Indignarsi non basta ma cominciamo a farlo! La manovra non è solo sbagliata perché non prevede la possibilità di investimenti per il rilancio dell’ economia, non è solo ingiusta perché colpisce i soliti cittadini che pagano tutte le tasse (tra questi tutti i lavoratori dipendenti e i pensionati) e mantengono il sistema pubblico di questo paese e la sua coesione sociale, ma è anche inutile e vendicativa.

Inutile perché non affronta strutturalmente il problema del debito proponendo, ad esempio, agli italiani un nuovo patto fiscale in cui tutti progressivamente paghino le tasse a partire da chi ha di più, azzerando evasione ed elusione fiscale. Vendicativa perché continua ad accanirsi sulle nuove generazioni espropriandole definitivamente della possibilità di avere prima o poi un contratto nazionale di lavoro che dia un minimo di certezza e di sicurezza nel lavoro e nella vita, perché svuota l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori aprendo la strada ai licenziamenti a maggioranza, per accordo sindacale, facendo pagare a tutti i lavoratori Italiani le promesse d’investimento della ex azienda nazionale Fiat.

Il 5 settembre, quando dovrebbe essere quasi concluso l’iter della manovra al Senato e dovrebbe iniziare la discussione alla Camera dei deputati, la Fiom-Cgil, come annunciato, promuove l’occupazione simbolica di alcune piazze per far sentire la voce dell’indignazione dei cittadini, delle lavoratrici e dei lavoratori privati e pubblici, dei pensionati e dei giovani, precarie e precari per questo furto di futuro. Ci troveremo a partire dalle ore 18 in piazza Carignano a Torino (sede del primo Parlamento italiano), davanti alla borsa di Milano, a Bologna e in altre città italiane, mentre il 6 toccherà a Roma in piazza Navona

E’ ora di farci ascoltare unendo le differenze di tutti quei movimenti che resistono nella crisi, che cercano soluzioni alternative per uscire dalla crisi con giustizia ed equità . Dobbiamo farci ascoltare! Dobbiamo immaginare di durare e di ritornare anche in modo permanente e continuativo nelle nostre piazze, con appuntamenti settimanali o giornalieri, facendole vivere anche tutta la notte. Il Parlamento deve sentire la presenza e le richieste delle italiane e degli italiani mentre discute, non possono decidere da soli! Serve un’alternativa che non usi l’ emergenza per colpire i più deboli e limitare diritti e libertà come vuol fare la manovra economica e in particolare l’articolo 8.

Queste iniziative possono incontrare i sindaci e le loro comunità lasciate sole e disarmate nella crisi, far incontrare la generazione di chi ha costruito la democrazia del nostro paese anche con il 25 aprile, il 1 maggio e il 2 giugno che non valgono meno delle riconosciute feste religiose, con i giovani di San Precario e ancora accompagnare e dare continuità allo sciopero generale della Cgil del 6 settembre che non è un “rituale” isolato ma il possibile punto di partenza di un cambiamento, di un’alternativa di governo necessaria.

Il protagonismo, la partecipazione del popolo dei referendum sui beni comuni, che si è protratta in mille dibattiti estivi molto partecipati, deve e può farsi pratica sociale e soggettività politica, supplire alla fragilità dell’opposizione, ridare linfa all’esausta nostra democrazia. Facciamolo, indigniamoci adesso! E non fermiamoci, non basta!