dall’ordinanza di custodia cautelare contro Lavitola e Tarantini firmata dal gip di Napoli Amelia Primavera il 30 agosto, dove Ghedini è nominato più volte. A partire da una telefonata intercettata tra i due indagati il 17 luglio, che verte sui 500 mila euro sborsati da Berlusconi e, secondo l’accusa, trattenuti in gran parte da Lavitola.

GT: senti Và (Valter), ti volevo dire una cosa strana che mi ha chiesto Perroni oggi (Giorgio Perroni, avvocato di Tarantini e, in altri procedimenti, di Silvio Berlusconi, ndr)”.

VL: eh.

GT: mi sono incontrato…va bè che non so se tu sai che è uscito il fatto della D’Addario, sai de…

VL: no. Me lo stava dicendo adesso tua moglie, ma da ieri non ho visto i giornali.

GT: va bè…che ha ritrattato tutto, ha detto che è stata obbligata da…dall’avvocato, che è la compagna di Scelsi… va bè, ste cose qua. Poi, a un certo punto, mi prende un attimo e mi dice nell’orecchio: “ma lei li ha avuti…ma, senta, mi tolga una curiosità, perchè mi hanno chiesto…mi ha chiesto – inteso come Nicolò, di chiesto – ma ha avuto poi i 500 lei?” Ho detto: “guardi…” ho detto:”no, veramente no.” Oh?

VL: eh! Ti sento, ti sento.

GT: io sono rimasto di cazzo. Ho detto: “no, me li doveva dare, perché siamo rimasti così l’ultima volta.”

VL: roba da pazzi. Questi sò scemi, sò pazzi.

GT: non vorrei che lui gli abbia detto così a…Nicolò.

VL: chi lui?

GT: lui, il Presidente.

Per gli inquirenti, “Nicolò” è proprio l’avvocato del Cavaliere: “La circostanza della consegna di quella somma da Berlusconi al Lavitola”, scrive il gip Primavera, “è stata comunque comunicata al Tarantini dal suo avvocato Perroni che l’avrebbe appresa, a sua volta, dall’avvocato Niccolò Ghedini”. Su questo punto, ribatte il parlamentare, “nell’ordinanza del Gip si può apprezzare come l’unico momento in cui vi sarebbe stato un mio interessamento in merito ai 500.000 euro sarebbe a versamento ampiamente avvenuto. Quindi da parte dell’autorità giudiziaria non vi è alcuna indicazione di una consapevolezza ex ante né di una compartecipazione né la consegna del denaro, né alcun profilo di illiceità”.

Ghedini si spinge oltre e afferma di non aver saputo nulla neppure ex post, e comunque “essendo il presidente Berlusconi persona offesa dal reato di estorsione, se avesse comunicato al suo avvocato di fiducia anche prima del pagamento ciò che stava accadendo, non vi sarebbe nulla di anomalo poiché in occasioni consimili può accadere di consultarsi con un professionista”. Ma “così non è stato e nulla anticipatamente sapevo dell’asserito pagamento dei 500.000 euro”. Totale estraneità a tutto, insomma.

Nell’ordinanza, il gip Primavera chiede però l’arresto di Lavitola e Tarantini anche per evitare l’inquinamento probatorio, dato che i due “hanno dimostrato di conoscere il modo di eludere le investigazioni, anche con contatti con appartenenti alle forze dell’ordine ed avvocati”. In particolare”, continua, “l’accertato, obbiettivo, ‘coinvolgimento’ dei difensori del Tarantini nonché di quello della persona offesa, avvocato Niccolò Ghedini, derivante dall’essere chiamati in causa dal Tarantini come soggetti a conoscenza dei cospicui, ingiustificati ed illeciti trasferimenti di danaro dal Berlusconi al Tarantini”, rafforza le ragioni dell’arresto. “Non potendo escludersi”, conclude il gip, “il pericolo che i patrocinatori – a prescindere da chi sarà nominato dagli indagati – siano veicolo di manovre inquinanti”. E tra le righe del documento emerge che questo aspetto potrà essere oggetto di “ulteriori investigazioni”,

Mentre Tarantini si trova in carcere a Napoli, Lavitola è latitante a Panama. Lo conferma lui stesso in un’intervista pubblicata oggi da Libero. “Non ho nulla di cui temere e presto rientrerò a casa e mi farò arrestare”, assicura il direttore ed editore dell‘Avanti!. Lavitola parla di accuse infondate: “Le pare che, dati i mie rapporti con Silvio Berlusconi sarebbe stato mio interesse mettere insieme una truffa del genere, ovvero spillargli 500 mila euro per poi dividerli con Tarantini? Le pare che il gioco valesse la candela? Se avessi avuto bisogno di denaro lo avrei chiesto direttamente al Cavaliere. Nessun bisogno e nessun interesse a truffarlo, per poi dimezzare il bottino. Oltretutto”.

Lavitola conferma di aver incassato i soldi, ma di averli girati all’imprenditore pugliese: “A Tarantini ne ho dati 350 mila, più altri 100 mila. Ne ho ricevuti 400, veda un po’. Ce ne ho rimessi per l’esattezza 173 mila. Sono pronto a documentare tutto. Ci sono le prove: io di soldi non ne ho intascati». A quale titolo? Per aiutare Tarantini e la moglie, con cui Lavitola aveva una relazione: “Erano nei guai. Guai veri e un tenore di vita non certo rispondente alle loro possibilità. Spendevano l’impossibile, senza criterio”.

Nel corso della giornata, Valter Lavitola ha anche diffuso una nota in cui annuncia “un memoriale che consegnerò all’autorità giudiziaria tra qualche giorno”. Dopodiché, continua, “rilascerò un’intervista alla stampa nella certezza di chiarire tutto, carte alla mano”. Lavitola non ci sta a passare “per l’Uomo nero”, cioè” l’unico artefice di una situazione venutasi a creare solo a causa delle serie difficoltà del Tarantini e in cui io, per evidenti motivi di opportunità, mi sono limitato a fare da tramite con il Presidente”. Nella nota, il giornalista-editore con mille affari in Centroamerica tiene molto a precisare di essere legato da diversi anni “da profonda amicizia” con Silvio Berlusconi, ben al di là del caso Tarantini.