Sono lontani i tempi in cui Berlusconi e i suoi promettevano apertura e ampio dibattito in aula sulla manovra finanziaria: alla fine, la prevedibile decisione di porre la questione di fiducia sul voto di domani a palazzo Madama è arrivata, dopo una riunione straordinaria del Consiglio dei Ministri.

“E’ una scelta imposta dalla necessità di garantire il rispetto dei tempi sui quali ci siamo impegnati in un contesto internazionale, ha spiegato “, ha spiegato il capogruppo Pdl Maurizio Gasparri, che poi ha rassicurato sul fatto che “i tempi saranno quelli già ipotizzati”.

“Avevano promesso che avrebbero consentito il dibattito e il contributo da parte di tutti. Ma ancora una volta hanno cambiato le carte in tavola. Questo e’ un governo che sa solo mentire”, ha dichiarato il segretario del Pd Pierluigi Bersani in una nota, aggiungendo che “l’ennesima chiusura di ogni possibile discussione ci consegna una manovra che resta iniqua e inefficace”. Il Pd, si è sfogato ancora Bersani, aveva presentato delle proposte ma nessuna di queste è stata accolta, e “il governo ha voluto insistere nell’inutile e scriteriata proposizione dell’articolo 8”. Gli fa eco la capogruppo dei democratici al Senato, Anna Finocchiaro: “A questo punto si assumano le loro responsabilità, da questo momento in poi i tempi della manovra finanziaria sono tutti nelle mani del governo, che ha approvato il decreto legge lo scorso 11 agosto e si presenta oggi, 6 settembre, con la quinta versione del testo.” Quanto al contenuto del testo, per Rosy Bindi “le ultime modifiche, sempre che tali restino da qui fino alla conversione del decreto legge, sono nel segno dell’improvvisazione e dell’iniquità e confermano le divisioni e la confusione di idee tra le varie anime del Pdl e della Lega”. Ma il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma nega problemi con il Carroccio e fa sapere che “con la Lega va tutto bene, il clima è sereno”.

Infuocate le parole del presidente di Sinistra Ecologia Libertà, Nichi Vendola, secondo cui la fiducia è un “vero e proprio atto di violenza contro il Paese, figlio della paura ed espressione di una cultura autoritaria. Per il presidente di Sel il governo “cerca solo di tirare a campare” ma proprio la scelta della fiducia è la conferma “dello sfaldamento e della deflagrazione di un centrodestra che può governare solo con diktat ed imposizioni anche nel proprio campo”. Non è più tenero il leader Idv Antonio Di Pietro, secondo cui “Questo è un governo che intende far passare, tramite il ricatto e la compravendita di senatori, una manovra che grava pesantemente sulle spalle degli italiani”, e per questo è necessaria “una protesta massiccia per mandare a casa l’esecutivo che continua a recare danno al nostro Paese”

Italo Bocchino sottolinea che “la scelta di porre la fiducia contrasta con i reiterati appelli del presidente della Repubblica al coinvolgimento parlamentare e serve soltanto a blindare una maggioranza ormai allo sbando”. Il vicepresidente di Fli poi critica il provvedimento anche nel merito, definendo le ultime modifiche al testo “un’ulteriore toppa che non risolve i problemi”. Le ennesime modifiche non piacciono neppure al terzo polo: Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, fa sapere che non voteranno la manovra.

Si ammorbidisce, invece, la posizione espressa dal presidente dell’Anci Osvaldo Napoli, che nei giorni scorsi aveva aspramente criticato l’operato dei suoi stessi colleghi di partito: “L’intesa raggiunta tra Pdl e LegaNord rende la manovra più robusta e credibile agli occhi dei mercati”. Per Napoli la questione di fiducia alla quale il governo farà ricorso è “un fatto quasi irrilevante rispetto alla sostanza delle cose”. Anche i frondisti, comunque, si dicono soddisfatti. “La risposta data dal governo oggi è stata chiara ed inequivocabile. Il punto di arrivo è quello che alcuni di noi volevano fosse quello di partenza”, ha detto il deputato del Pdl, Guido Crosetto. In una nota congiunta di Crosetto, Isabella Bertolini e Giorgio Stracquadanio, si legge che “nonostante un percorso incerto e talvolta rischioso, in cui come in un videogame sono passati i mostri dell’inferno delle aliquote e della gogna fiscale” il consiglio dei Ministri è riuscito ad arrivare “ad un risultato ragionevole nel quale sono state adottate molte delle nostre proposte”. In particolare i “dissidenti interni” al Pdl si dichiarano “soddisfatti per le norme sul lavoro e la contrattazione aziendale”.

Un plauso alle ultime modifiche arriva anche dalla Confindustria, che però invoca rapidità auspicando che “il decreto venga approvato rapidamente e che subito dopo si possa aprire una nuova stagione per procedere speditamente verso l’obiettivo del risanamento strutturale della finanza pubblica con il varo di indispensabili misure per la crescita”. Ma sul fronte sindacale la nuova versione del provvedimento ricompatta le tre principali sigle rappresentative dei lavoratori sul fronte del no.  A parte la Cgil che già oggi è scesa in piazza, non è affatto contento il leader della Uil Luigi Angeletti: “L’emergenza finanziaria non puo’ giustificare l’aumento dell’Iva, soprattutto delle aliquote più basse, nè l’accelerazione dell’equiparazione dell’età per il pensionamento delle donne”. “Siamo contrari – ha aggiunto – a queste due modifiche che faranno subire le conseguenze della manovra anche a coloro che sino ad ora ne erano stati risparmiati”. Analoga posizione è stata espressa dal leader della Cisl Raffaele Bonanni che ha aggiunto: “il Governo introduca una patrimoniale, escludendo la prima casa, ripristini il contributo di solidarietà a partire da chi non ha la ritenuta alla fonte”.